Da Antica a Opus One, un viaggio nella Napa Valley

In compagnia del produttore Russel Robbins e Marco Bertaccini dell’azienda Aeb conosciamo alcune delle cantine di questa striscia di terra nota in tutto il mondo per i suoi vini

Profumi, colori, dolci colline e uno scenario che fanno tornare in mente la Toscana. A bordo di una Volvo blu, e dopo un’ora di viaggio da San Francisco con la sua nebbia che avvolge il rosso Golden Gate, entriamo nella Napa Valley, una contea che si trova a nord della città californiana e conosciuta non solo per essere la zona vitivinicola più importante degli Stati Uniti, ma una delle principali al mondo. Solo in California viene prodotto il 90 per cento del vino americano e il quattro per cento è prodotto nella Napa Valley, un’area che ha assunto, con il tempo, una significativa importanza nel panorama mondiale e dove si  realizzano vini con uno stile inconfondibile.

 In compagnia di Russel Robbins, produttore di vino californiano, e Marco Bertaccini, general manager dell’azienda Aeb (vende prodotti enologici per le cantine) viaggiamo in questa striscia di terra con montagne a volte gialle e a volte con qualche macchia verde e con vigneti che si estendono a perdita d’occhio perché qui la vite, come in molte altre zone del globo, è la regina del paesaggio. 

Ma la Napa Valley, che si estende per 55 chilometri, ha un fascino piuttosto particolare: il clima. Esatto, come ci ricorda Robbins, “la Napa è completamente diversa dall’Europa, in pochi chilometri si hanno climi differenti e questo dà la possibilità di avere una produzione molto diversificata”. Difatti in questa zona, dove si possono contare ben 15.000 ettari di terra e più produttori di vino che in nessun’altra parte degli Stati Uniti, le uve coltivate vanno dal Cabernet Sauvignon allo Chardonnay, passando per lo Zinfandel, il Claret, lo Chablis, e il Burgundy. Inoltre, vengono prodotti anche gli Sherry. “Spesso le persone europee – ci dice Robbins – sono piuttosto scettiche quando un produttore della Napa Valley dice che produce diversi vini, ma non capiscono l’importanza del clima”. 

E questa è una delle ragioni per cui i prezzi per acquistare un pezzo di terra sono alle stelle: per comprare un ettaro bisogna sborsare ben 500.000 dollari, mentre, se si vuole acquistare una cantina, i prezzi vanno dai 50 ai 100 milioni di dollari. 

 Attraverso una stradina sterrata arriviamo in una sorta di paradiso, la cantina Gargiulio, dove il factotum Kristof Nils Anderson, che si occupa della produzione del vino, di fronte ai filari che sembrano quasi un dipinto, ci fa assaggiare alcuni dei loro vini più noti, come il Sangiovese Aprile e il Cabernet Sauvignon Money Road Ranch, entrambi con una eleganza ed una struttura degna di nota. “Produciamo circa 4.000 casse di vino all’anno e abbiamo ben otto tipi di vini differenti, come il Pinot Grigio, il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Sangiovese, il Cabernet e il Cabernet Franc”, ci racconta Nils. Fondata 30 anni fa da Jeff Gargiulio e sua moglie Valerie, questa cantina insieme alle altre di Napa rappresenta una sorta di micro realtà che, grazie alla qualità delle uve e alla dedizione con cui viene realizzato il nettare degli dei, è diventata una macro realtà. 

E dopo questo primo assaggio, cominciamo a salire sull’altopiano delle Vaca Mountains dove con una proprietà di circa 250 ettari c’è “Antica”, la tenuta di Antinori. A farci da guida è Glenn C. Salva, il manager, che ci spiega subito che Antica è il risultato di Anti, che sta per Antinori, e Ca, che sta per California.  E immersi nel verde sotto un gazebo con una vista incredibile, assaggiamo alcune delle perle di questa cantina, come il Cabernet Sauvignon, lo Chardonnay e il Sangiovese. “Lavoro in questa azienda dal 1986 – ci racconta Salva – e la nostra bellezza è data dal fatto che non occupiamo solo una zona vulcanica ma anche una parte della vallata. Vendiamo soprattutto negli Stati Uniti, che rappresentano per noi un mercato molto importante, nel Canada, un po’ in Europa, ma poco in Italia”. Ma di tutta la produzione è il Sangiovese che rappresenta la vera curiosità di Antica perché “ci siamo chiesti come potesse essere il Sangiovese in California specialmente nella Napa Valley e così abbiamo iniziato la produzione”, afferma ancora Salva precisando con un sorriso che “questo vino rappresenta anche l’opportunità di parlare ai visitatori della storia della nostra cantina, di Antinori, di Firenze, del Chianti e della Toscana”. 

E, attraverso un portone in legno circondato dal verde, entriamo nella cantina che è stata costruita ben 20 anni fa: un lungo tunnel buoi ricoperto di muffa da cui partono, più piccoli, cunicoli pieni di botti di legno. “Sono orgoglioso della nostra cantina che oggi per realizzarla, a differenza di 20 anni fa, sarebbe costata una fortuna”, conclude Salva.

Ci lasciamo poi alle spalle Antica e scendiamo dall’altopiano per avviarci, sotto il sole californiano, a Oakville in una delle cantine esteticamente più belle della Napa Valley – con due colonne portanti che costituiscono l’ingresso – per assaggiare un altro grande vino, Opus One del 2008. Uvaggio ottenuto con le uve Cabernet Sauvignon (87 per cento), Merlot (6 per cento), Cabernet Franc (2 per cento), Malbec (3 per cento) e Petit Verdot (2 per cento) – le percentuali variano ogni anno – è il risultato di una sorta di join venture tra Robert Mondavi, pietra miliare nella storia del vino della California, e il barone Philippe de Rothschild. Un vino che vuole esprimere quella giusta combinazione tra lo stile francese e le tecniche californiane.  

E sulla terrazza semi coperta al piano superiore, mentre Robbins ci rivela che nel 2000 si è occupato della produzione di vino in questa cantina, ci prepariamo a salutare la Napa Valley e ritornare a San Francisco.

Valentina Cordero (da New York)

5 agosto 2012

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