DALE CHIHULI scolpisce di vetro i giardini del Seattle Center

DALE  CHIHULI  scolpisce di vetro i giardini del Seattle Center

“Emerald City”, la città di smeraldo, ed anche “Rain City”, la città della pioggia : così viene chiamata Seattle per i suoi giardini rigogliosi di piante sempreverdi. Città natale di Jimi Hendrix e Bill Gates, questa ridente e vivace metropoli, la principale nello Stato di Washington-Usa, ha stranamente qualcosa in comune con la Città Eterna, in quanto come Roma si adagia su sette colli. Di secolare tradizione india, inizia a vedere i primi insediamenti europei soltanto intorno al 1850 ed essendosi quindi sviluppata in età assai recente racchiude in sé tutte le caratteristiche di una città ricca di sollecitazioni tecnologiche, artistiche e sociali.

 2Dale Chihuly, noto come lo scultore del vetro, lascia la sua originale impronta al Seattle Center, in un speciale museo a lui dedicato e nei giardini intorno, contribuendo a farne una delle maggiori attrattive turistiche del luogo. Chihuly nasce a Tacoma – Washington nel 1941 e, dopo aver conseguito alcune lauree in Scienze della Lavorazione del Vetro presso rinomate università degli States, è stato il primo scultore americano chiamato a lavorare nella nostra gloriosa fabbrica Venini dell’isola di Murano.
Vive e lavora nel suo studio di 2300 m2 sul Lake Union, denominato la Boathouse. E Chihuly non avrebbe potuto vivere che in quella casa-battello, dotata di ampie vetrate che gli fanno percepire il contatto diretto con l’acqua, suo elemento d’elezione. Quella sua caratteristica benda nera che lo fa somigliare a un pirata buono, è dovuta alla perdita dell’occhio sinistro in un incidente stradale nel 1976. Ciò gli fece mancare la percezione della profondità necessaria a manipolare il vetro fuso e quindi, non avendo mai rinunciato alla sua ragione di vita, disegna a tutt’oggi ogni progetto su tela, che verrà poi realizzato in vetro da un team di esperti collaboratori. Le sue opere figurano nelle collezioni di oltre 200 musei sparsi per il mondo ed una delle sue più grandi opere di vetro soffiato è presente in Giappone al Niijma International Glass Art Festival

 3La duttilità del vetro dà vita a forme che sembrano emergere spontaneamente dalla natura, fiori dell’acqua e della terra in una variegata sinfonia di colori. Chihuly ne esalta le proporzioni, i suoi fiori diventano enormi, polposi di linfa vitale, a ricordare in certo modo il simbolo della femminilità esaltata da Georgia O’Keeffe.

 4Alcune sue sculture si strutturano in grovigli filiformi, librandosi nell’aria come i suoi famosi “chandeliers”, in rapporti di luce e spazio in cui il materiale vetroso in movimento sembra liberare l’energia della natura in pura astrazione. Oppure sono alberelli di ghiaccio simili a soffici sticks di zucchero filato ghermiti alla golosità di un Santa Klaus; sono fili d’erba gigante, come grattacieli vegetali esplosi dall’acqua, o barche riempite di palle multicolori inventate per semplice divertissement; sono voli di petali e farfalle che giocano a rincorrersi, ghirigori usciti dalla mente di uno scultore-poeta un po’ bambino.
I giardini di Seattle sono stati per Chihuly una divagazione, un’orgia degli occhi per i turisti in vena di una parentesi di svago. Ma Chihuly ama in realtà scegliere i luoghi più nascosti, gli angoli più sconosciuti dall’ ufficialità delle guide turistiche, le angolazioni paesaggistiche meno appariscenti per collocare le sue creazioni fuori dal chiuso dei musei. Qualche voce critica nei confronti dei suoi successi su scala mondiale si è chiesta se la sua sia arte o semplice art-craft. Ebbene, il confine è assai labile. Molto spesso l’artigianato si traduce in vera e propria arte, ma ancora più spesso ciò che si vuol far passare per arte non è che semplice artigianato. La preparazione culturale dello scultore statunitense lo aggiudica senza ombra di dubbio nella prima categoria perché Chihuli usa il vetro in una funzione non fine a se stessa.
Ed a scovare certe sue installazioni degli anni ’90, certi happenings giovanili in riva al mare o in paesaggi rocciosi, offre la misura in cui l’artista sa privarsi di quelle suggestioni coloristiche e formali, adatte a certi contesti, per affidarsi a un formulario scarno, concettuale, minimalistico, che lo libera di ogni etichetta riduttiva.
Anche la Regina Elisabetta ha avuto occasione di visitare il museo del vetro di Seattle. Grande estimatrice di Chihuly e, a prescindere, di ogni colore che la natura ci ha voluto regalare, deve aver probabilmente carpito tutte le nuances delle sue creazioni floreali per i suoi inimitabili cappellini color pastello.

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