SPIRITO KLIMTIANO: Galileo Chini, Vittorio Zecchin e la grande decorazione a Venezia

In occasione del 150° anniversario della nascita di Gustav Klimt, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro accoglie una mostra dedicata all’influenza prodotta dal celebre pittore austriaco nella produzione artistica italiana di inizio Novecento, focalizzando l’attenzione del pubblico su due cicli decorativi: il primo di destinazione privata, Mille e una Notte di Vittorio Zecchin; il secondo pubblico, La Primavera di Galileo Chini.

Un’esposizione di rilievo, frutto della collaborazione dei Musei Civici Veneziani con la Galleria d’arte Moderna di Roma, luogo di conservazione del ciclo pittorico di Chini e sede che, da settembre 2012, accoglierà la mostra, permette la riscoperta di due significative personalità artistiche, che se da un lato mostrano uno stile personale ben definito, dall’altro subiscono evidentemente la suggestione delle opere esposte da Klimt alla IX Biennale.

Mille e una Notte è un ciclo realizzato nella sala da pranzo dell’Hotel Terminus di Venezia da Zecchin, noto artista muranese, nel 1914 e ad oggi rimane uno dei più importanti esempi italiani di stile liberty in ambiente lagunare. Infatti subito dopo aver preso in gestione, nel 1908, l’hotel Terminus e Viaggiatori, Giovanni Indri decide di affidare la decorazione della sala da pranzo, caratterizzata da una pianta stretta e lunga con una sola apertura completamente libera, all’artista muranese che, fondendo insieme colore ad olio e oro, riesce a ricreare una fastosa scena notturna di spiccato sapore orientale; Zecchin, infatti, basandosi su una novella di Mille e una Notte (Aladino e la lampada meravigliosa) raffigura il corteo nuziale che accompagnerà Aladino verso la sua futura sposa, la principessa Badr al-Budùr.
Ammirando questo ciclo il visitatore potrà immediatamente notare come le suggestioni klimtiane e tooropiane (si veda l’opera Le tre spose, esposta da Toorop alla Biennale del 1905 e appartenente al periodo simbolista, con profili femminili bidimensionali e chiome gonfie) si  fondano totalmente con la tradizione vetraria muranese (il padre di Zecchin era tecnico del vetro), come dimostrano i fiori che ricoprono la superficie dei pannelli, così piccoli e colorati da ricordare le murrine veneziane.

Dello stesso periodo risulta essere La Primavera di Galileo Chini, ciclo realizzato in meno di un mese dall’artista fiorentino per il Salone Centrale della Biennale di Venezia del 1914. Antonio Fradeletto, segretario generale della Biennale, infatti, incaricò Chini di realizzare il decoro, a pochi mesi dal ritorno in Italia di quest’ultimo dopo una lunga permanenza (1911-1913) in Siam per la decorazione del Palazzo del trono di Bankok per Re Rama V. Nonostante Chini avesse consegnato il progetto di massima già nel dicembre 1913, l’incarico ufficiale gli fu affidato solamente a partire dall’aprile 1914, cosa che procurò alcuni problemi organizzativi soprattutto per la realizzazione delle tele di lino con tempera e stucco ricoperto da foglia dorata. Chini scandisce in 18 pannelli il tema principale, caratterizzando ogni tela con una peculiarità che, sebbene permetta di vedere l’opera nella sua specificità, non distoglie il visitatore dal progetto generale; ecco quindi che l’artista realizza per l’occasione Primavera italica (un pannello), Primavera classica (quattro pannelli), L’incantesimo dell’amore e la Primavera della vita (quattro pannelli), La Primavera delle selve (quattro pannelli), La Primavera che perennemente si rinnova (quattro pannelli), La vita e l’animazione dei prati (un pannello).
Opere che volevano dare, come lo stesso Chini dichiarò, “un senso di pacata letizia, mediante una pittura decorativa che si fondesse in armonica semplicità” e utilizzavano perciò gamme di colore in differenti forme in modo da ricreare l’essenza della primavera tramite i colori dei fiori e la luce dorata del sole che gioca con la vegetazione, come si potrà notare ammirando le opere in mostra: La Primavera classica, La Primavera delle selve, La Primavera che perennemente si rinnova.
Opere uniche, che ammalieranno il visitatore, opere italiane che riflettono il gusto del tempo e l’influsso di grandi artisti mantenendo tuttavia un linguaggio personale ed autonomo, il riflesso di dello suggestioni klimtiane nello spirito italiano.

Didascalie immagini.

Zecchin Vittorio, Le principesse e i guerrieri (dal ciclo Mille e una notte), 1914, olio e oro su tela, cm 171 x 188.

Chini Galileo, La primavera che perennemente si rinnova II (dal ciclo La primavera), 1914, olio e tempera su tela, cm 399,5 x 193,3. Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma.

Scheda tecnica.

Spirito Klimtiano: Galileo Chini, Vittorio Zecchin e la grande decorazione a Venezia, fino all’8 luglio, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’arte Moderna, Santa Croce, 2076, Venezia.
Orario: 10-18 (la biglietteria chiude un’ora prima). Chiuso lunedì.
Biglietti: intero 8 €; ridotto 5.50 €; gratuito (residenti e nati nel Comune di Venezia, bambini fino ai 5 anni, guide autorizzate, membri I.C.O.M.)

Giulia Jurinich

30 maggio 2012

 

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