25 aprile 1945: cos’è la Liberazione oggi?

25 aprile 1945: cos’è la Liberazione oggi?

Oggi è il 25 aprile e qui in Italia, come ogni anno dal 1945, si celebra la Festa della Liberazione. Liberazione da chi e da cosa? Da nazifascisti e dalla loro occupazione al termine della seconda guerra mondiale.

La prima domanda è: perché proprio questa data? La data è stata scelta convenzionalmente partendo dalla liberazione di Milano e Torino avvenute in quel giorno. Festa nazionale celebrata dal primo governo provvisorio della Repubblica Italiana nel 1946, diventa di fatto a cadenza annuale con la legge n. 260 del 27 maggio del 1949.

La seconda domanda è: perché la si commemora ancora oggi? Il 25 aprile è un giorno di festa dove poter riposare dalle fatiche lavorative o scolastiche, con qualche corteo, manifestazione e commemorazione a fare da sfondo o è tutt’oggi un giorno di partecipazione? Questa data ha ancora qualcosa da dirci oggi? O tra qualche decina d’anni quando lentamente ma inesorabilmente se ne andranno coloro che la vivono come testimonianza di un periodo storico vissuto in prima persona smetterà di parlarci? Guerra, occupazione, resistenza, monarchia, repubblica diventeranno parole vuote da studiare sui libri o saranno ancora cariche di quel significato primo che solo andando all’origine si può trovare e di conseguenza mantenere vivo sempre?

Come dice Giorgio Gaber nel brano Libertà del 1972 (da Dialogo tra un impegnato e un non so) «libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione»: senza partecipazione si perde un pezzo di questa libertà, diventa libertà di far niente e non di far qualcosa, diventa l’ennesimo giorno di evasione, di tranquillo riposo, di indifferenza. Ma la libertà, come scrive Oriana Fallaci, prima che un diritto è un dovere perché altrimenti diventa qualcosa che lentamente marcisce e rilascia; «un penosissimo puzzo che è il puzzo della debolezza, della fiacchezza, della viltà. Infatti piace a chi non ha il coraggio di affrontare la vita, […] a chi non ha la fantasia che ci vuole per apprezzarla nonostante le sue durezze e le sue porcherie e i suoi orrori, a chi non ha l’intelligenza di amarla» (O. Fallaci, Insciallah).

La terza domanda è: la libertà può essere divisa? La libertà può avere un colore, una parte, appartenere di conseguenza a qualcuno più che ad altri? Perché molte volte in nome della Libertà non si è liberi veramente, si creano delle divisioni, mentre la guerra di Liberazione fu vincente perché «unitaria». E la liberazione fu per tutti.

Come dovrebbe esserlo la commemorazione. Martin Luther King nel suo celebre discorso I have a dream ci richiamava a questo con parole che non hanno tempo o colore: «Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima».

Il 25 aprile ha senso oggi solo se ci interroga, solo se non lo diamo per scontato, solo se lo sentiamo nostro, con un significato anche per noi oggi e per i nostri figli domani, solo se potremmo rispondere alla domanda: perché anche oggi? Si può anche oggi fare la storia?

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