La Milano futuristica può cambiare le regole?

La Milano futuristica può cambiare le regole?

Ad essere immersi nel fermento milanese giorno per giorno forse è più difficile scorgere la velocità con la quale Milano si muove. Una grande coreografia di mutamento perpetuo e di grande fluidità, della quale si fanno portavoce i grandi dibattiti per capire e discutere insieme il destino di una metropoli già proiettata nel futuro.

Come emerge dalla ricerca «Fare famiglia oggi a Milano: una lettura di genere» della sociologa dell’Università Bicocca Francesca Zajczyk, delegata per le pari opportunità del Comune di Milano, condotta in collaborazione con Mario Boffi sulla base dei dati dell’anagrafe cittadina, presentata al convegno «Milano. Quale modello di città? Costruire il futuro con uno sguardo di genere», Milano è un acceleratore e precursore dei cambiamenti sociali che poi coinvolgeranno l’intero Paese.
I dati a disposizione parlano di una Milano in cui il concetto tradizionale di famiglia sta evolvendo. La Zajczyk spiega: «Il dato più inaspettato è quello dei single: le famiglie unipersonali sono passate dal 38.7% del 2003 al 45.6% del 2013. Negli ultimi dieci anni sono cresciute tra i giovani (nella fascia 18-34 anni) e gli adulti (35-64), che adesso sono complessivamente 184 mila e rappresentano il 63% di questi nuclei familiari, contro gli anziani e grandi anziani, spesso vedove, che sono 109 mila. È un dato in controtendenza rispetto a quanto accadeva prima del Duemila, quando i giovani che uscivano di casa lasciavano la città per i comuni vicini. Milano è tornata ad attirare e in particolare a trattenere una parte di popolazione competente e talentuosa, fondamentale per la cosiddetta economia della conoscenza. È un dato che la avvicina alle metropoli europee. Tra il 2003 e il 2013 sono raddoppiate le coppie di fatto, passando dal 5,3% al 10,1% del totale: oggi sono 26 mila e a fare la principale differenza sono le fasce di età tra i 18-34 e tra i 35-64. La scelta sempre più diffusa di non sposarsi e spesso di avere figli fuori dal matrimonio denota cambiamenti demografici profondi. Milano mostra di essere sempre più una città postmoderna, dove progetti e modalità di vita sono mobili, come onde del mare vanno in direzioni diverse e poi si incrociano. Fenomeni, comportamenti e culture si dipanano velocemente qui più che altrove perché c’è meno controllo sociale rispetto alle piccole città. E quindi maggiore capacità di decidere in autonomia ciò che si vuole».
Sono in aumento anche le famiglie con un solo genitore e un figlio minore, che passano dal 7,6% del 2003 al 9,7% del 2013, mentre quelle in cui il capofamiglia è donna sono cresciute passando dal 6,2 al 10%.
Per la Zajczyk «sono tendenze che devono farci ripensare l’organizzazione generale della società: per le famiglie monogenitoriali per esempio il problema della conciliazione è ancora più marcato e hanno bisogno di modalità di lavoro che permettano loro di gestire in maniera flessibile le esigenze familiari. È una sfida per tutti».

Milano anticipa, estremizzando tendenze e fenomeni che riguardano in misura minore tutta l’Italia. Il tema del cambiamento e di una Milano avveniristica e futuribile è stato al centro del convegno «Dopo Expo – Un’Area per l’Innovazione». Un dibattito partito con lo spunto di soluzioni innovative per l’area attualmente occupata dall’Expo ma che si è via via sviluppato su grandi tematiche, fluidamente argomentate e collegate tra loro: come attirare investimenti produttivi ed evitare soluzioni riempitive; Milano, una tra le cento città del mondo; urbanistica ed integrazione territoriale; la politica sosterrà la competizione e l’innovazione. Voci autorevoli che con passione hanno contribuito con spunti, riflessioni, domande sul ruolo e le responsabilità di una città che ha tutte le carte per cambiare le regole. Questo quanto sostenuto da Pietro Paganini, esperto di innovazione e sviluppo economico, docente in Business Administration alla John Cabot University di Roma e Presidente di Competere.eu, aprendo la discussione: «La politica della leadership può tutto, anche cambiare le regole», proponendo di arginare i vincoli burocratici che paralizzano innovazione e sviluppo economico, con l’istituzione di una free zone, una zona giuridicamente indipendente, in piena autonomia non solo legale, ma anche economica, amministrativa e politica.
Si teme il settore pubblico proprio per la pesantezza di una burocrazia che blocca ed incatrama, ma per Guido Bardelli della Compagnia delle Opere, «Expo da maledizione si è trasformata in un’opportunità storica e l’alleanza tra pubblico e privato è una grande possibilità».
«Qual è l’idea che noi vogliamo di questa città?», questa la domanda di fondo che sottende al dibattito nel quale si sono confrontati anche Giovanni Mameli (Fantozzi & Associati), Salvatore Carruba (Il Sole 24 Ore), Mario Abis (IULM), Giampiero Borghini (già Sindaco di Milano), Simone Crolla (Amcham Italy), Massimo Sideri (Corriere della Sera), Luca Beltrami Gadola (Arcipelago Milano), Pierluigi Nicolin (Architetto), Giammarco Brenelli (Competere.eu), Umberto Ambrosoli (Con Ambrosoli Presidente – Patto Civico) e Giulio Gallera (Forza Italia). Milano città globale e metropolitana, città competitiva ed innovativa. È però necessaria una visone strategica della città, in questo “prima” e “dopo” Expo, in cui verrà deciso un nuovo tassello da aggiungere al destino di Milano. L’Expo non ha fatto altro che rendere evidente a tutti la trasformazione di una città che nell’ultimo anno ha cambiato pelle attraverso una metamorfosi che non ha eguali nel panorama italiano. Milano è il polo più importante dell’economia della conoscenza, un vero e proprio crogiolo urbano che prende energia dalla fauna metropolitana. L’economia della conoscenza non si può fermare perché «non si può permettere di timbrare il cartellino», e in questa visione di una Milano possibile c’è il desiderio che il pezzo di città rappresentato dal dopo Expo sia costantemente collegato con il resto del mondo, rimanendo ininterrottamente attivo ed acceso, senza mai fermarsi nell’arco delle ventiquattro ore.
Come scriveva Antonio Sant’Elia nel suo Manifesto dell’architettura futurista (firmato 11 luglio 1914, pubblicato in Lacerba, 1 agosto 1914): «Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista simile a un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte». Fiat lux.

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