Dai tacchi al gelato passando attraverso la vita di un’unica donna: Caterina de’ Medici

Dai tacchi al gelato passando attraverso la vita di un’unica donna: Caterina de’ Medici

Un giorno di festa, un’intera giornata passata su un tacco vertiginoso come un’equilibrista da circo, è un’esperienza che cambia la propria percezione spazio-temporale. Coprire una distanza di pochi metri può essere un’impresa, soprattutto quando il destino si impegna a snodarti davanti pavé, acciottolato, tenero terreno erboso o piastrelle tirate a lucido con la miglior cera in commercio. Il tempo dilatato, con un solo pensiero in testa «ma chi me l’ha fatto fare», con un sorriso che sembra un ghigno e una compostezza ridicola che si fatica a mantenere. C’è chi cede subito e ti ritrovi a fianco decisamente più bassa di parecchi centimetri, con improbabili ciabatte, e c’è chi la prende come una sfida stile «ce la posso fare», con quella forma un po’ perversa di masochismo puro che fa guardare le altre donne con comprensione quando ci si incrocia nei bagni a massaggiarsi i piedi ormai messi a dura prova, la pianta del piede modificata e la raggiunta insensibilità come unica speranza per non sentir dolore. Una scorta incredibile di cerottini da mettere nei punti strategici e una sorta di invidia per la ragazza appena vista che camminava come se fosse nata su un tacco diciotto, tu che per alcuni giorni invece porterai le conseguenze di questo azzardo. Il tacco è uno spartiacque della femminilità e prima o poi una donna ci farà i conti, decidendo se la tortura valga la pena o meno. C’è chi può e chi non può, ed è inutile dirsi che una ballerina fa la sua figura al fianco di una stangona taccata dalla falcata sensuale o consolarsi con il pensiero «ma io sto comoda» (cosa non sempre vera anche con una scarpa raso terra), perché aleggia una sorta di sconfitta specialmente se è un ripiego.

Sorge spontanea una domanda, chi ha inventato questa croce o delizia per le donne? Marilyn Monroe diceva: «Non so chi abbia inventato i tacchi alti, ma tutte le donne gli devono molto». Forse non proprio tutte, ma chi ringraziare o maledire per questa invenzione? Googleggiando un po’ si viene a scoprire, con un pizzico di incredulità, che il tacco è stato introdotto in Persia, nel II secolo d.C., per dare maggiore stabilità ai cavalieri sulle staffe durante le battaglie. Alt, un momento, il tacco è nato per l’uomo? Che sia tuttora una lotta è fuori discussione. Ma sono cambiati i ruoli, è una lotta assolutamente femminile, a cominciare dalla stabilità, tutta da raggiungere e mantenere. Quando allora questa trasformazione in accessorio di moda. Leggiucchiando qua e là sembrerebbe di capire che c’è lo zampino di un’italiana. Qualcuno azzarda l’ipotesi che fu Monna Lisa ad indossare il primo tacco, convinta da Leonardo che la voleva ritrarre più slanciata e sensuale.

L’ipotesi più credibile sembra essere invece quella che vede una giovanissima Caterina de’ Medici sposare a Parigi nel 1533 il Duca d’Orléans indossando proprio scarpe dal tacco ardito. È il 13 aprile 1519 quando a Firenze nasce la futura sposa di Enrico II di Francia, regina consorte dal 1547 al 1559 e reggente per circa trent’anni dopo la morte del marito, che ebbe una lunga e duratura influenza non solo politica. Orfana a pochi mesi di vita, sarà una figura emblematica del XVI secolo, difficile da delineare perché circondata da un alone nero, una sorta di leggenda che l’ha sempre raffigurata come un mostro sanguinario. Complici alcune credenze popolari che la dipingevano come spietata e dispotica e un processo di disinformazione storica che inizialmente ha portato avanti e avvallato questa immagine. Storici che l’hanno poi rivalutata, rivelando di questa donna anche la parte amabile e attenta al benessere dei propri sudditi, una regina ottimista che regnava con il cuore, credendo nella pace e nella riconciliazione, consacrandosi al regno per i suoi molti figli.

Donna minuta e non proprio avvenente: non bastava la bassa statura, aveva anche occhi sporgenti e un naso importante. Dalla sua aveva eleganza e perspicacia, doti che usò per impressionare la corte francese, che la guardava come una straniera di origini non reali perché nata in una famiglia di banchieri. Complici i tacchi. Facendosi aiutare da un artigiano fiorentino, utilizzò questo espediente per destare scalpore e risultare più imponente e seducente, lei che doveva lottare anche contro la concorrenza di un’amante come Diane de Poitiers, celebre per la sua bellezza, intelligente, intrigante, di alta nobiltà, cosciente del proprio prestigio e della propria influenza nella politica del re, pur essendo di vent’anni più vecchia del proprio amante.

Che arma usare contro la donna che la tradizione vuole con il seno ritenuto il più bello della sua epoca, quanto lo champagne era considerato il vino migliore? Un seno celebrato dal pittore François Clouet, sul quale pare sia stata modellata la coppa per la corretta degustazione appunto dello champagne. Non era donna da arrendersi, nemmeno con un matrimonio combinato con un uomo debole e le pressioni per partorire il futuro re di Francia, impresa non facile per i suoi iniziali problemi di infertilità. Ma forse un tacco era cosa da poco per lei che pur d’avere figli (prima che un medico le risolvesse il problema) provò anche rimedi ripugnanti come escrementi di mucca e urina di cavallo. Una donna tosta, che governò in tacchi e corsetto, altra sua invenzione per affinare il girovita.

Come le mutande, entrate in uso perché appassionata di equitazione e quindi indispensabili per la cavalcatura all’Amazzone come amava lei, unica ammessa nella squadra di caccia di suo suocero, Francesco I re di Francia, perché aveva la stessa velocità degli uomini. Un indumento che presto fece tendenza portando molte signore della corte francese a rivolgersi a sarti italiani per la realizzazione di capi pregiati, con pizzi e ricami. O l’introduzione del profumo e dell’acqua e sapone per l’igiene personale, disgustata dal pessimo odore del suo consorte.

Non è finita, non soddisfatta della cucina della corte di Francia fece arrivare a Parigi dalla sua Toscana pasticceri e cuochi per le sue magnifiche feste, grande amante del ballo come dell’arte. Ebbene sì, la «famosa» cucina francese non è solo francese. Il suo gusto per la buona tavola passava anche dall’uso di tovaglie ricamate, eleganti bicchieri e raffinate posate. Soprattutto la forchetta divenne segno di prestigio, già nota ai fiorentini ma non ancora utilizzata in Francia dove venivano usate le mani. Fu sempre lei a dividere i cibi salati da quelli dolci, tradizione medievale, e a portare sulle tavole francesi olio d’oliva, piselli, fagioli, carciofi, spinaci e crespelle.

Dopo il pranzo era sua abitudine far servire dolci, marmellate, frutta sciroppata, sorbetti e piatti freddi a base di arance, limoni e lamponi. A lei si deve il primo gelato, fatto con l’aiuto di Giuseppe Ruggeri, macellaio italiano appassionato di cucina, e lo Zuccotto fiorentino. Quest’ultimo, chiamato ai tempi della regina «Elmo di Caterina», era stato ideato proprio in onore della sovrana, in una versione molto diversa da quella in commercio ai giorni nostri, da Bernardo Buontalenti, architetto inventore del gelato semifreddo. Il nome deriva dal fatto che per realizzarlo veniva usato un piccolo elmo chiodato da combattimento chiamato appunto zuccotto.

Insomma, dai tacchi al gelato passando attraverso la vita di un’unica donna, Caterina de’ Medici. Una donna italiana che quando arrivò in Francia sapeva parlare a malapena il francese, considerata una straniera oltre che una regina senza scrupoli pronta a ricorrere ai mezzi più estremi per conservare il potere (veleni, trappole segrete e assassini al suoi servizio), ritenuta a torto la responsabile del massacro degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo. Fu una vera ambasciatrice del gusto italiano, portando Oltralpe non solo alcuni dei suoi familiari di origine italiana per introdurli a corte e al potere ma soprattutto quella genialità unica che le fece precorrere i tempi, influenzando gli usi e costumi degli anni a venire. E rimane un po’ il dubbio che forse i mezzi estremi da lei usati per conservare il potere non fossero tanto i veleni ma un buon gelato e i tacchi a spillo.

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