A Vicenza una mostra racconta la notte

A Vicenza una mostra racconta la notte

“Sentiero di notte in Provenza”, Vincent Van Gogh – 1890

Dopo le esposizioni dedicate al ritratto e al paesaggio, va ora in scena la notte, non solo seducente sfondo pittorico ma contenitore di eventi, sensazioni, pensieri, simboli. E simbolica non poteva che essere la data di apertura al pubblico che il curatore Marco Goldin ha voluto nella notte santa: il 24 dicembre. A Vicenza, la Basilica Palladiana vive giorni affollati, forse troppo per gustarsi i dipinti, ma nello storico contenitore sono arrivati capolavori per vedere i quali bisognerebbe attraversare l’Atlantico e girare l’Europa, l’occasione è pertanto imperdibile. “Tutankhamon Caravaggio Van Gogh – La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento”, racconta un viaggio millenario nelle penombre che incalzano al calar della sera amplificando i sentimenti, le emozioni, le paure. Una mostra da gustare senza porsi troppi interrogativi, senza la presunzione di voler capire tutto, nata dal desiderio di raccontare qualcosa che è accaduto sul limitare della luce.

Nella prima sezione si entra fisicamente nel buio e sotto un cielo stellato che riporta le costellazioni conosciute nell’antico Egitto, i ritratti della valle del Fayum, quello del re Menkaura e del faraone bambino Tutankhamon, raccontano da subito il passaggio dalla vita all’infinito. Notte, quindi, come metafora del viaggio non solo dal respiro vitale all’eterno assopimento, ma anche come spazio temporale. Qui avviene il primo azzardo di Goldin che non ha scelto un percorso rigorosamente cronologico ma ha accostato opere di lontanissima esecuzione, come la testa di Tutankhamon del 1300 circa a. C. e la “Donna addormentata” di Antonio López García del 1963. Non ci si stupisca di queste diserzioni nelle quali ci s’imbatte spesso nel percorso espositivo; questi balzi che superano secoli e costringono l’occhio a confronti inaspettati e possono apparire accostamenti incoerenti, Goldin li ha definiti “gong che suonano”, vibrazioni narranti e non esplicative,  un altro modo di “fare mostre anche così, né migliori, né peggiori di altre, ma diverse”.

Nella seconda sezione la notte diventa contenitore di storie sacre e della vita di Cristo. Capolavori di Giorgione, Caravaggio, Tiziano, El Greco, Tintoretto, Poussin, indugiano nelle penombre avvolgenti i personaggi. Qui ci s’imbatte nel confronto più audace del curatore: la “Crocifissione” di Nicolas Poussin del 1645 accanto a “Frammento di una crocifissione” di Francis Bacon del 1950. Tre secoli separano i due dipinti, ma più che il tempo è l’abisso iconografico a differenziare il medesimo soggetto, e mentre nel primo la notte è accadimento atmosferico, nel secondo è partecipazione viscerale.

Dedicata all’incisione è la terza sezione nella quale il nero si fa tragico e drammatico: otto acqueforti di Rembrandt si confrontano con otto di Giovan Battista Piranesi. Nelle prime la gamma infinita e morbidissima di grigi e di neri modula un vellutato chiaroscuro, invece nella serie di Piranesi dedicata alle Carceri, le oscurità si mostrano tenebrose e sinistre. Poi tutto si rasserena nelle vedute ottocentesche della quarta sezione “Di lune e di stelle. E di tramonti prima”, dove la sera è puro paesaggio e la natura è storia stessa. La burrasca di Turner si mantiene coerente ai principi dell’estetica del sublime, mentre i chiarori lunari di Friedrich raggiungono i vertici della poesia pittorica che si confrontano nella luce notturna eroica del pittore inglese e in quella spirituale del maestro tedesco.   Ed è in queste stanze che i crepuscoli d’oltre oceano dell’Hudson River School si contrappongono a quelli  impressionisti di Corot, Pissarro, Monet, Millet, Van Gogh.   La parete che accoglie  la “Raffica di vento dopo il tramonto” di Millet  accanto all’ “Autunno, paesaggio al crepuscolo” di Van Gogh muove corde interiori, vibranti in quella linea d’orizzonte  che da un dipinto passa  all’altro in un fluire di colori terrosi e bagliori lontani.

“Notte di Natale”, Paul Gauguin – 1894

La notte del Novecento, della quinta sezione, è un’apparizione, uno stato d’animo, estasi e tormento espressi nell’essenzialità dell’astrattismo. Nicolas de Staël, Morris Louis, Mark Rothko, Kenneth Noland, artisti che prediligono la dilatazione del colore, la nudità alla pienezza, il silenzio al frastuono, costretti entro una notte dell’anima che condurrà De Staël e Rothko al suicidio.

Infine, con “ In queste sere e notti ci si perde”, si conclude il lungo viaggio dentro le voci, le atmosfere, i colori di una notte che sta per terminare. Nell’ultima stanza vi è il riassunto di tutte le notti affrontate, un insieme che scompone e ricompone immagini antiche e moderne: Cézanne fra Luca Giordano e Francis Bacon, Gauguin accanto a Rothko, Caravaggio accostato a Van Gogh, il quale ci lascia andare portandoci nel cuore il suo “Sentiero di notte in Provenza” del quale scrisse:  ” Laggiù ho lasciato ancora un cipresso con una stella …”.

Info. Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento

Vicenza Basilica Palladiana dal 24 dicembre 2014 al 2 giugno 2015

Prenotazioni:  0422 429999 [email protected] www.lineadombra.it

Orari: da lunedì a giovedì ore 9-19 da venerdì a domenica ore 9-20

Ingresso: intero € 12,00 ridotto € 9,00

Cinzia Albertoni

10 gennaio 2015

 

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