COME ERAVAMO: Un’interessante mostra a Cisterna di Latina

In un’epoca come quella odierna in cui l’uomo appare quasi obbligato a rivolgere il suo sguardo esclusivamente davanti a sé, verso un futuro per lo più incerto e non sempre all’altezza delle aspettative, ci sono persone che decidono di sfidare le convenzioni  rivolgendo il proprio sguardo al passato, un passato, forse spesso mitizzato, ma che sa ancora raccontare storie ormai quasi dimenticate ed ignorate dalle giovani generazioni. Alcuni di questi uomini sono artisti, personalità che potremmo definire locali a causa del loro forte legame con la terra natia, importante e indissolubile fonte di ispirazione che permette loro di rappresentare attraverso la pittura, un territorio ormai scomparso: racconti di zone paludose e di briganti, di campagne serene, di quieti buoi al pascolo, racconti di radici.

La terra sembra tornare a parlare attraverso i loro lavori, investendoli del ruolo di cantastorie di realtà che agli occhi delle attuali generazioni sembrano racconti fiabeschi, un po’ come nei versi della canzone di Francesco Guccini “Il vecchio e il bambino”: sprazzi di un passato poco lontano nel tempo ma distante anni luce nel modo di vivere, in cui la natura rivelava tutto il suo sublime incanto.
Tra questi cantastorie moderni, che sostituiscono alle parole olio e acquarello, compare Giovanni Buonincontro, artista autodidatta nativo di Cisterna di Latina, (che può vantare la presenza di alcuni suoi lavori sia nella collezione stabile della pinacoteca sia nella Biblioteca della città) a cui il Palazzo Caetani di Cisterna dedica fino al 6 novembre una mostra dal titolo Cisterna ieri e oggi, tra visioni e realtà.
La mostra, curata dalla Dottoressa Elisa Cianfoni, giovane Storica dell’Arte appassionata studiosa dei complessi rapporti tra arte e territorialità, ha come scopo ultimo riscoprire l’atmosfera misteriosa e arcaica della palude pontina prima della bonifica integrale che, attorno agli anni Trenta, ha trasformato totalmente la flora del luogo, un luogo ricco di storia che merita di essere raccontato per non essere dimenticato.
La memoria sembra essere centrale per questo artista, una reminescenza che riporta sì il dato reale, ecco quindi spiegarsi l’utilizzo di foto o immagini del periodo in questione, ma che, come tutti i ricordi, vive di evanescenze, di adattamenti, di un pizzico di immaginazione: un dipinto che più che essere descrittivo desidera evocare un passato ormai perduto. Ecco, quindi, che le vedute proposte da Buonincontro non si limitano ad essere meri e sterili paesaggi, ma se da un lato suggeriscono l’amore dell’artista per l’avventura e il mistero, dall’altro svelano, grazie al forte senso di attesa e di immobilità che pervade le tele, un profondo legame con la dimensione onirica e con l’ignoto.
L’incertezza dell’incognito invade un olio come La strada nuova, una delle opere che meglio rappresenta la ricerca stilistica di questo artista: alla sinistra di chi guarda immersa in una calda luce,  una vegetazione rigogliosa resa dall’alternarsi dei toni del giallo e del verde, in una luminosità che degrada fino a lasciare spazio ai toni freddi e bui della parte destra, in centro una strada fangosa, una strada che permette di attraversare la boscaglia senza tuttavia compromettere in maniera irreversibile la sua essenza.
Opere, quelle di Buonincontro, che vogliono evocare più che descrivere nel dettaglio l’atmosfera di zone mortifere, fatte di silenziose attese e pervase da un forte senso di mistero: un figurativismo non strettamente legato alla realtà ma che abbraccia con freschezza una visione idealizzata dell’agro pontino ante bonifica. Immagini paesaggistiche bucoliche che riportano lo spettatore ad una certa produzione artistica, italiana e non, dell’Ottocento, si pensi, per citarne alcuni artisti  a Charles ed Enrico Coleman, Giulio Aristide Sartorio e Duilio Cambellotti.
Rivive, infatti, con fierezza e senza timore alcuno, quell’atmosfera primitiva che si ritrova ad essere espressione di un territorio selvaggio e soavemente arretrato, in cui la natura parla senza bisogno di troppe parole agli animi più sensibili, luoghi di poesie e di un passato eroico fatto di umili contadini e di briganti, una vita fatta di ombre fredde e avvolgenti che si scontrano improvvisamente con i toni caldi del sole, un continuo gioco fatto di pennellate vivaci e colori brillanti che rivelano la briosa spavalderia della vita in questi luoghi.
Buonincontro, quindi, come cantastorie di immagini ormai lontane, che non possono essere taciute, ma necessitano di essere raccontate in quanto radici dell’uomo, che, nella solitudine dell’epoca odierna ricerca sé stesso ritornando indietro su i suoi passi, volgendo per un momento ancora lo sguardo indietro, ad un passato che risulta centrale per poter affrontare il futuro, un passato importante per non dimenticare chi si è e avere la forza di guardare, con fiducia, ancora davanti a sé.

Didascalia immagine:
Giovanni Buonincontro, La strada nuova, 2009. Olio su tela, 67 x100 cm.

di Giulia Jurinich

31 ottobre 2011

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