Teatro Derby, a Milano cala il sipario sulla cultura

In Via Mascagni 8, nel pieno centro di Milano, ormai restano solo locandine vecchie e ingiallite. “Caveman”, la rappresentazione teatrale che si autodefinisce “il più grande spettacolo al mondo su uomini, donne e le loro relazioni”, diretto da Teo Teocoli, sembra voler restare strenuamente aggrappato, con i suoi manifesti datati marzo 2011, a quel che resta di un teatro che sta per chiudere i battenti.

Proprio Teo Teocoli, insieme a Mario Lavezzi e ad un altro gruppo di artisti, ha rifondato non senza sacrifici il Teatro Derby nel 2008, dopo la chiusura del Teatro delle Erbe. Sono serviti 240.000 euro per pagare gli affitti arretrati e 250.000 euro per ristrutturare uno spazio di 5.000 metri quadri, che risultava inagibile (e proprio l’inagibilità ha frustrato la continuità delle stagioni teatrali).

La rifondazione del Derby è stata un’idea dell’allora sindaco Letizia Moratti ed è stata subito sposata in pieno dalla società fondata appositamente per l’occasione da Teo Teocoli, Mario Lavezzi ed altri artisti professionisti e imprenditori. Tuttavia, dopo pochi mesi dalla costituzione e gli ingenti investimenti compiuti, viene comunicato che l’immobile, la cui proprietà era comunque rimasta in capo al Comune di Milano, è assegnato ad un fondo destinato alla vendita in attuazione del piano di cartolarizzazione. La società di Teocoli allora si propone di acquistare i soli locali adibiti a teatro, ma l’offerta viene rifiutata poiché l’immobile deve essere acquistato necessariamente per intero. Nel dicembre del 2011, però, la stessa offerta, questa volta proveniente dalla società Mascagni Developers srl, fondata appena qualche giorno prima, viene accettata dalla nuova amministrazione comunale. La decisione non viene neanche comunicata a coloro che hanno permesso che questo teatro riprendesse vita. Non è neppure concesso loro di prendere visione degli atti riguardanti la cessione. In compenso, però, viene inviato un avviso di sfratto: venerdì 23 marzo fissato come giorno del primo accesso.

Proprio questa mattina, davanti il Teatro Derby, Mario Lavezzi, Maurizio Colombi e Fabrizio Carbon, hanno illustrato la questione alla stampa, manifestando tutta la loro rabbia e il loro disappunto per questa situazione paradossale, pur senza dare l’impressione di arrendersi davanti a quella che sembra un’inevitabile sconfitta per la cultura. Profondamente deluso è sembrato Mario Lavezzi: << Le metropoli europee incentivano la cultura e la costruzione di teatri. A Milano, invece, li chiudono>>. Continua poi l’artista: << Non si spiegano molte cose in questa faccenda. La rinascita di questo teatro è stata voluta tre anni fa proprio dal Comune di Milano, quello stesso Comune che ora, con la nuova amministrazione, ha deciso di farlo chiudere per costruirci al suo posto  un centro commerciale, una banca, o chissà cosa. Capisco che al giorno d’oggi ci siano tante priorità, ma la cultura non può non essere considerata tale. Noi lotteremo fino alla fine per restituire a Milano un pezzo della sua cultura>>.

Bisogna però scontrarsi con la cruda realtà, che parla di un’operazione di vendita già conclusa e di uno sfratto imminente, di fronte alla quale, anche Lavezzi, pur senza voler perdere la speranza in una possibile risoluzione positiva della questione, prova ad ipotizzare strade alternative: <<Nel caso non si riuscisse a trovare un compromesso si potrebbe almeno dare la possibilità a questo teatro di cambiare casa e di continuare a vivere in un altro luogo. Ma questa è solo l’ipotesi estrema perché sarebbe comunque un peccato privare il centro di Milano, che in passato ferveva di vita e di cultura, di un laboratorio di giovani artisti. Basta ricordare solo alcuni tra coloro che hanno iniziato la loro carriera in questo luogo: Jannacci, Toffolo, Boldi, Teocoli. E poi il centro di Milano e già pieno di centri commerciali, mentre si sta impoverendo dal punto di vista culturale>>.

Subito dopo l’intervento di Lavezzi, l’attore e regista Maurizio Colombi tuona: <<Ho registrato Pisapia al Teatro Smeraldo mentre prometteva che il Teatro Derby non chiuderà. Spero mantenga la sua promessa>>.

Molto risentito è anche Fabrizio Carbon, titolare del Teatro Derby: << Quando abbiamo sposato l’idea della Moratti di ristrutturare e far rinascere questo teatro lo abbiamo fatto non perché fossimo dei folli che volevano spendere del denaro senza un motivo, ma perché avevamo avuto la rassicurazione che Milano avrebbe goduto di questo teatro per molto tempo. Ora, dopo tutto quello che abbiamo speso, dopo 500.000 euro spesi, veniamo a sapere che la nuova amministrazione ha ceduto l’immobile e noi dobbiamo andarcene. Mi sembra una situazione paradossale. Ma sia chiaro, noi non stiamo qui a protestare per riavere i soldi spesi, ma per ridare a Milano quel che si merita, cioè una parte della sua cultura>>.

Nel frattempo è stata organizzata una manifestazione di protesta alla quale parteciperanno alcuni studenti dell’Università degli Studi di Milano. La protesta avrà luogo proprio il giorno previsto per lo sfratto, venerdì 23 marzo. Ci si augura che questi appelli alla sensibilità culturale del Comune di Milano, non rimangano inascoltati e si trovi un compromesso soddisfacente per restituire alla città un luogo in cui si possa formare il futuro artistico non solo milanese, ma dell’Italia intera.

In serata l’assessore alla cultura del Comune di Milano Stefano Boeri ha fatto sapere: “Sono disposto a incontrare i responsabili del teatro per capire come aiutare la compagnia a trovare un nuovo spazio a Milano….”.

Aggiornamento ore 15.00

Al Teatro Derby non è ancora finita! Lo spettacolo sta per iniziare: inizia l’occupazione pacifica. Appuntamento in Via Mascagni 8 – Venerdì 23 marzo alle ore 11 con i giovani artisti e i soci del Derby. Annunciata la presenza dell’Assessore alla Cultura Stefano Boeri.

Giuseppe Ferrara

22 marzo 2012

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