VIAGGI: segni e disegni di Concetta De Pasquale

La prestigiosa sede settecentesca messinese Monte di Pietà ospita, fino al 29 aprile, i lavori di una talentuosa voce dell’arte contemporanea italiana, Concetta De Pasquale, in una mostra inserita all’interno delle manifestazioni per la XVI Settimana Nazionale della Cultura dell’Assessorato Politiche Culturali della Provincia Regionale e del Ministero per i Beni Culturali e le Attività Culturali.

 

Concetta De Pasquale, nata a Salò, provincia di Brescia, una laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Messina, una specializzazione in Storia dell’Arte all’Università di Urbino e un diploma in pittura conseguito presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, riesce ad approfondire ed a trattare con estrema maestria i silenziosi rapporti che intercorrono tra le singole discipline artistiche, creando tra esse una sorprendente ed estasiante connessione, come dimostra, del resto, perfettamente, la personale dal titolo Viaggi. Segni e Disegni di Concetta De Pasquale.

La mostra si articola in più sezioni attraverso le quali viene proposta la poliedricità dell’artista attraverso la tematica del viaggio, sia esso mentale o fisico, vero e proprio filo d’Arianna che lega indissolubilmente le parti in cui è stata concepita l’esposizione: viaggio nell’anima (in cui è possibile ammirare i Corpi Invisibili esposti anche a Venezia), il viaggio nel/del mito (L’Antigone, Alla ricerca di Euridice, Viaggio di Orione, Ulisse) e gli appunti di viaggio (la raccolta dei taccuini, un’ulteriore messa a nudo della sua parte più intima).

La De Pasquale parla, come solo lei sa fare, dell’essenza dell’essere umano e del suo agire: un percorso che ci conduce solo apparentemente lontani dalla nostra terra, da noi stessi perché è proprio attraverso questo incessante mutare di scenari, di emozioni, di noi, che ci sappiamo e ci possiamo ritrovare.

Ecco, quindi, che i viaggi, i segni, diventano sì sinonimi dell’intera esistenza umana ma trattenengono al loro interno quell’impalpabile essenza fatta di sottili e misteriosi richiami e ricordi.

In una società in cui tutto ci viene consegnato bello e pronto, in attesa di una facile e quanto mai rapida fruizione, le opere di questa artista richiedono tempo, come quello richiesto ad un itinerario: il tempo della preparazione, il tempo della realizzazione, il tempo di scoprire, quello, finale, ma forse più importante di tutti, del ricordo.

E la tematica della reminescenza ritorna incessante nella sua produzione artistica, come ben dimostrano i suoi Corpi invisibili: del suo corpo, della materialità del corpo umano, del suo lato più carnale e terreno non rimane che qualche accenno, un sommesso frammento, una memoria che diviene eternamente celestiale e pura prendendo inevitabilmente le distanze dalle Antropometrie di Klein a cui superficialmente potrebbero essere accostati.

Già queste opere, del resto, potrebbero essere intese come viaggi: il cammino di un corpo, il movimento di un’anima nello spazio, sia esso reale e definito (come il foglio di carta) o sia esso infinito e mentale.

Ecco, quindi, che al viaggio si legano i segni: immagini fuggevoli di attimi andati, di riflessioni, d’amore. In questa direzione si va ad inserire la tematica del mito, esempio della cultura umanistica classica per eccellenza che ci lega indissolubilmente alla terra: non sembra essere, quindi, un caso che l’artista, profondamente legata alla sua città di residenza, Messina, si ricolleghi a miti greci riportando in auge il vecchio legame intercorso tra la città sicula (l’antica Zancle) e la Grecia.

Il mito, espressione non solo di un patrimonio culturale troppo spesso dimenticato (per pigrizia o per paura) ma di una memoria emotiva malinconica e sentimentale, viva sebbene vivida, eterna sebbene indissolubilmente legata all’essere umano, diventa spunto per riflettere sulla tematica del viaggio come ricerca. Se in L’Antigone (installazione di nove piccole carte trattate a tecnica mista) il viaggio è la ricerca della libertà e in Ulisse (installazione con vele) la peregrinazione è vista come sinonimo del necessario e impellente bisogno di conoscere (al contempo dono e pena dell’essere umano), nelle altre due opere l’errare è causato dall’amore: il viaggio verso l’amore in Viaggio di Orione (video del 2006) e la ricerca di quello perduto in Alla ricerca di Euridice (nove carte catrame su carta).

Concetta De Pasquale riesce a cogliere nel mito, i desideri nascosti, il distruttivo conflitto interiore, lo struggente dolore, l’essenzialità, tramutandoli come un’abile alchimista in oro; l’artista si avvicina come un moderno Icaro all’iperuranio senza tuttavia commettere i suoi stessi errori, vola nell’oltre, nei pressi dell’infinto, vicino al sole senza bruciarsi le ali, ma tornando sulla terra lasciandoci liberi di interpretare e di vivere i suoi racconti, i suoi viaggi, i suoi corpi.

Una mostra sicuramente da vedere e rivedere non solo per avvicinarsi all’arte contemporanea ma anche per riscoprire l’attualità della cultura umanistica classica, per rendersi conto che nell’arte non esistono categorie e limiti ma, come ci insegna questa artista,  solo infinite possibilità di dialogo e di interpretazione.

Giulia Jurinich

22 aprile 2012

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