Quale futuro per la cultura umanistica? A Tor Vergata il punto della situazione

Quale futuro per la cultura umanistica? A Tor Vergata il punto della situazione

Dopo tredici anni di astinenza, la cultura umanistica italiana ha di nuovo al primo posto di responsabilità per l’istruzione e la ricerca una persona che proviene dalle sue fila: la ministra Stefania Giannini (prima di lei c’era stato Tullio De Mauro, per solo un anno all’inizio del nuovo millennio). Dalle sue prime dichiarazioni, c’è qualche motivo di speranza per coloro che pensano che la cultura letteraria, storia, filosofica, artistica debba giocare in Italia un ruolo di primo piano, senza essere considerata un’appendice oziosa e arcaica della «vera» ricerca, che sarebbe quella tecnologica. Pericolo scampato, dunque?

Non proprio, perlomeno perché la questione è molto più complessa di una pur lecita rivendicazione di spazi. Mercoledì 9 aprile all’Università di Tor Vergata un incontro-dibattito cercherà di fare il punto della situazione sulla discussione che negli ultimi mesi ha infiammato le riviste e i siti specializzati. A dar fuoco alle polveri all’inizio del dicembre scorso furono Roberto Esposito, Alberto Asor Rosa ed Ernesto Galli Della Loggia, che pubblicarono un Manifesto nel quale si denunciava l’emarginazione degli studi umanistici in Italia e il loro asservimento a logiche nel migliore dei casi scientifico-tecnologiche, nel peggiore banalmente di mercato. Un declino che a parere dei firmatari ha trascinato verso il basso contemporaneamente la scuola e l’Università, ma che soprattutto ha avuto l’effetto di sfaldare il principale elemento di coesione e di ispirazione del discorso politico. Insomma, se in Italia non c’è più cultura politica, è perché non c’è più cultura umanistica.

I commenti a questa prima presa di posizione, in questi quattro mesi, sono stati di vario stampo. Se c’è chi ha osservato che i toni del Manifesto erano antiquati e in fondo antiliberali (perché tutta questa animosità contro il mercato, che in fondo è uno strumento di libertà e progresso?), la maggior parte delle reazioni è stata positiva. C’è chi ha notato che sottovalutare la ricerca umanistica significa danneggiare la cultura nel suo complesso: anche la creatività scientifica e tecnologica prospera di più laddove s’incoraggia l’arte, la fantasia, la libera riflessione critica: per questo e per altri motivi dunque l’idea di «due culture» divise deve essere superata. Altri hanno osservato che la tradizione umanistica italiana ha avuto nel cristianesimo una delle forze essenziali, e che dunque anche le tradizioni religiose devo essere ascoltate e coinvolte in questa sfida. Altri infine si sono soffermati sul ruolo particolare della filosofia, la cui presenza, proprio nel momento in cui essa comincia a mostrare maggiori segni di vitalità e di capacità di dialogo, viene messa a rischio in diversi corsi di laurea e perfino nella scuola. Non è forse grave che si sottovaluti la materia di studio che dovrebbe preoccuparsi più di tutte di favorire il pensiero critico e l’attenzione all’uomo?

«Ci sembra inaudito che da decenni manchi qualsiasi discussione pubblica appena impegnativa sulle forme, i contenuti e i fini che l’istruzione stessa dovrebbe avere», scrivevano i tre intellettuali nel Manifesto di dicembre. Bene, sembra proprio che finalmente un dibattito serio sia cominciato. L’incontro di mercoledì prossimo è promosso dal Dipartimento di Scienze storiche, filosofico-sociali, dei beni culturali e del territorio e raccoglierà per la prima volta alcune delle personalità che finora hanno preso parte a questo dibattito (Francesco Coniglione, Michele Dantini, Giulio Giorello, Alberto Asor Rosa, Roberto Esposito, Pino Donghi) e le pone in dialogo con coloro che nell’Università di Roma Tor Vergata si occupano ogni giorno della sfida della presenza delle scienze umane e dell’equilibrio tra le diverse anime della cultura (il rettore Giuseppe Novelli, e poi Silvia Licoccia, Franco Salvatori, Barbara Continenza, Giovanni Salmeri, Tonino Griffero, Nicola Vittorio). Il confronto si preannuncia molto interessante: per tutti gli interessati l’appuntamento è dunque alla Macroarea di Lettere e Filosofia di Tor Vergata (Via Columbia 1), nell’Aula Moscati, alle ore 10:00 del 9 aprile. Per chi volesse documentarsi in anticipo, i testi più importanti del dibattito finora avvenuto sono stati raccolti a cura dell’Associazione MondoDomani (http://mondodomani.org/associazione/).

di Giovanni Salmeri

7 aprile 2014

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