Il mondo “incartato” di Christo and Jeanne-Claude

Ci hanno confezionato  tanti pacchi-dono in formato  super-supermaxi.  Christo  and Jeanne-Claude, così il loro binomio artistico, ci  hanno incartato  per stupirci  pezzi di città  e crinali  di montagne,  chiome di alberi  e  corsi d’acqua, isole e valli.  Prima l’urbano e poi  fuga dall’agglomerato  cittadino  per tuffarsi  tra le braccia  sconfinate  della natura.  Forse,  in quell’ impacchettamento  di grandiose superfici metropolitane   poteva  esserci in gioco  il fattore  provocazione, ma quando  hanno osato  le loro installazioni persino sull’acqua, allora  si è parlato  di vera Poesia.  Due poeti dell’ improbabile  reso  probabile, ma purtroppo  effimero.

    Sono opere, infatti, che non hanno potuto avere l’onore del museo vista la loro  peculiarità e deperibilità .  Vedi  quell’immenso drappo arancione in una valle del Colorado,  quel “Valley Curtain” che unisce in un bacio ansioso di 400 mt.  due costoni  di Montagne Rocciose  fronteggianti . O  i veli  fluttuanti,  adagiati ad accarezzare i sassi e le rocce  di brevi tratti  di costa marina. Oppure  le piccole isole nella baia di Miami, cinte  di polipropilene  color fucsia  e trasformate in  fiori di loto  galleggianti.  O,  ancora, quell’installazione  di vele digradanti dalla riva verso il mare appena a sfiorare la superficie dell’acqua:  una sorta di miracolo  biblico,  amoreggiamento con la natura senza contaminazioni,  simbiosi tra  la mano dell’uomo  e l’elemento naturale.
    Nella  nuova stagione artistica  2012, l’Art Forum Wurth di Capena  ha  scelto di portare a conoscenza del pubblico romano le “ testimonianze tangibili “ delle opere di Christo, già  presentate  al Palazzo Reale di Palermo con l’afflusso di 70.000 visitatori. Si tratta di una delle maggiori raccolte al mondo con un centinaio  di disegni, progetti, collages, oggetti e modelli in scala, frutto  dell’annoso ed enorme lavoro che questa coppia ha speso nel tempo per progettare  le sue  visionarie creazioni:  rarità custodite,  sottratte   all’usura del tempo.  
    L’impatto visivo  delle operazioni artistiche di Christo  è certamente  destabilizzante.  Ma quegli “ occultamenti”  cercano  in realtà  una risoluzione  simbolica  al “monumentale”,  completando l’effetto già grandioso degli enormi manufatti  umani delle megalopoli.  Anche forse un dissociarsi,  coprendole interamente,  da certe  opere  architettoniche  di mole  macroscopica  ascrivibili  al pesante  stile  della cosiddetta “ arte di Stato”, come  nel  “Reichstag “ di Berlino.  Significato  del tutto provocatorio nel “Wall of Barrels” innalzato  nel 1962 a Parigi,  in risposta  al Muro di Berlino eretto nel 1961.  Christo  confezionò  anche  per  Roma  un suo regalo , impacchettando nel 1974  un tratto delle  Mura  che da  Porta Pinciana conducono a Via Veneto. Ci sorge il dubbio che, dovendo liberamente scegliere, avrebbe volentieri impacchettato  il colossale Vittoriano di Piazza Venezia, ribattezzato nella sua bianca fastosità  “torta nuziale”.  Ma riteniamo che il Comune non avrebbe mai dato il suo placet.  Oggi,  Christo  renderebbe un  grande servizio sociale impacchettando…  il globo terrestre.  Il compito  sarebbe insito, non a caso,  nel suo nome  di esplicito significato  messianico.
   Reinhold Wurth, nel suo amore profondo  per  l’arte,  intreccia un’amicizia ventennale con l’artista bulgaro, tanto da  affidargli nel 1995 un progetto  di impacchettamento nel suo Museo di Kunselzau in Germania , “Wrapped Floors and Stairways and  Covered Windows”. Questo imprenditore tedesco ha rivelato  un particolare spirito  innovativo  in tutta la sua filosofia aziendale. Ha voluto infatti   in ogni sua sede operativa la creazione di un Museo  ove esporre  il suo  ricco patrimonio artistico, convinto che l’approccio quotidiano con l’arte sia di grande stimolo alla creatività dei propri dipendenti.  E’ in questa logica che nacque nel 2006 l’Art Forum Wurth in seno al Centro Logistico di Capena, area di coordinamento del Centro-Sud Italia  nella vendita di elementi di fissaggio industriale .
    Va notato  che Christo (al secolo Christo  Javacheff)  non si è voluto legare  completamente  ad alcuna corrente. C’è stato  un periodo di appartenenza , sembra  in modo abbastanza marginale seppur significativo,  a quel movimento parigino del “Nouveau Realisme” , creato dal critico  Pierre Restany negli anni ‘60 . Era la  Land Art, il  Minimalismo.  E’indubbio che  Christo  si riconoscesse in queste tendenze,  ma riteniamo che amasse troppo  la sua libertà  per  farsi condizionare  da vincoli espressivi di gruppo  che avrebbero limitato  ciò che aveva già in testa: qualcosa di unico .  E s’è visto.
    Il solo legame  per la vita è stato quello  con la moglie Jean Claude, già forse preordinato da un magico destino che li vide nascere nello stesso giorno , 13 giugno 1935,  ma su  due differenti fusi orari: lui in Bulgaria, lei in Marocco.  Dal 1994  decisero di presentarsi  in coppia sulla scena artistica e fu un binomio indissolubile e vincente, interrotto  dalla scomparsa di lei nel 2009 a New York, dove avevano eletto  la loro residenza. Nel 2005 iniziarono il progetto  “The Gates” al Central Park di New York  e poi quello sul fiume Arkansas del Colorado, ancora in corso in  attesa dei permessi,  e che Christo conta di portare a termine entro alcuni anni.
   Egli continua ad unire al suo nome quello della moglie e preziosa collaboratrice. Una volta,  fu chiesto a Jeanne-Claude  quale fosse il suo lavoro preferito e lei rispose:”Il prossimo”.  Forse ora, in qualche posto su in alto,  la compagna di Christo  sta divertendo gli angeli nel suo giocoso tentativo di “intrappolare”…  nuvole!

 Art Forum Wurth Capena
 Viale della Buona Fortuna, 2 – Capena (Roma)
 Tel. 06-90103800  – lu – sab. 10 -17.00 – dal 23.1.12  all’8.9.12
 Dom. e festivi chiuso – Ingresso gratuito

Angela Grazia Arcuri

21 gennaio 2012

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