Impronte sfiorate, una mostra che mette al centro le madri-detenute

Impronte sfiorate, una mostra che mette al centro le madri-detenute

Impronte-sfiorate-Paola-michela-mineoPresentata alla stampa oggi la mostra “Impronte Sfiorate” di Paola Michela Mineo, apre al pubblico domani venerdì 4 luglio per restare fino a domenica 5 ottobre 2014 con ingresso gratuito.

La mostra d’arte contemporanea è curata da Marco Testa è promossa dalla Provincia di Milano e patrocinata dal Ministero della Giustizia.

Impronte Sfiorate espone sei grandi installazioni (Silvana Danza – Suvada nel campo di Baranzate – Marina maternità – Chiara il sogno -Emina la scelta e Alter Ego), realizzate da Paola Michela Mineo che costituiscono il risultato finale di un progetto, durato due anni, che vede come nucleo centrale il ruolo di madre in carcere. È intorno a questo che si sviluppa la mostra “Impronte Sfiorate”, che attraverso la sensibilità di questa artista, per la prima volta in Italia, viene svelato mondo della detenzione attenuata dell’Icam, l’Istituto a Custodia Attenuata per Madri, la struttura che consente alle detenute-madri trattenere con sé i figli fino a tre anni. racconta la dignità della condizione di madre in un modo nuovo di concepire la rieducazione. 

L’ICAM è il primo Istituto realizzato in Europa per la custodia attenuata per madri con prole ed è nato nel 2006 – in base ad un accordo tra Ministero della Giustizia, Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano.

Il suo obiettivo è quello di restituire un’infanzia “normale” a quei bambini con una madre detenuta. Questo modello oggi è in espansione su tutto il territorio nazionale e la mostra di Paola Michela Mineo, ha come scopo ha quello di sensibilizzare il pubblico su questo grande importante problema sociale, raccontando la dignità della condizione di madre in un modo nuovo.Paola-michela-Mineo-installazione-danza

Lungo il percorso della mostra, è un susseguirsi di emozioni generate da i piccoli frammenti scultorei, immagini, suoni, odori, video, fotografie e tutti gli oggetti che compongono le sei installazioni, in cui il pubblico potrà conoscere e interagire con una realtà sconosciuta e spesso dimenticata, come quella detetentiva.

Paola Mineo ha realizzato le sue opere in un contesto particolare, nel quale si è dedicata alle madri detenute, coinvolgendone alcune in un’esperienza intensa, diretta, in cui l’arte – e l’interazione personale, ha impresso un cambiamento importante, quasi “determinante”, del loro status: da detenute in regime speciale a vere co-protagoniste di una performance d’arte contemporanea, lavorando su se stesse, insieme ai loro educatori, e dando vita ad un circuito virtuoso di naturale empatia.

La ricerca artistica di Paola Michela Mineo trae ispirazione dall’Arte relazionale e all’Arte-terapia, distinguendosene però nella forma e nella metodologia. L’artista da anni ha elaborato touchArt, una forma artistica con la quale indaga i meandri relazionali in cui la sua scultura, plasmata sul corpo del modello, diviene seconda pelle e al tempo stesso corazza; si fa calco, ovvero documento fisico, di un passaggio, la cui memoria assume forme che rammentano porzioni di sculture classiche, quasi fossero frammenti archeologici o impronte di un ricordo.

E’ per questo che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha voluto far avere al curatore della mostra un messaggio personale, nel quale ringrazia l’artista e quanti hanno collaborato alla realizzazione della mostra, esprimendo un “fervido augurio per il successo dell’iniziativa”, riconoscendo “il valore sociale” del progetto che vede a centro le detenute-madri con prole.

Novo Umberto Maerna, Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano e Massimo Pagani, Assessore alla Famiglia e Politiche Sociali, hanno sottolineato: “La cultura, spesso incrocia e ‘interseca’ la realtà e i suoi anfratti più remoti, con modalità a cui normalmente non siamo portati a pensare…”

Nel curriculum dell’artista, il primo lavoro sviluppato completamente con questo nuovo linguaggio multidisciplinare è stato l’installazione “Sudario”, selezionata al Premio Arte Laguna (1°fase 2012) e poi portata in mostra da Marco Testa al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea (MLAC) dell’Università Sapienza di Roma nel 2013 nella mostra Voci dell’arte contemporanea a Roma.

Sebastiano Di Mauro
3 luglio 2014

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook