Marlene Dumas: Sorte

Fino al 17 giugno 2012 è possibile visitare la mostra personale dell’artista Marlene Dumas presso la Fondazione Stelline, Corso Magenta 61 a Milano. L’evento, a cura di Giorgio Verzotti, presenta una delle più rinomate artiste figurative contemporanee; in mostra sono esposti ventidue dipinti recenti e quindici pezzi tra disegni e carte storici.

Con tutta la loro forza emergono alcuni temi cari all’artista: la crocifissione, le persone famose collegate a vicende drammatiche della propria vita e la dichiarata “people in extreme suffering”. La storia del luogo stesso che ospita l’ evento – l’ex collegio delle giovani orfane, “le Stelline” – e alcune sculture esposte al Castello Sforzesco, come la “Pietà Rondanini” di Michelangelo, sono  state fonte d’ispirazione per i lavori dell’artista, realizzati appositamente per questa mostra; ad esse verranno affiancate anche sette opere provenienti dalla serie “Forsaken” (2011).

Il nucleo dell’ esposizione si basa sul rapporto Madre/figli che prende vita nelle immagini di figure femminili, prese dagli archivi dell’ex collegio delle Stelline, e nei ritratti di Pier Paolo Pasolini. Il percorso espositivo si basa su un connubio tra l’elemento fisico e quello metafisico: Marlene Dumas utilizza nel suo percorso artistico segni universali in cui la fede e il dramma si uniscono. In mostra anche il film “Miss Interpreted (Marlene Dumas)” realizzato e diretto da Rudolf Evenhuis e Joost Verhev.

Marlene Dumas ha sempre sperimentato nei suoi lavori temi come: la sessualità, la violenza, la razza, la religione, la perversione, l’ossessione , l’oppressione e l’infanzia, utilizzato come mezzo per ritornare alla causa dei problemi. Le sue sono bambine “decontestualizzate”, senza tempo, non legate allo stereotipo dell’infanzia; esse sono generalmente bambine anonime, private da tutti gli accessori necessari per il riconoscimento.

Nata nel 1953 in Sud Africa dove vive per molti anni, Dumas avverte immediatamente il clima di ingiustizia sociale che vige nel suo paese; nel 1976 si trasferisce in Olanda dove si stabilisce definitivamente, continuando a credere al ruolo politico-sociale dell’arte. Fisicamente Marlene è una donna robusta, occhi chiari e sorriso infantile, niente di tragico la connota e quasi si direbbe serena nella sua vita personale, ma è la sua pittura a presentare la tragicità dell’esperienza umana.

Il suo lavoro è diventato il suo modo personale per dare voce a coloro che vivono da reietti, come coloro che hanno vissuto nell’antico palazzo che fu un orfanotrofio. Le bambine potevano salvarsi solo obbedendo; molte opere infatti sono nate dalle fotografie di quell’epoca e mostrano coloro che venivano denominate “stelline” in modo impersonale.

In mostra compare spesso l’elemento della croce, segno della sofferenza della Passione di Cristo; la tecnica dei lavori è materica e liquida, ritrae i corpi guardandogli dentro. Lo scopo dell’artista è di rinnovare le icone che abitualmente parlano del male, riproponendole come espiazione dei peccati.

Lucia Arezzo

20 marzo 2012

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