Avere una bella cera

Palazzo Fortuny è celebre per il suo sguardo innovativo e poco convenzionale, e lo dimostra ancora una volta con l’esposizione che occupa il piano terra: Avere una bella cera. Le figure in cera a Venezia e in Italia.

Una mostra nuova non solo per gli oggetti esposti, busti e ritratti in ceroplastica, ma anche per l’idea stessa di porre lo sguardo su un campo artistico che da sempre ha riscosso molta più attenzione all’estero piuttosto che in Italia, come dimostra, ad esempio, il successo riscosso in Inghilterra dai musei delle cere.

Nonostante l’amore per questa forma d’arte risulti, quindi, essere una predominanza prettamente estera, tuttavia in Italia ne ricorrono rari, ma pur sempre notevoli esempi, che per la prima volta sono riuniti insieme per svelarsi e mostrarsi al grande pubblico.

 

È un’esposizione  che prende il via principalmente da due importanti episodi: il primo riguardante il centenario del saggio Geschichte der Porträtbildnerei in Wachs del celebre Julius von Schlosser, primo saggio critico dedicato al ritratto in cera e recentemente tradotto in lingua italiana in un’edizione curata da Andrea Daninos; il secondo concernente la piena consapevolezza dell’esistenza in terra veneziana (sia in luoghi di culto sia in collezioni private) di ritratti di cera.

Ecco, quindi, che il visitatore troverà riunite nel Palazzo poche ma significative testimonianze dell’arte della ceroplastica, partendo da temi più vicini al sapere popolare come quello del calco e della maschera funebre fino ad arrivare agli esempi di ritratti antropologici e alle figure ritratto a grandezza naturale, ponendo attenzione a questi doppi inanimati che nobilitano loro stessi entrando nei palazzi, destando al contempo stupore e curiosità, devozione e timore.

Nella prima sezione il visitatore si troverà ad ammirare una serie di maschere funebri di dogi veneziani, una testimonianza significativa del tema del doppio all’interno delle cerimonie mortuarie, nelle quali l’effige aveva funzione più di evocazione che di mera sostituzione, incarnando essa stessa quei valori avuti in vita dalla persona in modo da garantire un continuo e incessante sopravvivere della dignità del potere. Tematica approfondita e dimostratata dall’unica testimonianza visiva giunta fino a noi: Il libro dei miracoli di Panicale, un manoscritto databile XVII secolo che indica i volti posti nel Santuario di S. Maria della Quercia a Viterbo in modo da poterli rifare in caso di danneggiamento o distruzione.

Successivamente si potranno ammirare due temi cari alla ceroplastica: santi e criminali messi in chiara contrapposizione in modo da creare una sorta di catalogo antropologico di santità e di cattiveria; nella prima categoria si trovano i dodici ritratti in cera con occhi di vetro e capelli veri di santi francescani (XVIII secolo), un unicum all’interno dell’iconografia religiosa; dall’altra parte si potranno ammirare i dodici ritratti di criminali prodotti da Tenchini (allievo di Cesare Lombroso) sul finire dell’Ottocento nei quali emerge preponderante il rapporto con il dettato lombrosiano secondo cui il comportamento criminale è profondamente legato ad alcune caratteristiche anatomiche del soggetto in questione.

In ultimo troviamo la parte dedicata al ritratto a cera in Italia, introdotta dalle figure a grandezza naturale di due bambini veneziani del Settecento, citati dallo stesso Schlosser, ed esposti al pubblico dopo decenni di silenzio. Queste ultime dimostrano tutto l’inquietante realismo caratterizzante la ceroplastica: grazie alla sua qualità proteiforme la cera può assumere le sembianze non solo di oggetti ma anche degli esseri umani, a cui si rapporta per il medesimo pallore.

Il ritratto in cera, come già sottolineato da Calvino, Gombrich e dall’artista surrealista Delvaux, gioca sull’inquietante idea di doppio, sul rapporto di ambivalenza che intercorre tra l’uomo e la sua copia e che conduce il visitatore, nonostante il disagio iniziale, ad esserne attirato, secondo uno schema che viene utilizzato nella letteratura gotica e horror e che si basa sul “godimento del perturbante”.

Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti: intero 10 €; ridotto 8 €;

Didascalia immagine

Ceroplasta veneziano, Bambina (particolare), 1790-1795 circa, cera policroma, vetro, tessuto, capelli; teche in legno intagliato dipinto e dorato. Venezia, Palazzo Mocenigo. Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume.

Scheda tecnica

Avere una bella cera. Le figure in cera a Venezia e in Italia, fino al 25 giugno, Palazzo Fortuny, San Marco 3780 – San Beneto, Venezia.

Giulia Jurinich

12 giugno 2012

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