Alexandre Vassiliev, L’eleganza in esilio. Tra moda e costume, il tempo di Djagilev

Ci sono mostre che rimarranno inequivocabilmente impresse nella mente dei visitatori. Ci sono mostre che sanno, con un’apparente frivolezza, raccontare storie sconosciute ai più e che con estrema maestria ci conducono in un tempo lontano, così differente dal nostro da apparirci quasi misterioso.
La mostra dal titolo “Alexandre Vassiliev. L’eleganza in esilio. Tra moda e costume, il tempo di Djagilev” e attualmente in corso al Museo di Palazzo Mocenigo (Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume) fa parte di queste.

La riscoperta, ma sarebbe più adatto parlare di vera e propria scoperta, dell’influenza dello stile russo nella moda dell’inizio del XX secolo è il filo conduttore che lega quasi duecento opere che, dopo il grande successo del 2009 al “Tama Art University  Museum” di Tokyo,  in occasione delle celebrazioni del 2011 come “Anno della cultura e della lingua italiana in Russia e della cultura e della lingua russa in Italia”,  vengono esposte per la prima volta nel nostro Paese, in una sede museale che rispecchia, senza eccedere, il raffinato splendore dei pizzi, delle perline, delle sete che abitano le sale, riportandole così magicamente alla vita.
Un vero onore, quindi, quello di poter ammirare queste splendide opere d’arte (che sostituiscono gli oli e le tele con l’uso sapiente dei tessuti e delle trine) tutte provenienti direttamente dalla collezione privata di Alexandre Vassiliev, storico di moda e collezionista di fama mondiale, costumista, scenografo e autore di articoli e saggi sulla storia del costume. Figlio d’arte, Vassiliev, fin dalla più giovane età, è introdotto nell’ambiente esclusivo ed eccentrico dell’intelligencija russa e del teatro, grazie al lavoro dei suoi genitori (disegnatore teatrale per il Bolšoj di Mosca il padre, affermata attrice, la  madre). Alexandre sfrutta a suo favore questa opportunità, ed inizia una collezione  che lo porterà a possedere ben oltre 10.000 opere comprendenti oggettistica europea e russa databile tra il XVIII e il XX secolo,  fotografie e ritratti di coreografi e ballerini, costumi teatrali ed abiti da cerimonia, in una sorta di archivio storico privato.
La vita diventa un succedersi di abiti che, lasciate da parte le superflue e troppo ostentate diatribe tra quanto la moda possa essere arte, riflettono il bagliore lunare di un’epoca fatta di creatività e di sperimentazione, in cui l’amore nostalgico degli esuli russi per la patria abbandonata si sposa con lo spirito rivoluzionario, quanto mai eccentrico ed intellettuale, di una Parigi così artistica da diventare essa stessa arte, immersa nel trambusto dei suoi caffè, nelle strade fumose e nei luccicanti palcoscenici.
È in questo clima che si sviluppa un forte interesse per la moda russa sia pre che post rivoluzionaria, uno stile che, fin dai suoi primi passi, dimostra una precisa ricerca innovativa, basata sull’interpretazione, e non sull’imitazione pura e semplice di abiti stranieri (inglesi e francesi), e che comincia a crescere ed emanciparsi grazie a creativi del calibro di Nadežda Petrovna Lamanova (1861-1941), nel cui atelier si servì addirittura l’imperatrice Aleksandra Fëdorovna in persona. La  nuova tendenza del gusto  raggiunge il suo culmine grazie alla prima stagione di Sergej Djagilev (artista, appassionato di musica, pittura e teatro) e dei suoi “Ballets Russes” inaugurata nel 1908 all’Opera di Parigi allora capitale culturale del mondo intero, e che riuscirono, come mai prima, a creare un impatto artistico così elevato da influenzare direttamente la moda del tempo.
E camminando per le sale del piano nobile, mentre la luce del sole filtra tra i pesanti tendaggi, il visitatore può riprovare il medesimo stupore provato da generazioni di uomini e donne prima di lui. Nelle teche trasparenti, protetti dall’insensatezza umana, emergono come robusti e fieri eroi, i costumi dei balletti: la veste da schiavo sui toni avorio del balletto “Le Dieu Bleu” ideato dal designer Léon Bakst nel 1912 o quella del circasso in feltro nero, ideata dal medesimo artista per l’opera “Thamar”, fino a giungere al costume da boiardo del 1914 di Natalia Gončarova per “le Coq d’Or” o ancora al costume da lacché di André Derain per “La Boutique fantasque” del 1918.
 Accanto ai modelli originali, quasi con aria di sfida, troneggiano i vestiti che da tali abiti di scena trovarono ispirazione, subendo più o meno consapevolmente gli esotismi orientali e la ricercatezza dei colori opulenti e brillanti come dimostrano le meravigliose creazioni (una nera e l’altra chiara) in chiffon di seta e tulle con decorazioni in rilievo ricamate a perline, databili 1913 e probabilmente usciti dal celebre atelier della Lamanova.
Eccoci ancora a sognare, ammirando la meravigliosa collezione di abiti da ballo: dall’elaborato pizzo intrecciato francese nero di un abito databile 1908, si passa all’incantevole e leggero abito “Jenny” in seta, mussolina, ricami con fili d’oro e perline del 1912 e a quello in stile orientale del 1913, per concludere con i luccicanti abiti da sera della fine degli anni Venti prodotti da Kitmir, tra cui spicca, con un’eleganza difficilmente imitabile oggi, l’abito da sera Art Deco in mussolina color albicocca, crêpe-georgette con ricamo di perline.
Il nostro occhio si posa su tuniche scivolate in raso di seta alle quali raffinate sovrapposizioni di mussolina, tulle, pizzi donano una nuova, ricercata eleganza, conclamata in corpetti incrostati di perle e ricami. I modelli del primo decennio del ‘900 presentano linee fluide, slanciate, con il punto vita evidenziato da ricche cinture o da opulente fusciacche, scollature poco profonde, per lo più rotondeggianti, e maniche elaborate. Alla fine degli anni Venti, invece, le forme diventano meno strutturate: si accentua la fluidità in modelli che non segnano il corpo e nei quali il movimento è suggerito da elaborate decorazioni in perline e lustrini; il punto vita scivola, largo, all’altezza dei fianchi o scompare del tutto; la scollatura osa una maggior profondità, le maniche si riducono a larghe spalline.
Al visitatore non rimane che perdersi tra le sale e abbandonarsi malinconicamente a quei tempi andati, immaginando amori e passioni travolgenti.

 Didascalia immagine:
Abito da ballo. Parigi, Francia. 1912. Collezione Alexandre Vassiliev, Mosca.

Scheda tecnica.
“Alexandre Vassiliev, L’eleganza in esilio. Tra moda e costume, il tempo di Djagilev” fino al 6 gennaio 2012, Museo di Palazzo Mocenigo, Santa Croce 1992, Venezia.

Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 16.00 (la biglietteria chiude alle 15.30). Chiuso lunedì, 25 dicembre e 1 gennaio.

Biglietti: intero  € 5,00; ridotto € 3,50; gratuito per i residenti e nati nel Comune di Venezia.

di Giulia Jurinich  

8 dicembre 2011

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