Patrick Modiano Nobel per la letteratura 2014: «Strano che mi abbiano dato il Nobel, ho l’impressione di scrivere sempre lo stesso libro»

Patrick Modiano Nobel per la letteratura 2014: «Strano che mi abbiano dato il Nobel, ho l’impressione di scrivere sempre lo stesso libro»

modiano_nobel-cover«Per l’arte della memoria con cui ha evocato i destini umani più insondabili e messo a nudo l’universo dell’occupazione nazista», questa la motivazione data dai diciotto giurati dell’Accademia Reale di Svezia per l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura 2014 a Patrick Modiano, annunciata ieri alle ore 13:00 dal segretario permanente Peter Englund, prima ancora di esser riuscito a contattare telefonicamente lo scrittore e sceneggiatore francese. Premio che rientra nelle cinque categorie previste in origine da Alfred Nobel nel suo testamento, nel 1985, destinato all’autore «che si sia maggiormente distinto nel campo della letteratura mondiale per le sue opere in una direzione ideale» e che porta a Modiano, oltre ad una visibilità internazionale, una medaglia d’oro con la raffigurazione dello stesso Alfred Nobel, un diploma personalizzato e una somma di denaro (nel 2013 otto milioni di corone, più di ottocentomila euro).

In serata, dalla sede del suo storico editore Gallimard, arriva la reazione di Modiano, un Modiano «felice» che trova «tutto questo bizzarro». Un uomo che a notizia ricevuta ha sentito la necessità di uscire per camminare un po’ perché «ero molto sorpreso, non me l’aspettavo. Ho provato un senso di sdoppiamento, come se si stesse parlando di un’altra persona con il mio stesso nome». Infatti i favoriti erano altri, il giapponese Haruki Murakami in testa con il kenyota Ngugi wa Thiong’o, anche se il nome di Modiano lentamente era entrato nella rosa dei dieci possibili vincitori tra gli oltre duecento nominativi. Nominativi frutto delle segnalazioni ricevute che a febbraio vengono esaminate dalla Commissione: «Non è difficile trovare canditati meritevoli», scrive Englund, «ce ne sono moltissimi, il mondo è così grande. La parte veramente difficile è decidere chi si meriti il premio». E Patrick Modiano l’ha meritato questo premio, entrando così nell’Olimpo dei letterati, colpito lui stesso dall’onore di essere stato scelto, curioso di andare in Svezia per conoscere le ragioni di un fatto che non sembra ancora reale: «Mi sembra irreale essere finito insieme ad autori come Camus, che ammiravo quando ero bambino e adolescente». Un bambino nato da genitori che «si erano conosciuti a Parigi durante l’Occupazione», un padre, ebreo francese di origini italiane, implicato in affari legati al mercato nero, una madre attricetta di second’ordine, belga di etnia fiamminga, che dopo aver messo al mondo Patrick e Rudy non si occupano dei figli ma li sistemano di pensionato in pensionato, lasciandoli sempre più soli.

Patrick-Modiano-Modiano nasce precisamente il 30 luglio 1945, due mesi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, a Boulogne-Billancourt, periferia occidentale di Parigi, città le cui strade, caffè e quartieri faranno da sfondo al suo raccontare. Un padre assente e una madre spesso in tournée la cornice di un’infanzia e di un’adolescenza complicate che avranno una profonda influenza sulla sua poetica, con parte della sua narrativa impegnata nella ricostruzione della figura paterna. Una figura oscura quella del padre, che da ebreo arrestato nel 1943, scampa alla deportazione collaborando col regime di Vichy e gli occupanti nazisti. Cresciuto in parte dai nonni materni, segnato profondamente dalla morte del fratello Rudy a soli dieci anni, ha la fortuna di incontrare nella sua vita Raymond Queneau, amico della madre, che durante le ripetizioni di geometria intravede le potenzialità di un ragazzino allora quindicenne, diventando uno dei suoi maggiori sostenitori. Fu il trampolino di lancio nel mondo letterario parigino e la porta d’accesso all’editore Gallimard, con il quale pubblica il suo primo romanzo nel 1967, La Place de l’Etoile. Libro ambientato durante il periodo dell’occupazione nazista, tema che ritorna in molti suoi romanzi e che l’ha portato ora a ricevere un Nobel. Questo l’inizio di una carriere precoce che si è presto avviata ad una produzione letteraria di spessore sia quantitativo che qualitativo. Uno scrittore che non ha mai pensato di fare nient’altro nella vita che non fosse scrivere, ma che preferisce non leggere i suoi primi libri perché «gli inizi sono duri (…). Non è che non mi piacciano, ma non riconosco me stesso, come un vecchio attore che si riveda mentre interpreta un ruolo da giovane». Definito unanimemente dai critici europei e americani «un Marcel Proust del nostro tempo» per questa sua inesorabile ricerca di un tempo perduto, con la volontà costante di ricostruire un passato enigmatico. Lui stesso dice che «Nel romanzo classico — che è psicologico e realistico — lo scrittore era una specie di Dio che controllava i personaggi come marionette. Oggi non è più così. I personaggi sfuggono di mano al romanziere, rivendicando la loro autonomia. Ma proprio perché sono più indipendenti, acquistano anche maggior verità. Anche per questo scrivere non è facile. È come avanzare sulle sabbie mobili. Si ha sempre l’impressione di sprofondare e di perdersi, ma poi all’ultimo momento, miracolosamente, si riesce ad andare avanti». Uno scrittore schivo che ossessivamente ritorna sugli stessi temi: tempo, memoria, identità e senso di colpa. Temi che, come spiega Peter Englund, rientrano tra le motivazioni del premio perché «Modiano crede ci siano corridoi nel tempo che puoi attraversare per incontrare te stesso». Quel se stesso che lui cerca nei ricordi, «quei frammenti di ricordi » che, come scrive in L’orizzonte edito da Einaudi nel 2012, «corrispondevano agli anni in cui la tua vita è disseminata di bivi, in cui ti si aprono così tante strade da avere l’imbarazzo della scelta. Le parole di cui riempiva il taccuino gli evocavano l’articolo inerente la “materia oscura” che aveva mandato a una rivista di astronomia. Dietro agli avvenimenti precisi e ai visi familiari avvertiva tutto ciò che era diventato materia oscura: brevi incontri, appuntamenti mancati, lettere perdute, nomi e numeri di telefono scritti su una vecchia agenda che non ricordi più, e uomini e donne che hai incrociato senza nemmeno saperlo. Come in astronomia, la materia oscura era più vasta rispetto alla parte visibile della tua vita».

Paola Mattavelli
10 ottobre 2014

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