Gennaro Favai. Visioni e orizzonti 1879 – 1958

Venezia con il suo Ponte dei Sospiri e Palazzo Ducale. Parigi con Notre Dame, la Senna e La Rotonde a Montparnasse. New York con il Porto, Central Park e Lexington Avenue. Siracusa con la Tomba di Archimede. Capri con la Chiesetta di Sant’Anna e la Maison Blanche. Algeri con le Maisons Moresques à la Casbah, il piccolo mercato a Bou- Saada, la Moschea Abder- Rhaman – el – Tasalibi. Poi ancora Venezia, i Cavalli di San Marco, Corte Bottera, vecchie case alla Giudecca, le vedute dall’alto.

L’itinerario creativo di Gennaro Favai, amico, tra gli altri, di Mario De Maria e Mariano Fortuny, rinasce in tutto il suo splendore e la sua complessità nella grande retrospettiva che Ca’ Pesaro decide di dedicare, al secondo piano del palazzo, a questo straordinario pittore che ha saputo unire alla poetica simbolistica in cui viene a formarsi, un’eccellente padronanza della tecnica pittorica.
Favai, figlio di un antiquario e della contessa Albrizzi, nasce a Venezia nel 1879. Dopo un breve periodo trascorso presso il Reale Istituto di Belle Arti, il giovane artista abbandona gli studi principalmente per insofferenza verso l’ambiente accademico contemporaneo. Decide, quindi, di approcciarsi all’arte andando a bottega, in modo da imparare sul campo e distanziandosi il più possibile dalle mode e dalle istituzioni del periodo: con Vettore Zanetti Zilla  (paesaggista) studia la pittura del Cinque, Sei e Settecento copiando le opere dei Grandi Maestri, dedicando ampio spazio all’uso dei materiali e delle tecniche; con Mario De Maria (che, come sottolinea Elsa Prete, è responsabile della moda del notturno in terra lagunare) approfondisce il colorismo, le scenografie, l’attenzione alle atmosfere sospese, decadenti e crepuscolari tipiche dell’influsso della cultura simbolista, oltre all’uso della così detta tempera grassa (o emulsione, più resistente della così detta tempera magra in cui non compare alcun additivo oleoso, permette che non si verifichi il cambio di tono una volta essiccato il colore. Le emulsioni, in cui avviene l’unione di due liquidi non miscibili tra loro attraverso ad un agente detto emulsionante, hanno un carattere corposo e il pittore può utilizzare l’olio sulla superficie del dipinto per ottenere trasparenze e velature).
Importantissimi, per comprendere pienamente la sensibilità artistica di Gennaro Favai, sono i suoi viaggi a cui si accompagnano anche la fama internazionale e le conseguenti mostre: nel 1904 espone a Saint Louis e compie il primo di una serie di soggiorni parigini; nel 1907 espone alla Biennale di Venezia e nel 1908 a Palazzo Pesaro; nel 1912 espone a Detroit, Toledo, Muskegon; nel 1914, in occasione di un viaggio a Londra, scopre Turner e il suo rapporto tra luce e spazio ed inizia un rapporto di amicizia con l’illustratore Brangwyn. Nello stesso periodo torna a Parigi dove incontra Maria Kievits, scrittrice poliglotta e che nel 1918 diventerà sua moglie.
Tra il 1915 e il 1917 soggiorna a Taormina e Siracusa e successivamente  nel 1919 si trasferisce a Capri, dove ha la possibilità di approfondire maggiormente la sua pittura di paesaggio, in cui traspare da un lato  il solido desiderio di tutelare il patrimonio architettonico e naturale locale, e dall’altro un approccio analitico basato sul trinomio “reale- visibile- vero.” Negli anni Venti espone con enorme successo a New York, città che visiterà nel 1930 e di cui lascia meravigliose vedute in grado di fermare, con estrema maestria, la frenesia e l’unicità che caratterizzano questa città, in cui il grigio del cemento si unisce alle trasparenze del vetro, ai riflessi del sole e allo sfavillio armonico delle mille luci colorate che la sera invadono la metropoli.
Dopo un viaggio ad Algeri, Favai torna nella sua Venezia, dove muore nel 1958; risalgono a questo ultimo periodo l’avvicinarsi alla tecnica incisoria, il progressivo allontanamento dalla scena pubblica e le sue vedute dall’alto della città lagunare.
Deriva da ciò la scelta espositiva della mostra che non segue un andamento cronologico ma episodico, in modo che il visitatore possa avvicinarsi il più possibile alla poetica di Gennaro Favai. Sono cinque le sezioni principali riscontrabili: quella riservata alle vedute veneziane, in cui si possono ammirare opere per lo più risalenti alla prima fase del pittore, come si nota dal prevalere di atmosfere decadenti e notturne (Notturno a Ca’ Rezzonico, Ponte dei Sospiri); il fulcro dedicato al viaggio mediterraneo (Taormina, Siracusa, Capri e Algeri) che è caratterizzato dalla creazione di una nuova visione del paesaggio contraddistinto da forti contrasti chiaroscurali e colori accesi (Casa a Capri, La Casa,Chiesetta di Sant’Anna a Capri).
La terza sezione è dedicata a Parigi e New York (Notre Dame de Paris, Autunno e New York, Central Park); la quarta dedicata alle vedute a volo d’uccello che hanno come soggetto Venezia e in cui non è difficile notare una vicinanza con la poetica artistica di Turner (Palazzo Ducale, Venezia dall’alto, Bacino di San Marco). Per finire una sezione, l’ultima, è dedicata al rapporto tra Favai e alcuni celebri artisti: in questa parte è possibile, infatti, trovare alcuni ritratti e caricature che alcuni suoi amici gli hanno dedicato (si veda l’olio fatto da De Pisis nel 1945 o la tempera su tavola dedicatagli da Dufy).
Una vita intensa, quindi, quella di questo pittore veneziano che poteva vantare tra i suoi amici musicisti, intellettuali, poeti (si citi ad esempio Ezra Pound), artisti (Medardo Rosso, De Pisis, Dufy), e la cui fama è stata per lungo tempo oscurata sotto la non sempre positiva denominazione di artista locale, che lo ha fatto dimenticare per quasi cinquant’anni.
Parte da qui, infatti, la ricerca iniziata da Ca’ Pesaro intesa a proporre uno sguardo nuovo con conseguenti riflessioni su alcune personalità legate al territorio, ricerca che si abbina ad una collana di monografie dedicate ad artisti connessi alla storia del museo e della città tra 1800 e 1900, e il cui primo numero è stato presentato proprio in occasione della retrospettiva su Gennaro Favai.
Una grande occasione per scoprire che l’arte non è fatta solo dai grandi nomi che affollano i libri di scuola, ma anche da artisti che meritano di non essere dimenticati e riscoperti in tutta la loro bellezza e nella loro innovazione.

Didascalia immagini.
Notturno a Ca’ Rezzonico, 1932, olio su cartone, cm 25 x 33, Venezia, collezione privata.
La casa, olio su carta intelata, cm 92 x 115, Venezia, collezione privata.
New York, olio su tavola, cm 100 x 118, collezione privata.

Scheda tecnica.
Gennaro Favai.Visioni e Orizzonti 1879 – 1958, fino all’ 11 marzo 2012, Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Santa Croce 2076, Venezia.
Orario: 10.00 / 17.00 (la biglietteria chiude un’ora prima). Chiuso il lunedì.
Biglietto (comprende la visita all’intero palazzo): intero € 8.00; ridotto € 5.00; gratuito per residenti e nati nel Comune di Venezia.

Giulia Jurinich

23 gennaio 2012

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