Angelo Gaja: “Tutto quello che so l’ho imparato da mio padre”

Il noto produttore ha parlato giovedì sera al 92Y di Tribeca a New York

Una carriera lunga 50 anni, segnata da successi e accompagnata da una grande devozione per la famiglia. Angelo Gaja, l’alfiere del vino italiano nel mondo, ha parlato giovedì sera al 92Y Tribeca di New York. Con giacca nera, camicia e una grinta da fare invidia a chiunque ha passeggiato su un palco per poco più di un’ora raccontando la sua storia, “che cosa ho visto in tutti questi anni”. Il suo è stato un lungo racconto: da quando è entrato a lavorare nell’azienda del padre ad oggi, passando per i suoi viaggi negli Stati Uniti per raccontare al pubblico una carriera dipanatasi in 50 anni. 

 

“Tutto quello che so e che ho imparato sul vino me l’ha insegnato mio padre”, ha subito detto Gaja con alle spalle una diapositiva di suo padre. “Lui – ha continuato il produttore – è stato il più completo artigiano. Nel 1961, quando sono entrato anche io a fare parte dell’azienda, mi ha detto ‘devi viaggiare per studiare e conoscere il più possibile’”. 

A quei tempi, come ha ricordato il produttore italiano, era molto difficile essere sul mercato degli Stati Uniti dove l’80 per cento dei vini che venivano venduti proveniva dalla Francia. Ma nel 1974 Gaja vola negli Usa: “Mi ricordo che sono andato da Sherry-Lehmann e di fronte ad un bicchiere di Champagne un mio amico americano mi ha detto ‘è ancora presto per vendere i tuoi vini qui. Devi trascorrere del tempo negli Stati Uniti, conoscerli e vedrai che in futuro questo mercato si aprirà’”. 

E, dopo avere ricordato l’importanza che hanno avuto personaggi come Robert Mondavi e Robert Parker, ha poi continuato spostandosi dall’altra parte del globo, in Cina. “In questo Paese sta crescendo sempre di più l’interesse per il vino – ha detto – ci sono tantissimi importatori ma molti non sono abbastanza competenti e ogni produttore deve fare attenzione e scegliere con cura il proprio importatore se vuole imporsi sul mercato. E non è vero che lungo la costa i cinesi sono interessati solo ai vini cari ma anche a quelli a medio e basso costo”. 

Durante la serata Gaja ha poi voluto ricordare al pubblico l’importanza di essere un artigiano e il grande valore della famiglia. Gli artigiani, stando alle sue parole, sanno che cosa è la qualità e sono la vera anima del vino perché non stanno dietro alle mode ma cercano di produrre il vino che loro ritengono buono”.

Ma la cosa più importante? La famiglia e il forte sostegno che sa dare perché “stare anche solo a tavola tutti insieme o andare in vacanza è una cosa meravigliosa”. 

Valentina Cordero ( da New York)

8 giugno 2012

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