“GLI ANNI FOLLI” si vedono a Ferrara

Sergej Diaghilev impresario dei Balletti Russi ripeteva spesso a Cocteau: “Sorprendimi!”. L’imperioso invito traduce eloquentemente lo slogan di un’epoca. Sono gli anni ’20 e il nuovo mondo si sta creando all’ombra della Tour Eiffel. Si sperimentano nuove forme. Si provoca con dipinti inaccettabili. Si stupisce con danze acrobatiche. Si rinnegano i volumi della scultura. Si distrugge l’immagine e la si ricompone. 

Il vento di fronda che percorre tutte le avanguardie del Novecento turbina a Parigi e vi porta un unico monito: rompere con l’arte del passato. La Grande Guerra è finita, si respira un clima di rinascita e un’eccezionale energia creativa converge pittori, scultori, scrittori, musicisti e coreografi nella “ville lumière”.  Parigi diventa capitale mondiale dell’arte, vi prendono studio Modigliani spesso visitato dall’amico russo Chaïme Soutine,  e l’olandese Piet Mondrian;  Picasso vi sposa nel 1918 Olga Chochlova, ballerina della troupe di Djaghilev; vi arriva a 27 anni l’americano Alexander Calder che trasformerà la scultura in aeree inconsistenze; vi soggiornano gli italiani De Pisis, De Chirico, Severini, Campigli, Savinio; vi apre uno studio fotografico Man Ray, ritrattista ricercato dalla Parigi bene; il tedesco Max Ernst e gli spagnoli Salvador Dalì e  Juan Mirò vi conoscono il Surrealismo e vi partecipano.

 Questo contagioso fermento artistico è ben illustrato a Ferrara nella mostra “Gli anni folli” curata da Simonetta Fraquelli, Susan Davidson e Maria Luisa Pacelli che nel Palazzo dei Diamanti hanno riunito dipinti, sculture, fotografie e ready-made dai più importanti musei e collezioni private del mondo. Chiaro e didattico l’allestimento che introduce in quell’atmosfera euforica e inquieta dell’École de Paris, nel clima anticonformista di Montparnasse e Montmartre, nelle visionarie immagini di Chagall in mostra con Il gallo, nelle pennellate inquiete del Chierichetto di  Soutine, nelle veneri moderne di Modigliani. L’ultima stagione del Cubismo mostra le forme ritrovate di Picasso, Braque, Lèger e Gris che immettono nelle loro nature morte gli emblemi di una vita intellettuale e mondana. Interrompe la carrellata di dipinti, la sala dedicata al periodo aureo del teatro che impegna artisti, scrittori, coreografi a creare opere d’arte totali. In un sorprendente allestimento scenico  è restituita la suggestione delle danze di Diaghilev e di De Marè con i costumi burleschi ideati da Larionov per Chout, quello geometrico di Matisse per Le chant du rossignol, con i bozzetti di Léger per La Création du monde.

La sezione dedicata alla fotografia pone davanti all’obiettivo la Parigi calamitante, colta da punti di vista insoliti e in profili inediti sui quali campeggia la vertiginosa struttura d’acciaio della Tour Eiffel, vera star degli scatti d’avanguardia.  Provocazione e ironia arrivano sulle rive della Senna da Zurigo che esporta le novità dadaiste sul fertile terreno parigino. L’ampolla di vetro con l’Air de Paris di Duchamp, il ferro da stiro con i chiodi sulla piastra di Man Ray, la Lavagna di uova in legno dipinta da Jean Arp mostrano la radicale trasformazione del concetto di arte e la negazione permanente verso tutte le forme accademiche. Chiudono Gli anni folli le allucinazioni dei surrealisti che, attingendo dall’onnipotenza del sogno, dipingono luoghi visionari e creature oniriche mantenendo però una tecnica pittorica tradizionale. Il bacio di Max Ernst è l’esito di un casuale vagabondaggio del segno sulla tela, La regina Luisa di Prussia di Joan Mirò si trasforma  in un’ incorporea apparizione sospesa tra grandi campiture di colore, lo spettro errante del capolavoro L’eco del vuoto  di Salvador Dalì sembra profetizzare l’angoscioso futuro che avrebbe dissolto la verve  bohemienne della folle Parigi.

Gli anni folli – La Parigi di Modigliani, Picasso, Dalì 1918-1933
Ferrara – Palazzo dei Diamanti
Fino all’8 gennaio 2012
Aperto tutti i giorni 9.00 -19.00
Biglietto intero € 10,00 ridotto € 8,50
www.palazzodiamanti.it

di Cinzia Albertoni

20 novembre 2011

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