Turbolenze, dentro e fuori il concetto di Arte Contemporanea

Fino al 14 aprile 2012 presso il Museo Pecci di Milano, Ripa di Porta Ticinese 113,  è presente la mostra collettiva dal titolo Turbolenze. Il progetto espositivo è stato organizzato dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato e curata da Stefano Pezzato. Una mostra che cambia grazie all’identificazione di moti irregolari e caotici, raccogliendo insieme diverse esperienze artistiche contemporanee le cui conseguenze diventano delle ‘turbolenze’.

Le opere in mostra sono di: Nobuyoshi Araki, Botto&Bruno, Marcos Chaves, Dmitri Gutov / Radek Community, Olga Kisseleva, Lucia Marcucci, Anatoly Osmolovsky, Valie Export e Erwin Wurm. Le opere proposte rappresentano lo stato di agitazione economica, politica e sociale dei giorni nostri e offre al fruitore esempi di interpretazione dei fenomeni che vivono nell’ epoca attuale.

La mostra invita il visitatore ad “allacciare le cinture di sicurezza” e vivere con attenzione tutti gli scossoni della nostra vita. Gli artisti che vi partecipano, pur presentando caratteristiche diverse mostrano nelle loro opere un’inquietudine comune: Valie Export (1940; vive e lavora a Vienna) nei suoi lavori contesta il ruolo della donna nella società patriarcale e afferma la propria volontà di essere artefice di sé stessa. Elena Berriolo (1959; vive e lavora a New York); il suo corpo nudo femminile su una tenda allude a una familiarità benevola, ma svela allo stesso tempo una trappola voyeuristica. Lucia Marcucci (1934; vive e lavora a Firenze) manipola il linguaggio dell’informazione mettendo nelle sue opere contenuti politici e sociali, così da denunciare fenomeni della società contemporanea.

Erwin Wurm ( 1954; vive e lavora a Vienna) utilizza la figura umana come elemento della scultura creando azioni grottesche che si sviluppano in scatti fotografici. Flatz (1952; vive e lavora a Monaco di Baviera), si autorappresenta come se fosse un reduce di guerra, attraverso un’immagine di un ferito sprezzante del dolore. Botto&Bruno (1963 e 1966; vivono e lavorano a Torino) rielaborano una battaglia a colpi di scatole di bambini di strada, figure senza storia, figure innocenti. Marcos Chaves (1961; vive e lavora a Rio) riprende nelle fotografie alcuni assemblaggi costruiti per indicare grosse falle nelle strade, interventi che indicano segnali urbani. Vik Muniz (1961; vive e lavora a New York) ripropone un cubo d’acciaio inox che alterna rispetto alla sua condizione con un intervento “traumatico” facendolo sembrare fragile.

Nobuyoshi Araki (1940; vive e lavora a Tokyo) realizza delle fotografie dove riflette la realtà che lo circonda in un modo ossessivo. Dmitri Gutov (1960; vive e lavora a Mosca) cattura in un video una folla inconsapevole che attraversa la strada innalzando striscioni con slogan. Olga Kisseleva (1965; vive e lavora a Parigi) presenta delle fotografie scattate durante manifestazioni di protesta, quasi come se fossero un contrappeso alle mappe che rappresentano lo stato odierno delle conquiste. Anatoly Osmolovsky (1969; vive e lavora a Mosca), per questo artista la memoria non avviene attraverso la venerazione dei monumenti, ma vive attraverso azioni concrete. Martha Colburn (1971; vive e lavora a New York) esplora il concetto di bellezza del mondo attuale; l’ossessione per lo spettacolo, l’autodistruzione di molti individui.

Una mostra da visionare con cautela, da vivere con calma per non essere sopraffatti dalle….turbolenze.

Info:
Museo Pecci Milano
Ripa di Porta Ticinese 113, Milano
Orari da martedì a sabato, ore 15.00 – 19.00 –
Ingresso libero

Lucia Arezzo

29 marzo 2012

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