Agostino Ferrari, SEGNI D’INCONTRO tra Tunisia e Italia, può l’arte collegare l’anima di due Paesi ?

Il Centre National d’Art Vivant de Tunis, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura a Tunisi, ospita dal 3 Febbraio al 29 Febbraio 2012, l’esposizione-progetto Segni d’Incontro, mostra personale dell’artista milanese Agostino Ferrari.
 
Il progetto nasce a poco più di un anno di distanza dalle Primavere arabe, momento di grande cambiamento geopolitico, economico e sociale per l’intera Regione tunisina, e ogni cambiamento si sa, porta un fervore diverso, anche nell’arte; proprio in questa atmosfera  nasce Segni d’incontro, che come significato, desidera realizzare un vero e proprio incontro, una collaborazione artistica tra l’Italia e la Tunisia, tanto che ai lavori di grandi  dimensioni di Agostino Ferrari,  verrà affiancata una performance con il pittore e calligrafo tunisino Nja Mahdaoui;

la performance avrà luogo durante l’inaugurazione della mostra, il 3 febbraio alle ore 16:00, e terminerà con un vero e proprio lavoro a quattro mani da parte dei due artisti, una sorta di segno d’incontro vero e proprio tra due mondi apparentemente diversi, un progetto quindi, dall’anima nobile, che vuole unire due realtà artistiche, sottolineando quanto al contrario, due diverse culture possano viaggiare insieme in un unico grande progetto.

Il lavoro di Agostino Ferrari (Milano,1938) analizza la sfera emozionale e analitica del segno, segno che diventa quasi una scrittura decorativa; questa emozionante sintassi trova un punto d’approdo nel lavoro di Nja Mahadaoui (Tunisi,1937), disegnatore e calligrafo, che da sempre si dedica all’effetto scenografico  e prezioso della grafia, stesso tema, quindi , affrontato con stili e tecniche diverse, perché se Ferrari interpreta il segno nella pittura astratta, trasformandolo in ipotetica scrittura, Mahadaoui partendo dalla calligrafia araba, la libera dal significato e la trasforma in pura decorazione.

Durante la performance, il giorno dell’inaugurazione , le grandi opere dei due artisti verranno affiancate per sottolineare due  realtà apparentemente diverse, ma così unite dal segno; la splendida Bandera di Mahadaoui, lunga parecchi metri, permetterà di rendere partecipe il pubblico, lo spettatore , che potrà fisicamente porre il proprio segno, rendendo la performance collettiva, non sono più semplicemente gli artisti che collaborano tra loro , ma è il pubblico stesso che rende viva l’opera d’arte.
 
Al progetto Segni d’incontro, parteciperà anche un giovane registra, Matteo Bernardini( Torino,1983), che documenterà la performance dei due artisti; curatrice della mostra è Martina Corganti , storica dell’arte, specialista del mondo artistico-mediterraneo.

di Lucia Arezzo

7 gennaio 2012

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