Espressionismo. Quando l’occhio rapina la realta’

È un tema affrontato raramente. Il nome già mette in guardia. L’ Espressionismo non è facile, come i nomi dei suoi fondatori: Fritz Bleyl, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff, quattro studenti di architettura a Dresda che il 7 giugno 1905 diedero vita a “Die Brücke”, prima cellula rivoluzionaria del nuovo movimento. “Gettare un ponte” tra la tradizione germanica e gli elementi artistici allora in fermento era lo scopo del gruppo che adottò un’evidente semplificazione formale, contorni marcati e colori accesi, accostati in modo stridente. E’ il colore il protagonista dell’Espressionismo, esso ci porta dentro e non davanti all’immagine.

  Per la Brücke (ponte in tedesco è di genere femminile) la veduta è obsoleta, rimasta agganciata all’Impressionismo francese, mentre nell’Espressionismo nulla è più ancorato alla realtà perché tutto si crea nella mente del pittore. La natura, pur carpita dall’oggettività, non la si descrive ma la si trasforma perché a guardarla non è più l’occhio fisico ma l’occhio interiore.

Causa di un simile stravolgimento fu l’invenzione della fotografia: scoperto un mezzo che riproduceva fedelmente il mondo, gli artisti furono costretti a inventarne un altro e lo fecero tramite il colore.  Così, i cieli diventarono verdi, le strade arancioni, gli alberi viola, il mare rosso, la luna blu. Un colore liberato, enfatizzato, virulento, grida nei dipinti esposti nell’eccezionale mostra “Espressionismo”, allestita della dogale Villa Manin a Passariano di Codroipo (UD) e curata da Marco Goldin e Magdalena Moeller, che racconta i primi vent’anni del movimento, il quale dopo la disfatta delle illusioni dovute alla prima guerra mondiale ripiegò in un “ritorno all’ordine”.  Nel frattempo, Kirchner in “Nudo disteso davanti allo specchio” dipinge di verde la pelle della modella che fuma sdraiata;  Eckel profila di rosso i corpi gialli su sfondo giallo; Nolde, incline al misticismo, in “Derisione” colloca un Cristo dai capelli scarlatti tra sguaiati aguzzini; Schmidt-Rottluff invitato da Nolde a passare l’estate nell’isola baltica di Alsen, ritraendo la “Rottura dell’argine” dimostra il  suo distacco dall’Impressionismo e la dimestichezza con un colore energico e visionario. La tavolozza espressionista crea, deforma, altera, esprime, urla con veemenza la propria libertà d’azione concessale dall’arte, nel mentre si tatua sulla realtà. Le pennellate si fanno dense, vigorose, tratteggiano la tela con movimenti decisi, mosse dall’urgenza febbrile di creare un ritratto, un villaggio o di copiare Marcella nel suo abito a righe,  la modella-bambina che i pittori ricompensavano con pochi denari e si prestavano l’un l’altro, perchè forte era lo spirito di gruppo.
Il centinaio di opere in mostra tutte provenienti dal berlinese Brücke Museum rappresentano incisivamente la fase iniziale del movimento, coinvolgendo emotivamente il visitatore il cui sguardo penetra quasi fisicamente nel “Villaggio nell’Erzgebirge”, “Tra le dune”, nelle “Case frisoni”, nel “Mare del Nord”, fra i “Tronchi bianchi”, splendidi paesaggi re-inventati dalla lente deformante di una creatività sbrigliata e vivace che affida le proprie immagini alla forza dirompente dei colori puri.  Ci si sente coinvolti, acchiappati, frastornati da un vortice colorato rivoluzionario che ha mandato a farsi friggere tutte le leggi dell’armonia, delle velature, degli accostamenti armoniosi per creare un audace, innovativo, predatore arcobaleno.

ESPRESSIONISMO. Villa Manin, Passariano di Codroipo (Udine)
Fino al 4 marzo 2012. Tutti i giorni ore 9,00-18,00
Ingresso intero € 10,00 – ridotto € 8,00

 

di Cinzia Albertoni


27 novembre 2011

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