Il nuovo Basquiat? È inglese e vive a Roma

Il nuovo Basquiat? È inglese e vive a Roma

“Peccato, colpa ed indulgenza” al centro della mostra di James Philip Thompson
Mostra-Thompson-Galleria-OperaLi chiamavano “bohémiens”. Geni incompresi, eccentrici e ribelli, figli di quel Romanticismo ottocentesco che aveva visto nascere e svilupparsi la figura dell’intellettuale dallo sregolato modus vivendi ed in perenne conflitto con una società che, sempre più attenta ai valori borghesi dell’utile e del profitto, l’aveva declassato, inducendolo ad assumere atteggiamenti di sprezzante anticonformismo. Sebbene in qualche modo mutato dalla fine dell’Ottocento, lo stile bohémien continua a vivere anche a più di un secolo di distanza ergendosi a simbolo di una libertà che critica ogni comportamento omologato ed ogni forma di costrizione imposti dalla stessa sterile società.

James-Philip-Thompson - "outsider artist"
James-Philip-Thompson – “outsider artist”

Oggi parliamo di un giovane bohémien dei nostri tempi, un promettente artista di Birmingham, orafo di formazione e pittore autodidatta, che si è fatto notare grazie ad originali esperienze di arte concettuale e installativa.

Talento ispirato dal “fuoco vivo” dell’arte, James Philip Thompson può essere definito un autentico “outsider artist”, il tipico ribelle artista fuori dagli schemi. Considerato dai più il diretto erede del più grande Basquiat, uno dei più importanti esponenti del graffitismo americano, James ha intrapreso la strada della pittura, maturando ben presto una visione artistica del tutto personale. In particolare è a Roma – città in cui vive da due anni – che Thompson si confronta con gli aspetti più controversi del vivere in un’antica capitale europea.

In una mostra dal titolo “Correction attempts – Peccato, Colpa, Indulgenza”, allestita dal 7 al 25 febbraio presso la Galleria L’Opera di Roma e curata dallo storico dell’arte Manuel Carrera, il giovane artista britannico espone delle tele frutto di oltre un anno di instancabili studi sul rapporto tra arte, religione e società, avviati in risposta all’esigenza, profondamente sentita, di comprendere la natura più autentica delle cose.

Feast-of-Herod-James--Philip-ThompsonPartendo dal sempre presente comune denominatore del dato autobiografico e indagando le più strette connessioni tra la violenza del razzismo, il senso di colpa instillato da un’educazione opprimente, e la duplice natura dell’essere umano, spietato e sociale, Thompson realizza un corpus di opere dalla complessa struttura simbolica in cui i grafici convivono con le immagini ed il colore svela le contraddizioni di una creatività pressoché incontenibile.

Due anni di ininterrotti studi che trovano il loro più compiuto compimento nelle opere presentate in mostra e che provano la maturazione di un linguaggio pittorico di stampo personalistico. «Le prime opere della serie sono le tre tele intitolate “Correction attempts” e sono concepite come parti di un ideale trittico» ci racconta il curatore Manuel Carrera.

«Riflettendo sull’esigenza imposta dalla società di correggere gli atteggiamenti di chi, proprio come lui, è ribelle per indole, Thompson traspone su tela tre esempi, tra mito e storia, di “tentativi di correzione” dell’umanità, fondendoli con il ricordo dell’esperienza personale: il Diluvio, la punizione voluta dal Vendicativo Dio veterotestamentario per la massa corrotta dai peccati; la damnatio memoriae imposta dagli Efesi al nome di Herostratus, il superbo pastore dell’antica Grecia che distrusse il tempio di Artemide perché desideroso di passare alla storia; e infine la brutalità razzista del Sacco, in cui l’artista connette la vicenda storica della Roma di Clemente VII ad un recente episodio di aggressione di matrice xenofoba subito da un amico filippino, il cui torso è ritratto con la spalla sanguinante, squarciata da un colpo di pugnale.

Correction-Attempts-thompsonLe Sacre Scritture, la Chiesa e la responsabilità che essa ha avuto nella storia occidentale con insistenza anche negli altri due trittici, “Divino Afflante Spiritu” e “Vendita della indulgenza – Feast of Herod – Martyrdom“, che sono un vero e proprio manifesto della visione teologica di James Philip Thompson». E’ nell’arte che Thompson rinviene l’unica possibile ancora di salvezza.

In aggiunta alle tele saranno esposti in questa mostra anche dodici delle centinaia di studi preparatori conservati dall’artista: essi offriranno una prospettiva privilegiata per la comprensione del difficile, articolato e totalizzante lavoro di Thompson.

La mostra sarà inaugurata venerdì 7 febbraio alle ore 18.00 presso la Galleria L’opera di Roma che, ancora una volta, si rivela particolarmente adeguata a dar voce a contenuti ritenuti controversi ma meritevoli d’attenzione da parte del pubblico.

Galleria lOpera
Via di Monserrato, 40 – Roma
Tel. +39 0668802469
[email protected]
www.gallerialopera.com
Orario da martedì a sabato dalle 14 alle 19
e su appuntamento
Hours from Tuesday to Saturday from 2:00 pm to 7:00 pm and by appointment

Eleonora La Rocca
6 febbraio 2014

 

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