Dopo 40 anni l’opera di Bay torna all’origine: I funerali dell’anarchico Pinelli

Finalmente, dopo un’attesa di 40 anni “I funerali dell’anarchico Pinelli”, opera controversa di Enrico Baj, torna alle origini a Milano nella sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, il luogo per il quale fu creata.

Il 17 maggio del lontano 1972 l’allestimento espositivo per l’opera era già pronto, ma l’omicidio nello stesso giorno del commissario Luigi Calabresi ne causò la cancellazione; da allora l’opera ha fatto il giro del mondo, ma non è mai rientrata nel suo luogo d’origine. Oggi finalmente questo lungo viaggio ha il suo termine e fino al 2 settembre, con ingresso gratuito, questo capolavoro resterà nella Sala delle Cariatidi. L’opera presenta delle dimensioni monumentali di 3 metri di altezza e 12 di lunghezza, la tecnica utilizzata è quella del collage: 18 figure ritagliate nel legno e unite in cordoglio.

Il rientro dell’opera nella sua sede originale potrebbe essere definitivo, lo stesso assessore alla Cultura Stefano Boeri ha affermato: «Quando mi hanno proposto questa mostra ero emozionato, perché l’operazione non ideologica è capace di trasmettere la potenza della mancanza di quest’opera che ha afferrato l’immagine di un evento tragico e raccontato un intero periodo del nostro presente. Vorrei che l’opera restasse qui a Palazzo Reale, perché sono convinto che appartenga a questo luogo».

Non possiamo non essere d’accordo dato l’allestimento emozionale che circonda il capolavoro: luci soffuse, un gioco di luce-ombra accattivante, dal quale l’opera erompe in modo violento e romantico nello stesso momento. Un dono prezioso che racconta la storia difficile di una Milano segnata dalla violenza di Stato; la storia di una moglie e due figlie che perdono il loro amato padre e marito Giuseppe Pinelli, l’anarchico ingiustamente sospettato di essere l’artefice della strage di piazza Fontana.

Nell’opera la moglie Licia, che ricorda il soggetto della Guernica di Pablo Picasso urla il proprio dolore, crolla su un terreno ricco di fiori di commiato, gli occhi della protagonista sono di madreperla e di bottoni al fine di raffigurare il languore della perdita del marito. Anche le due figlie reagiscono alla morte del padre: Claudia tende le braccia per cercare di salvarlo, Silvia coprendosi il volto piange.

Nell’opera Pinelli si trova al centro simbolicamente; cadendo urla in modo talmente forte che il volto si sdoppia. Intorno al protagonista corpi deformi che si armano di pugnali e manganelli, corpi con occhi sostituiti da ingranaggi meccanici e volti butterati da lacrime di pietra.

A sinistra undici anarchici assistono alla scena, con volti coperti di lacrime e abiti fatti di ciniglia, corde e stoffa. Il centro della scena si basa sul dolore urlato della morte dell’anarchico. L’artista contraddistingue i personaggi in due gruppi attraverso l’utilizzo di colori differenti: per le figure sulla destra, che rappresentano i generali, utilizza colori accesi che si oppongono ai toni cupi degli anarchici.

Il riferimento nell’opera alla Guernica di Picasso (1937) è esplicito, identificabile nel grido dell’anarchico e nella posa della donna. Bay sente l’esigenza di fornire una testimonianza al dolore che ha coinvolto la società civile. L’artista afferma: “La realtà e la vita e la morte di Pino si sostituivano nella mia mente al ricordo dei libri letti, degli eroi del passato, del futurismo e del dadaismo da me amati, reclamando, in luogo di un divertito rifacimento parodico-letterario, la celebrazione di una tragedia familiare e politica, che andava rappresentata, anche in pittura, più o meno con i mezzi di sempre”.

I funerali dell’anarchico Pinelli dimostrano come l’arte possa diventare anche testimonianza di eventi storici, un capolavoro che è diventato un’opera importantissima per la storia del ‘900”.

 

Info:
ENRICO BAJ. I FUNERALI DELL’ANARCHICO PINELLI
Fino al 2 settembre 2012
Milano, Palazzo Reale
Sala delle Cariatidi
INGRESSO GRATUITO
lunedì 14.30 – 19.30
martedì – domenica 9.30 – 19.30
giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura

Lucia Arezzo
29 giugno 2012

 

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