A Palazzo Margutta, un’antologica di Vincenzo Colucci, esponente di spicco della scuola napoletana

A Palazzo Margutta, un’antologica di Vincenzo Colucci, esponente di spicco della scuola napoletana

sePalazzo Margutta (Via Margutta, 55) una mostra antologica dal titolo “Vincenzo Colucci. 1898 – 1970” dedicata a un artista dalla personalità tanto straordinaria ed eccezionale quanto affascinante, dotato di una educazione estetica unica, ma soprattutto “in possesso di una libera concezione degli schemi compositivi, quale può ritrovarsi soltanto in un pittore che ha della realtà un’idea poetica totalitaria”, come scrive Carlo Carrà.

Capace di avvicinarsi a luoghi, cose e persone dosando sapientemente il cuore dell’uomo e l’occhio del pittore, Colucci è dotato di un talento innato e naturale, caratterizzato da una significativa capacità espressiva e comunicativa, da un margine di invenzione spontanea e casuale, da una tecnica immediata e virtuosa, da una notevole vivacità cromatica, da una semplicità e da una solidità della costruzione che gli regalano il lusso di non dover ripudiare neanche l’uso di una tavolozza fatta di colori elementari. Che siano vedute, marine, ritratti o nature morte, realizzate quasi sempre con la tecnica dell’olio su tela o su legno, egli dimostra di essere un sicuro analizzatore del paesaggio.

Vincenzo Colucci ritorna dai suoi continui viaggi con un grosso carico di dipinti. A costituire i temi dominanti l’intera sua produzione sono, però, soprattutto Venezia e Ischia: la prima amata per la sua intima essenza di vita; la seconda osservata con goethiana serenità, evitando la facile commozione della nostalgia sentimentale verso il mondo della sua infanzia. E’ proprio con la presa di contatto con il paesaggio lagunare che arriva la svolta decisiva nella sua pittura: è allora che il colore si schiarisce, gli orizzonti si allargano, prendendo profondità, la luce diventa protagonista del quadro e il taglio si raffina.

L’esposizione con la quale la nipote Annamaria Petti ha scelto di rendergli omaggio consiste in un’ampia raccolta di opere pittoriche che offrono al pubblico la possibilità di ammirare uno spaccato importante della vasta e ricca attività di quest’esponente di spicco della scuola napoletana.

A curare la mostra, che ripercorre attraverso un’ampia raccolta dei suoi lavori e alcune preziose testimonianze sia la sua carriera artistica che le fasi più significative della sua vita, il Maestro Elvino Echeoni e Remo Panacchia, soci fondatori de “Il Mondo dell’Arte”, che da anni propone, nella sede espositiva di Via Margutta, maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo. All’allestimento ha contribuito anche il gallerista Adriano Chiusuri. L’appuntamento per il vernissage è fissato per venerdì 22 maggio 2015 dalle 18.30 alle 21.30.

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Biografia

Vincenzo Colucci nasce a Ischia nel 1898, dove il padre Giuseppe, sbarcato per una gita e affascinato dalla bellezza del luogo, decide di fermarsi, rinunciando al lavoro di scenografo al teatro San Carlo di Napoli.

Terzo di cinque figli, Vincenzo è irrequieto, ribelle e insofferente alle costrizioni tanto da essere ritirato dalla scuola. I suoi unici momenti di tranquillità sono quelli in cui, da autodidatta, con un gessetto o un carboncino si ferma a dipingere velieri, pescatori e altre scene di vita isolana o dà libero sfogo al suo estro imbrattando qualsiasi superficie gli offra questa possibilità. Intuendo il talento autentico del figlio, il padre decide di assecondarne l’inclinazione all’arte e gli regala un’attrezzatura completa da pittore. Ha inizio così l’affannosa ricerca dei “motivi” che lo porta a percorrere instancabilmente strade impervie e spiagge dell’isola.

E’ tra i suoi villeggianti che il giovane artista incontra Giuseppe Casciaro. Alla partenza del Maestro da Ischia, Colucci si trasferisce a Napoli, dove inizia a frequentare la scuola serale di nudo e a vendere i suoi quadri. Risalgono ad allora l’amicizia con Luigi Crisconio e le prime esposizioni insieme ai più noti pittori napoletani, che gli consentono di affermarsi come uno dei più promettenti artisti della nuova generazione. Non ancora ventenne Colucci viene chiamato alle armi. Nonostante la guerra, trova il tempo di dipingere. Dopo il congedo, riprende a pieno il lavoro e trasforma la sua casa-studio in un salotto culturale, frequentato da giornalisti, letterati, uomini di teatro e critici, tra cui Di Giacomo, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo.

Inizia intanto un girovagare per il mondo: Francia, Inghilterra, Belgio, Olanda, Svizzera, Tripolitania, America e Giappone, ma anche luoghi più vicini come la Liguria, la Toscana, Roma e Venezia. E’ nella città lagunare che decide di partecipare all’impresa fiumana divenendo il pittore ufficiale della Repubblica del Carnaro. L’avventura di Fiume fu un gesto da esteta, un modo per entrare nella leggenda che lasciò nell’artista – così come nel fratello Eduardo, anche lui pittore – strascichi dannunziani, come accogliere gli ospiti nei “Vittoriali privati” o compiere gesti bonariamente teatrali. Tratto dannunziano del carattere di Vincenzo fu la galanteria, la costante adorazione per la bellezza muliebre, la disponibilità per improvvisi e travolgenti amori. Nel 1931 conosce Aureliana Maestripieri, che diviene poi sua moglie. Il rapporto con questa donna dura e volitiva non fu mai facile e i due vissero quasi sempre separati fino alla morte di lei, avvenuta nel 1971.

Intanto nel 1929, alla Galleria Vanessa di Napoli, si tiene la prima grande mostra personale. Nel 1934 apre a Ischia una bottega d’arte, la prima iniziativa del genere che sia stata presa nell’isola, che ospitò mostre di artisti italiani e stranieri di notevole levatura. Contemporaneamente alla galleria, entrambi i fratelli Colucci aprono le rispettive case ad amici illustri: da Toscanini a Montale, da Comisso a Visconti e ancora Jean Anouilh, De Chirico, Campigli, Eduardo e Peppino De Filippo, De Sica, Comencini, oltre che alla colonia di artisti tedeschi che hanno avuto un ruolo di primo piano nei movimenti artistici europei. Sempre nello stesso anno Vincenzo è a Tripoli, con altri artisti italiani, per lavorare in preparazione della mostra coloniale che si tenne l’anno successivo al Maschio Angioino e che fu una delle esposizioni più qualificate che siano state allestite a Napoli nel corso del ventennio.

A metà degli anni ’30 mise uno studio a Roma, in Via Margutta. Tuttavia, non sapendo vivere senza dipingere, trasporta ovunque con sé il cavalletto viaggiante. Nel 1939 torna in Libia per preparare una personale che avrebbe dovuto inserirsi nel quadro delle manifestazioni della Triennale d’Oltremare e che non fu mai inaugurata. Due anni dopo ebbe la nomina a titolare della cattedra di figura disegnata al Liceo artistico di Palermo e quasi contemporaneamente fu richiamato alle armi come illustratore di azioni belliche e imbarcato sulle navi della marina militare. Tra una spedizione e l’altra Colucci tornò a Ischia dove aveva iniziato a costruire il suo “Villaggio”, un piccolo complesso architettonico da lui ideato e realizzato, fermamente contrastato dalle autorità locali e nazionali. Dal 1948 in poi Colucci riprese i suoi viaggi, tornando a lavorare nei luoghi a lui più cari: dalla Francia al Belgio, dall’Olanda all’Inghilterra, dalla Svizzera alle tante regioni italiane che più lo ispiravano. Compì anche negli anni ’70 i suoi grandi viaggi intercontinentali: Giappone, India, Africa e America. Poi nel 1968, avvertendo i primi sintomi di quel male che lo avrebbe ucciso, tornò a Ischia. Dopo un intervento chirurgico, riprese il lavoro. Morì il 2 ottobre 1970.

Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 R

Vernissage cocktail sabato 22 maggio 2015, ore 18.30 – 21.30.

La mostra si protrarrà fino al 31 maggio 2015: dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (aperto domenica dalle 10,30 alle 19,00 – chiuso lunedì mattina).

Redazione

19 maggio 2015

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