Quattro anni sui set porno, a fotografare.

Quattro anni sui set porno, a fotografare.

Si chiama “It’s just love” ed è il nuovo progetto fotografico sul porno presentato ad Amsterdam dalla fotografa francese Sophie Ebrard.

Porno. Una parola di origine greca comprensibile in – quasi – tutto il mondo. La pornografia accompagna l’erotismo  umano da secoli e oggi, con le sue fantasie e le sue forme rivelatesi plastiche e longeve al tempo, il porno come lo conosciamo noi è la più recente riproduzione della sessualità umana e forse uno dei modi più errati di interpretarla.

La fotografa Sophie Ebrard – transalpina ma olandese di adozione – ha cercato di rinegoziare il significato umano che si cela dietro alla macchina miliardaria dell’industria pornografica attraverso un semplice incipit: come si puo’ rappresentare attraverso uno scatto e in maniera interessante un genere come il porno che, per sua natura, è già esplicito? Il risultato di queste domande è “It’s just love”, l’ultimo foto-progetto di Ebrard.

La fotografa francese ha trascorso quattro anni seguendo l’attività del regista scozzese Gazzman sui set porno, in giro per il mondo: nessun scatto di penetrazioni o sontuosi giochi erotici ma un vero e proprio ritratto umano. Ebrard ha iniziato il suo lavoro dopo aver incontrato Gazzman casualmente a una festa di scambisti. “Sono andata con la mia ex-agente in quel posto perché volevo trovare argomenti per un progetto che coinvolgesse persone nude – dichiara – ed è stata la prima volta che vedevo qualcuno fare sesso davanti a me: illuminante! È sorprendente – continua Ebrard – vedere quanto è bello il corpo umano e come era bello in quel momento mentre le persone facevano sesso, molto affascinante”.

L’ispirazione ha portato Ebrard a collocare una luce diversa sui soliti blocchi sociali e, in qualche maniera, a ridefinire il concetto fotografico espresso da Barthes nel saggio “Camera chiara”, opera in cui l’artista e filosofo francese bandisce la pornografia pura dal significato fotografico in quanto già esplicita e poco incline all’interpretazione. L’idea dietro “It’s just love” rispetta questo concetto esprimendosi con un softcore non erotico ma documentaristico che sottolinea il racconto della seria. Fortemente influenzata da serie fotografiche come “The Valley” di Larry Sultan – che offrì un primo piano di lettura in tal senso al modus operandi di Ebrard – il lavoro della fotografa francese risulta più ampio e differisce da precedenti tentativi fotografici sul porno. Oltre a Sultan, altri progetti affrontarono il porno fotograficamente: dalle immagini fiabesche che ritraevano Cicciolina in serie come “Made in Heaven” di Jeff Coche alle mani e lingue intrecciate di Stephen Irwin che catturavano una sola porzione di realtà.

Fra inevitabili natiche e seni nessuna fotografia hardcore, ma scatti ad attori e addetti ai lavori sapientemente ritratti durante le fasi di ripresa e soprattutto colti in momenti in cui ogni lavoratore puo’ riconoscersi. Solo nudo. Pause drink, aggiustamenti al trucco o un attore che si stira una camicia ma soprattutto attimi di noia: stessi gesti e momenti di chi è impegnato a lavorare (in una qualsiasi industria culturale legata al video).

“Il primo set visitato – racconta Ebrard – era in una location improbabile di Stoke-on-Trent (Inghilterra n.d.r.). Arrivata in un castello del XVII secolo la prima immagine cui ho assistito è stata quella di una ragazza e un ragazzo accanto a un caminetto, è stato bello in realtà. E la scena – continua – si ferma, così vado a presentarmi all’attore che mi dà il gomito al posto della mano perché era un sporca: piuttosto divertente e dolce”. Questa esperienza ha portato Ebrard –  oltre che a conoscere la franca lingua del porno attraverso termini come DP (Double Penetration) o DoP (Director of Photography) –a soffermarsi su alcuni aspetti sensibili. “Ho provato un’atmosfera di rispetto e stima per gli attori – spiega Ebrard – che mi hanno smentito alcune percezioni sull’industria del porno. Quando dicevo a cosa stavo lavorando sentivo frasi tipo ‘ma come fai?’ e invece è stato divertente e accrescitivo, come essere su un altro set con la differenza che fanno sesso. C’è – conclude – una dose di pazzia ma niente di così lontano da una qualsiasi altra industria”. Gli fa eco Roderick van der Lee, curatore della mostra, che dichiara come “nel corso degli ultimi dieci anni e mezzo siamo diventati sempre più insensibili, anche intorpiditi, alle immagini sessuali e questo perché la sessualità è diventata sempre più esplicita e onnipresente”. Così “It’s just love” si pone anche come una riorganizzazione dell’immagine sessuale in un lato di essa, nel porno, ai tempi della crisi.

Sophie Ebrard - "It's just love"

“Sono riuscita a trovare della bellezza – continua -il porno può essere bello e il modo di lavorare di Gazzman, uno dei migliori registi, lo rende davvero di alto livello. È sempre porno ma bello. Sono semplicemente stata in posti dove la gente non va per fare qualcosa di male come spesso viene interpretato. Il regista era piuttosto spaventato durante l’intero progetto perché pensava che potessi camuffare la realtà mostrando un’immagine delle ragazze che non si divertivano. Insomma – conclude Ebrard – non si tratta di fare una dichiarazione su come sia  il settore pornografico, ma dire che quando è fatto correttamente, è molto umano e bello”.


Sophie Ebrard - "It's just love"




Sophie Ebrard - "It's just love"

Sophie Ebrard - "It's just love"

Sophie Ebrard - "It's just love"

Sophie Ebrard - "It's just love"

Sophie Ebrard - "It's just love"

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook