JEFF KOONS: A RETROSPECTIVE

JEFF KOONS: A RETROSPECTIVE

jeff koonsIn ben trentacinque anni di controversa ma strabiliante carriera, Jeff Koons è riuscito a mutare definitivamente il concetto stesso di opera d’arte, donando dignità e bellezza ad oggetti preconfezionati di origine industriale inseribili a tutti gli effetti all’interno del mercato dell’arte.

Se, quindi, tutto sembra poter divenire ed essere arte, compreso l’amore, come ricorda la serie di opere dedicate alla relazione sentimentale tra l’artista e la ex pornostar Cicciolina, relazione dalla quale nascerà anche un figlio, se ne deduce che l’intero sistema artistico, ma anche quello umano, si basino sulla scelta di porre in evidenza alcuni elementi rispetto ad altri.

Ecco, allora, che partendo proprio da tale presupposto, da un innovativo approccio che va a legare la nuova avanguardia artistica alla cultura di massa, nelle opere del celebre artista americano troviamo, portato al limite massimo, il concetto stesso di readymade duchampiano, permettendoci, conseguentemente, di poter appellare Koons con l’accezione di “contemporaneo Duchamp”.

Ritorna infatti la scelta artistica attraverso la quale l’oggetto assume valore in seguito a processi mentali più o meno provocatori, con lo scopo di portare lo spettatore a riflettere su ciò che ci circonda; ecco, dunque, che i readymad “ koonsiani “ hanno la medesima spinta creativa di quelli duchampiani: ritornare a far pensare l’uomo ponendolo davanti a cose in apparenza kitsch o colme di nonsense, come dimostra, ad esempio l’opera Large Vase of Flowers.

La retrospettiva, che occupa in questo periodo fino al 19 ottobre il Whitney Museum di New York, ha l’intento di celebrare Koons attraverso i suoi trentacinque anni di carriera, una carriera che nasce in America e che indubbiamente deve essere celebrata nel medesimo Paese nel quale è stata concepita.

Mai altro museo ha avuto l’onore di avere così numerose opere dell’artista statunitense in un medesimo posto in modo da permettere che la pluralità di punti di vista diventasse uno sguardo unico ma multisfaccettato e mai prima d’ora la sede espositiva in questione ha dedicato così tanto spazio ad un singolo autore. Queste due eccezioni hanno permesso all’esposizione di trasformarsi in un evento culturale dal sapore internazionale: i singoli elementi costitutivi delle opere, così differenti per storia e contenuto, individuano il potere dell’arte e di chi può realmente vantarsi di essere artista.

L’eclettismo estetico che ci si pone davanti e che sembra avvicinarsi a differenti correnti, testimonia la capacità di Koons di superare i limiti stessi del concetto di arte: la riconoscibilità delle e nelle sue opere è un processo evolutivo e non statico che solo in tal occasione è possibile cogliere dal vivo, è la prova di come l’uomo, per sua stessa natura, muti e di come, nella società dei consumi, ciò avvenga rapidamente.

Nell’oggi sentimenti, amicizie, amori, dolori e relazioni sono anch’essi prodotti da commercializzare, da vendere e svendere, da immortalare e dimenticare: i nostri pensieri diventano tweets, la nostra vita foto su Instagram. La genialità di Koons è dimostrata proprio nel fatto di aver portato in scena la visibilità e conseguente vendibilità non solo degli oggetti, ma dell’individuo stesso prima che i social network trattassero tale tematica.

Un esempio lampante è la serie dedicata alla porno star Cicciolina. Un momento intimo, come quello che avviene in camera da letto, viene mostrato al mondo, viene venduto al mondo, quasi paparazzato o con una terminologia più moderna instagrammato.

Con citazioni che si sfumano tra pop art, arte concettuale, dada per citarne alcuni, Koons ha mostrato come il mercato possa essere arte, come la vita sia arte, come l’uomo e le sue relazioni possano diventare arte. E’ una scelta a fare la differenza, a dividere il pubblico dal privato, l’arte dalla non arte attraverso un equilibrato dosaggio tra i singoli elementi e i differenti punti di vista e legami culturali.

L’ovvietà spesso additata ad alcune opere dell’artista è tutt’altro che ovvia e prevedibile, portando lo spettatore a pensare sulle categorie con le quali è abituato a convivere attraverso una metodologia iconica e ségnica che fino a poco prima non aveva considerato.

Didascalia immagine

Jeff Koons, Large Vase of Flowers, 1991. Polychromed wood; 52 x 43 x 43 in. (132.1 x 109.2 x 109.2 cm).Edition no. 2/3.

Collection of Norman and Norah Stone.© Jeff Koons

Scheda tecnica

JEFF KOONS: A RETROSPECTIVE, fino al 19 ottobre, Whitney Museum, 945 Madison Ave, Manhattan, NY 10021, Stati Uniti. Chiuso il martedì.

Biglietti: 20 $; studenti, ragazzi dai 19 ai 25 anni, anziani sopra i 65 anni: 16 $; amici del museo e ragazzi fino ai 18 anni: gratis.

di Giulia Jurinich

17 settebre 2014

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