Raccontare il mondo. Steve McCurry, Oltre lo sguardo

Raccontare il mondo. Steve McCurry, Oltre lo sguardo

Sharbat GulaLa mostra si chiama Oltre lo sguardo ma potrebbe ben chiamarsi «dentro lo sguardo» o «davanti allo sguardo». Davanti allo sguardo di Steve McCurry, tra i fotoreporter più noti e apprezzati dei nostri tempi; davanti allo sguardo ammaliato e conquistato dei visitatori, che nell’originale allestimento del Teatro 1 di Cinecittà si imbattono nelle 150 grandi fotografie che compongono l’esposizione. Soprattutto, dentro allo sguardo dei bambini, degli uomini, delle donne, perfino degli animali che si incontrano nelle foto, come in una libera passeggiata tra la vita del mondo. Dai vólti dell’India a quelli della Cambogia, del Giappone, del Brasile e dell’Afghanistan (per citarne alcuni), McCurry racconta un’umanità che impressiona e affascina, vera e sconosciuta.

Se le immagini colpiscono gli occhi, le parole del fotografo — espresse in prima persona attraverso l’ottima audioguida e i sei brevi video disposti lungo il percorso — provvedono a soddisfare e sollevare la curiosità di conoscere i particolari, gli eventi da cui la foto è nata. La parola più ricorrente che il fotografo pronuncia è una e bella: storia. Si tratta sempre per lui di scoprire delle storie, o una storia che vale ricordare per sempre: è questa una ragione per cui le opere di McCurry non hanno nulla di immaginifico, ma schiudono un orizzonte di stupore e commozione.

«Uno degli aspetti più importanti che ripeto sempre a me stesso è cercare situazioni ed essere coinvolto in cose che mi appassionano, di cui mi prendo cura, storie che hanno un senso per me. Per fare al meglio il tuo lavoro lo devi fare con passione, coinvolgendoti in situazioni in cui credi, che danno un senso alla tua vita. Il mio lavoro, la mia arte, la mia fotografia, è qualcosa da cui non posso sfuggire. È qualcosa che faccio fino all’ultimo respiro. Andiamo avanti perché questa è la nostra vita e questa è la nostra passione, che ci dà energia, è qualcosa che dà un senso e uno scopo alla nostra vita, e non vorremmo mai smettere di mangiare, di dormire e di respirare. È così che faccio il mio lavoro.»

E come ogni bravo cantastorie, egli è capace di rendere ciascuno protagonista di ciò che accade: è forse questo il regalo più grande che la mostra offre. Così, tra il famoso primo piano della Ragazza afghana e quello di un nomade della tribù Rabari del Rajasthan, quasi per osmosi ci si trova immedesimati in uno sguardo nuovo, «oltre lo sguardo» di un giudizio spesso vacuo, oltre lo sguardo di una morale solidale spesso astratta. È il caso di una foto, scattata nel 1983 in India dopo un monsone: ritrae un sarto con l’acqua fino al collo, che ha appena perso tutto del suo negozio, riuscendo a salvare solo una vecchia macchina da cucire, sulla quale è incisa la marca. Qualche settimana dopo, grazie a questa foto la casa produttrice ha fatto recapitare al sarto una macchina da cucire nuovissima, per aiutarlo a ricominciare. L’inquadratura di questa foto (e di moltissime altre) è la medesima del soggetto, e ciò indica più di una scelta tecnica: conoscere vuol dire com-pro-mettersi o, per dirla con una delle Cinque massime di Steve, «per fare delle buone foto devi stare dentro l’acqua».

Una mostra che non lascia riserve, l’occasione per godere di immagini bellissime e conoscere un uomo interessato al mondo e al proprio lavoro, che senza retorica sembra suggerire che la realtà non è un avvicendarsi di risposte, ma un appassionante dialogo a cui ognuno può prendere parte.
«Volevo prendere parte alla conversazione. Essere testimone diretto delle cose che ho visto… È stata un’incredibile corsa, la mia vita è stata incredibile e io sono grato di aver deciso di intraprendere questo viaggio.»

Emanuela Tangari
11 maggio 2015

Informazioni

Steve McCurry. Oltre lo sguardo
18 aprile–20 settembre 2015
Roma, Teatro1 di Cinecittà

Aperture:
Tutti i giorni (escluso il martedì) dalle 9:30 alle 19:00
Tel.: 06-32810910
Sito web: www.mostrastevemccurry.it

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook