Nuova Oggettività

Nuova Oggettività
Otto Dix (1891-1969), Ritratto dell’avvocato Hugo Simons, olio e tempera su tavola, cm 100,3 x 70,3;Montreal Museum of Fine Arts. © Otto Dix, by SIAE 2015– The Montreal Museum of Fine ArtsMontreal Museum of Fine Arts, purchase, grant from the Government of Canada under the terms of the Cultural Property Export and Import Act, gifts of the Succession J. A. DeSève, Mr. and Mrs. Charles and Andrea Bronfman, Mr. Nahum Gelber and Dr. Sheila Gelber, Mrs. Phyllis Lambert, the Volunteer Association and the Junior Associates of the Montreal Museum of Fine Arts, Mrs. Louise L. Lamarre, Mr. Pierre Théberge, the Museum’s acquisition fund, and the Horsley and Annie Townsend Bequest, inv. 1993.12;© 2015 Artists Rights Society (ARS), New York/VG Bild-Kunst, Bonn. photo: The Montreal Museum of Fine Arts, Brian Merrett

Otto Dix (1891-1969), Ritratto dell’avvocato Hugo Simons, olio e tempera su tavola, cm 100,3 x 70,3;Montreal Museum of Fine Arts. © Otto Dix, by SIAE 2015– The Montreal Museum of Fine ArtsMontreal Museum of Fine Arts, purchase, grant from the Government of Canada under the terms of the Cultural Property Export and Import Act, gifts of the Succession J. A. DeSève, Mr. and Mrs. Charles and Andrea Bronfman, Mr. Nahum Gelber and Dr. Sheila Gelber, Mrs. Phyllis Lambert, the Volunteer Association and the Junior Associates of the Montreal Museum of Fine Arts, Mrs. Louise L. Lamarre, Mr. Pierre Théberge, the Museum’s acquisition fund, and the Horsley and Annie Townsend Bequest, inv. 1993.12;© 2015 Artists Rights Society (ARS), New York/VG Bild-Kunst, Bonn. photo: The Montreal Museum of Fine Arts, Brian Merrett
Otto Dix (1891-1969), Ritratto dell’avvocato Hugo Simons, olio e tempera su tavola, cm 100,3 x 70,3;Montreal Museum of Fine Arts. © Otto Dix, by SIAE 2015– The Montreal Museum of Fine ArtsMontreal Museum of Fine Arts, purchase, grant from the Government of Canada under the terms of the Cultural Property Export and Import Act, gifts of the Succession J. A. DeSève, Mr. and Mrs. Charles and Andrea Bronfman, Mr. Nahum Gelber and Dr. Sheila Gelber, Mrs. Phyllis Lambert, the Volunteer Association and the Junior Associates of the Montreal Museum of Fine Arts, Mrs. Louise L. Lamarre, Mr. Pierre Théberge, the Museum’s acquisition fund, and the Horsley and Annie Townsend Bequest, inv. 1993.12;© 2015 Artists Rights Society (ARS), New York/VG Bild-Kunst, Bonn. photo: The Montreal Museum of Fine Arts, Brian Merrett

La mostra che occuperà fino al 30 agosto 2015 le sale del Museo Correr ha come scopo la scoperta di una corrente artistica ancora non degnamente approfondita nei suoi aspetti non solo culturali ma soprattutto politici e socio economici. L’arte definita come Nuova oggettività ha una caratterizzazione storica e geografica precisa dalla quale dipende la spinta stilistica che contraddistingue il fenomeno; esso va a collocarsi in quella che è conosciuta come Repubblica di Weimar, la prima democrazia tedesca che accompagna la Germania dalla fine della Prima Guerra Mondiale alla ascesa di Hitler (1933), una parentesi democratica che per sua stessa natura è basata su forti contraddizioni e crisi generate dalla fragilità insita nella Germania stessa dell’epoca.

Nonostante ciò, ovvero questa precisa caratterizzazione storica, la mostra del Correr dimostra in maniera quasi sconcertante la sua attualità con i contesti italiano e più in generale europeo, odierni. Attraverso le opere di artisti più o meno conosciuti al grande pubblico, si citino Otto Dix, Grosz, Schad, il visitatore può ottenere una lettura ipertestuale che gli permetterà di creare collegamenti e riflessioni personali sull’arte di ieri e sull’oggi, dimostrando che chi afferma l’inutilità dell’arte abbia un fine preciso svolto alla completa disinformazione del popolo e alla sua analfabetizzazione.

Cinque sono le aree tematiche studiate come percorso espositivo dai Musei Civici di Venezia in collaborazione con il LACMA di Los Angeles; tali aree tematiche sottolineano come la diversificazione degli artisti, in nessun modo legati da un qualche movimento, si rifletta da un lato in un comune allontanamento dalle espressioni artistiche precedenti (le così dette avanguardie) e, dall’altro, alla vicinanza ad uno scetticismo orientato a bandire qualsiasi tipo di soggettività ed esotismo in grado di produrre uno sguardo reale di ciò che c’era e circondava gli artisti.

Dai cinque settori emerge, quindi, uno spaccato di una nazione, una documentazione di un Popolo dagli anni Venti agli anni Trenta, la ricerca di ripresa dal fallimento, dalla sconfitta della guerra, dai cambiamenti che essa ha provocato, il tentativo di rivalsa a seguito della crisi del 1929. Ecco, infatti, che camminando nelle sale, si noterà come nella prima sezione dedicata alla vita nella democrazia e alle conseguenze della Prima Grande Guerra compaia, senza fronzoli, la tematica dell’emarginazione, dell’isolamento insito nella realtà urbana, causa di violenza e depravazione. Nella seconda sezione si tratta il confronto con il processo di industrializzazione che porta alla terza sezione dedicata al soggetto della natura morta che qui è summa di oggetti quotidiani provenienti, in larga misura, da quel settore definibile come beni di consumo e piante esotiche come cactus e ficus che, per la loro conformazione, hanno linee pulite, strutturate, architettoniche e quasi asettiche.
La sezione seguente documenta i progressi tecnologici, sottolineando la mancanza di umanità che essi comportano a livello sociale e l’assetto trasformativo prodotto a livello culturale, sociale ed economico nella Germania del periodo.

Di sicuro impatto il tema trattato nell’ultima parte della mostra, che va a ricollegarsi in qualche modo a quello iniziale, permettendo al visitatore una lettura univoca dell’esposizione. Nella sezione dedicata ai tipi umani e alla ritrattistica troviamo sia una serie di autoritratti con lo scopo di sottolineare l’isolamento e la solitudine prodotta dal contemporaneo, sia la classificazione per professione o tipologie di soggetti, una sorta di archivio sociale dell’epoca della Repubblica di Weimar. Qui troviamo non solo ritratti di prostitute, ma anche l’esito del concetto di modernismo sociale acquisito dalle donne dell’epoca: non sorprende vedere, quindi, il lesbismo e l’androginia, la comparsa di una donna emancipata ritratta nel nuovo stile (con i capelli corti a caschetto) in scene di intimità.

Per primi gli artisti della Nuova oggettività parlano con realismo, senza giudizi o critiche, degli omosessuali, non giudicandoli, non considerandoli depravati ma immortalando il loro amore, la loro intimità, i loro abbracci con la medesima metodologia con cui vengono rappresentati quelli degli eterosessuali. La riflessione si apre anche in tal ambito: ancor oggi temi come l’omosessualità sono temi ostici, di rottura eppure ammirando queste rappresentazione degli anni Venti (e primi anni Trenta) ci si chiede come sia possibile considerare ancora oggi, nel 2015, un tabù, “avanguardia pura” un abbraccio sincero tra due persone che si amano, a prescindere da quale sia il loro sesso.

La portata critico-artistica, ma si potrebbe benissimo dire anche socio culturale, di tale esposizione è evidente: citando Vico con la celebre frase dei corsi e ricorsi storici, la mostra del Correr testimonia come la Nuova oggettività sia arte dell’oggi, sia specchio della nostra stessa vita odierna nonostante provenga da un passato prossimo.

Scheda tecnica:

Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar (1919-1933), fino al 30 Agosto 2015, Museo Correr.

Aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 con chiusura della biglietteria un’ora prima.

Biglietti: intero 12 euro; ridotto 10 euro.

Giulia Jurinich
29 giugno 2015

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