LA SIGNORA DEL DESERTO stupisce Roma

Per la prima volta in Italia un’importante retrospettiva di Georgia O’Keeffe

Dentro casa la solitudine, fuori il deserto. Un isolamento fisico e mentale necessario a quella concentrazione creativa che produce capolavori. Molti anni della sua lunghissima vita li trascorse in un ranch camminando tra gli sterpi, raccogliendo corna, ossa, teschi bovini spolpati dagli avvoltoi e ripuliti dalla sabbia; dipingendo rocce, canyon, cieli, alberi e fiori. Fiori grandi, enormi, ingigantiti da una macro pittura che trasforma le corolle in cavità risucchianti. Un fare pittorico stridente con la sua esile fisicità ma consono al suo energico temperamento.

Georgia O’Keeffe nata nel Wisconsin nel 1887 e morta a Santa Fè nel 1986 ha attraversato quasi tutto il XX secolo colorandolo con i suoi dipinti. Una vita dedicata alla pittura, inaugurata con una prima personale a 30 anni nella Galleria 291 del fotografo Alfred Stieglitz a New York.  Di Stieglitz fu amante, moglie, modella, una relazione turbolenta la loro per la quale s’ ammalò, arrivando nel 1933 al ricovero ospedaliero.

Dopo la morte del marito nel 1946, si stabilì definitivamente nel New Mexico dove già da alcuni anni aveva comperato un paio di case, affascinata dall’austerità del paesaggio e dai suoi effetti luminosi. Trascorreva l’inverno e la primavera ad Abiquiu e l’estate e l’autunno a Ghost Ranch dove, con tour guidati, si possono visitare i luoghi da lei vissuti e ritratti nei suoi quadri. Un deserto così tanto amato da  decidere che le sue ceneri vi venissero sparse dalla vetta del monte Pedernal per andare a mischiarsi con le sabbie. Georgia fu una donna dall’inquieta personalità, capace di abitare all’ultimo piano del grattacielo dello Shelton Hotel di New York con il suo attempato, ipocondriaco e fedifrago marito e preferire poi una rude casa-fortezza il cui profilo era l’unica architettura ad interrompere un orizzonte infinito. Fu la pittrice più fotografata d’America e non solo dal suo pigmalione; più interessante da vecchia, con il volto rigato e la fisionomia da indiana, come se il luogo fosse intervenuto a caratterizzarne i lineamenti. Nel 1973 bussò alla sua porta il ceramista Juan Hamilton in cerca di lavoro o forse di un patrimonio da sperperare, giovane e bello lui, ricca, famosa ma ormai cieca e bisognosa di protezione lei, trascorsero insieme gli ultimi anni della sua longeva esistenza e sarà Juan a disperdere i suoi resti nel vento sabbioso.

FINALMENTE IN ITALIA. Nonostante Georgia O’Keeffe sia stata non solo la più famosa pittrice americana del Novecento, ma anche un esempio di indipendenza, emancipazione e successo, pochi dei suoi lavori sono stati esibiti al pubblico europeo. In Italia, per la prima volta, le si rende omaggio con un’importante mostra allestita a Roma a Palazzo  Cipolla visitabile fino al 22 gennaio 2012, affidata a Barbara Buhler Lynes, curatrice del Georgia O’Keeffe Museum di Santa Fè, prima tappa di un tour che toccherà anche Monaco di Baviera e Helsinki. Il percorso espositivo ci lancia il suo sguardo di sfida bloccato da Stieglitz nel 1929 in  “After return from New Mexico”, ce la mostra intenta a scrivergli la  quotidiana lettera in uno scatto del ’44 dell’amica Maria Chabot e ci illustra momenti della sua appassionante vita nelle immagini di celebri fotografi. Le quattro sezioni narrano cronologicamente l’evolversi dei suoi soggetti; la sua  personale rivoluzione della pittura floreale attestatasi nelle macroscopiche pennellate di petali e corolle; la nuova fonte d’ispirazione scoperta nell’implacabile natura del New Messico; gli ultimi anni dedicati al ritorno ad un ingannevole informale. Georgia dipinse molto, incurante delle interpretazioni erotiche affibbiate ai suoi fiori sensuali e carnosi dalle lusinghiere tonalità vellutate; indifferente al valore di morte assegnato ai suoi crani  animaleschi, soggetti per lei più che mai vitali; rapita dai colori terrosi delle aride praterie circondanti la sua casa; trovando ispirazione nella sua solitaria quotidianità.

 

INFO. Georgia O’Keeffe. Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Cipolla.

Fino al 22 gennaio 2012. Da mart a dom 11.00/20.00

Ingresso intero € 10,00- ridotto € 8,00.  Prenotazioni 06 39967888

di Cinzia Albertoni

8 dicembre 2011

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