Jeff Koons ad alta quota…zione

Un artista dalla pornografia al romanticismo

Ancora tu? Ma non dovevamo vederti più?  In Italia la sua fama è inscindibile con il suo matrimonio con l’ ex-onorevole pornostar Cicciolina. Era il 1991 e Jeff Koons già affermato negli States come pittore, scultore, fotografo, ma poco noto da noi, aveva acquisito un’improvvisa celebrità nostrana grazie allo strampalato accasamento con Ilona Staller.

Eppure era vero amore. La prima volta l’aveva vista in un giornale tedesco sfogliato distrattamente in un autogrill e l’aveva poi ingaggiata per un cartellone pubblicitario destinato alla mostra “Image World” al Whitney Museum di New York, nel quale apparivano entrambi come Adamo ed Eva. Quell’esordio dev’essere piaciuto a tutti e due perché Jeff ripropose a iosa i loro amplessi coniugali in immagini fotografate e plasmate nella serie Made in Heaven. Quando entrambi ne ebbero abbastanza, divorziarono. Lei continuò nel porno, lui diventò uno degli artisti viventi più pagati al mondo. In Italia tornò raramente, solo per prendere accodi con i maestri ceramisti di Bassano del Grappa per la realizzazione di alcune sue sculture.

Jeff Koons, nato nel 1955 a York in Pennsylvania, è oggi un distinto signore padre di sette figli che, rivestitosi, appare in pubblico in completi grigio fumo e cravatte regimental, un guardaroba super-classico più adatto alla sua prima professione di broker a Wall Street che alle sue installazioni colorate, fumettistiche, pacchiane e infantili. Che però piacciono e vendono. Indubbiamente è un amante della natura e un convinto cinofilo. Il suo Puppy, 13 metri di arte topiaria a forma di cane  realizzata con fiori sempre freschi, accoglie i visitatori all’esterno del Guggenheim di Bilbao mentre  i suoi grandi, colorati e gonfiabili orsacchiotti, scimmie, delfini, conigli, bruchi, fiori, sono esposti nei più celebri musei internazionali. La produzione, irriverente e provocatoria,  di questo neo-pop-artist è  una, per niente mascherata, citazione  dei ready-made di duchampiana memoria dove all’orinatoio Jeff sostituisce l’aspirapolvere Hoover, della Pop Art di Warhol che  ripropone nei ritratti in ceramica, (rococò e strapagato quello di Michael Jackson e del suo scimpanzé Bubbles acquistato per 18 milioni di euro dal Fearnley Museum di Oslo), della fumettistica alla quale consacra la Popeye Series  dedicata a Braccio di Ferro, Olivia & company.

Il costo delle sue opere gli permette di produrne poche all’anno, una decina, realizzate con maniacale precisione dai suoi assistenti e artigiani. Ironicamente, nonostante la sua sia un’arte dagli esiti semplicistici, lo si potrebbe definire un artista concettuale perché progetta senza mai sporcarsi le mani nell’esecuzione.

La sua produzione seppur seriale nei soggetti, rimane esigua nei numeri, non quelli del prezzo. Nel 2007 il suo Hanging Heart  fu  venduto all’asta da Sotheby’s  a New York per 23.561.000 dollari, sette mesi dopo il luccicante Ballon Flower fu aggiudicato a un vip ucraino per 12,9 milioni di pounds e il prossimo 27 giugno il  Baroque Egg with Bow, un gigantesco uovo di Pasqua blu-turchese sarà battuto all’asta alla  Christie’s di Londra per un valore tra i 2,5 e 3,5 milioni di dollari. 

In questo periodo il suo mondo-bambino è sbarcato in laguna. Cinque opere della serie Popeye: il cane, le tartarughe, il millepiedi, il delfino, il salvagente, opere all’apparenza leggere ma in realtà pesantissime perché realizzate in acciaio inossidabile, sono visibili nella mostra Elogio del dubbio curata da Caroline Bourgeoise e allestita .negli spazi espositivi della Punta della Dogana a Venezia con opere scelte dalla  Collezione François Pinault. A Venezia è tornato a farsi ammirare il romantico Hanging Heart, già esposto a Palazzo Grassi nel 2006. Il rosso cuore infiocchettato e appeso a un nastro dorato è un encomio all’amore, un’immagine poetica che infonde tenerezza. Opera leggiadra ma non leggera, pesa infatti  una tonnellata e mezza. Nell’antica Dogana da Mar restaurata dall’archistar giapponese  Tadao Ando, Jeff Koons è in buona compagnia. Una ventina di artisti internazionali lo affiancano nell’esposizione, tra i quali Maurizio Cattelan, Donald Judd, Bruce Nauman, Julie Mehretu, Tatiana Trouvé quest’ultime con opere site-specific.  La mostra dedicata all’incertezza del pensiero e alla mutevolezza del fare rimarrà aperta per tutto il 2012.

INFO. www.palazzograssi.it 

Cinzia Albertoni

10 aprile 2012

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