A spasso tra “I CENTO” di Via Margutta

Da un po’ d’anni  avevamo disertato  l’appuntamento annuale di questa storica manifestazione artistica,  non per disamore dell’arte ma perché ci sembrava di aver visto  tutto  quanto c’era da vedere.  Ma l’arte, anch’essa sensibile  strumento di comunicazione, ha da recepire gli innumerevoli input offerti dal continuo, incalzante mutamento della realtà, avendo così a disposizione qualsivoglia  tematica . Quanto alla forma stilistica, è invece indubbio che, ad oltre un decennio dall’inizio del nuovo secolo, la produzione artistica  attinge ancora a piene mani all’esistente  di un ‘900 carico di fermenti innovativi che hanno segnato delle pietre miliari nella storia dell’arte  contemporanea.  Dall’espressionismo in poi, sono stati offerti  alla creatività degli artisti  gli agganci più disparati  e stimolanti  per  dare  questa o quella scrittura  alle loro singolarità  espressive.  

In Via Margutta  trovi tutto questo, ma anche un’identità particolare che non va perduta.  E’qui che confluisce l’humus più vero e genuino dell’amore per l’arte, quello di persone che vivono ed hanno vissuto  dell’arte e per l’arte, sia essa l’espressione più classicamente figurativa  che  la folgorazione astratta di un pensiero, di una percezione, di un’idea. Sono persone appartenenti alle generazioni più diverse, o forti di esperienza e fedeli a un clichè di lettura più facile all’occhio oppure protese ad esperienze nuove, come  in quell’”effettismo” di nuovo conio che trova i giovani pronti a reinventare forme, tecniche e colori in geroglifici ludici o in intrecci di folgoranti cromatismi “ad effetto”. Tutti insieme si mettono in gioco, improvvisati artisti di strada,  in una via romana senza marciapiedi, dove il  colore è vivo, pulsante,  dinamico,  dove con la gente ci parli e gli spieghi  i tuoi lavori, magari frutto di nottate e sacrifici.  E’questa la vita di Via Margutta, i pittori, le gallerie, la Fontana delle Arti del 1927, le  tranquille sale da the in  stile  liberty  frequentate da attori e intellettuali , le intime  caffetterie con i tavolini di fuori predilette dai  galleristi  per il brunch, dai residenti  e dai turisti .  La manifestazione, con le sue edizioni  di primavera e autunno e patrocinata dal Comune di Roma, dalla Provincia e dalla  Regione Lazio, ha la sua bella età, ben 89 anni di vita. Iniziata  nel 1953  sotto la spinta  delle atmosfere da “Dolce vita” felliniana, è andata poi trasformando  negli anni ’70  il suo assetto organizzativo  con la creazione dell’ ”Associazione Cento Pittori Via Margutta”, presieduta da Alberto Vespaziani.

   “ Certo, – ammette il Presidente  parlando della Mostra – c’è stato qualche momento buio, poi superato. Quello che è rimasto  identico al passato è lo slancio con il quale pittori e scultori continuano a cercare il dialogo con il pubblico, la necessità che c’è di trasmettere ai visitatori le proprie emozioni e che spinge la maggior parte degli artisti a trascorrere le giornate al cavalletto…” E’ un punto di riferimento, Vespaziani, un’istituzione, conosce ogni angolo della sua via, tutto e tutti . Anch’egli  si fa “compagno” dei suoi artisti di strada, mettendosi in gioco come gli altri pur  corazzato della sua sapienza pittorica e della sua notorietà. Sorprendono sempre i suoi paesaggi esemplari, di quella classica bellezza che non  ha tempo nè moda, dove la pennellata leggera e pulita lascia spazio alla penetrazione della luce in ogni angolo della tela ricordando in qualche modo l’ariosa luminosità di certi paesaggi  dell’800 inglese.
    Proprio dirimpetto, intravediamo il maestro  Elvino Echeoni  all’entrata del civico 55 di Palazzo Margutta. I suoi pannelli bucano l’ambiente del “Mondo dell’Arte” con le sue geometrie astratte: sono i famosi “Momenti Musicali” di Echeoni. Non a caso l’andamento curvilineo delle strisce cromatiche, posizionate in verticale come in sezioni di giri concentrici, va quasi a rievocare il suono di un diapason cosmico, quella “circulata melodia” dantesca prodotta dalle vibrazioni dei corpi celesti in movimento. Una tematica, quella dell’armonia delle sfere, che da Pitagora ha finito per allettare la moderna filmografia con “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, dove una “vibrazione”  musicale proveniente dal cosmo è il filo conduttore del film.
   Lo stand di Roberta Imperatori ci  suggerisce ancora una sosta.  Sono opere tutte al femminile, galleria di immagini di una moderna Eva, nell’interpretazione assai fantastica e personale di una giocosa mitologia moderna. Le sue figure, o che si circondino di spartiti musicali (la musica) o che si arrocchino su una nuvola di libri (la studentessa) o emergano tra le multipieghe a fisarmonica di un abito (la  danzatrice), per citarne solo alcune, svelano, al di là della sua preparazione artistica ,  un suo passato professionale  nel mondo della moda come indossatrice.  Peraltro, c’è nella Imperatori un’altra lettura del  pianeta donna, che appare evidente in  certe composizioni di impronta  classicheggiante. Vedi la dinamica sinuosa nell’intreccio delle “Muse” danzanti, vedi la dea romana “Pomona”, delicata immagine di sapore simbolico ove la donna appare come frutto stesso della natura, quasi per spontanea partenogenesi.  Viene in mente la donna angelicata di alcuni pittori preraffaelliti, trasposta all’oggi nella limpidezza di una scrittura sintetica e nel desiderio tutto legittimo della giovane artista di voler mantenere ancora intatto il “sogno” che la figura femminile suggerisce e ricomporla entro schemi lontani da certa aggressività.
   Ed ancora, l’”immaginifico” di  Claudio Meli, l’architetto-pittore che vagheggia una sua….urbanistica cittadina a misura di uomo che vuole ritornare fanciullo, costruendo una immagine urbana colorata e fiabesca, ove gli uomini si rifugiano  dalle insidie esterne in un sistema di vita in completa autonomia, come a ricordare  quelle “città invisibili” di Italo Calvino.
   Ecco più in là volti di personaggi in bianco e nero, quasi sospesi nel bianco del foglio. Vanno oltre la semplice ritrattistica, nella capacità  di Francesco Longo, detto Frans, di staccare l’anima dal segno. E’ una tecnica  che quasi cancella l’intento puramente grafico per la volontà di scavare nell’attimo interiore del personaggio.  Ugo Pergoli  ci attrae nelle sue “avventure” astratte, non frutto di improvvisazioni ma di attenti studi all’Accademia di Ripetta ai tempi di Guttuso, Fazzini, Maccari e Mafai, che fu suo maestro: quindi non sterili provocazioni, ma “forme vibranti e colorate per contrastare quella sottile malinconia che traspare sotto i toni accesi dei suoi acrilici”.
    Una passeggiata che ci ha riservato piacevoli novità e che ha, purtroppo, dovuto limitare alcune soste. Ci piace ricordare che l’Associazione, grazie all’instancabile opera del suo Presidente, si muove in un’ottica che va al di là dei confini di Via Margutta, organizzando mostre a Piazza Mignanelli, Palazzo Valentini, Piazza del Popolo, Galleria Colonna e, negli ultimi anni, all’insegna del progetto “Via Margutta in periferia”,  anche fuori Roma e nel nord Italia. L’Associazione, inoltre, si adopera fattivamente nel sociale, promuovendo mostre i cui proventi vanno a a favore di anziani, handicappati, artisti indigenti.  Questo è il clima di Via Margutta, la strada degli artisti e con gli artisti, senza distinzioni di etichette, una strada che è parte integrante del tessuto storico della nostra città e che riesce a pacificare in nome dell’arte tutte le contraddizioni di una grande capitale come Roma.
Mostra aperta dal 28 ottobre al 1 novembre 2011
dalle 10.00 alle 21.00- ingresso libero

di  Angela Grazia Arcuri

30 ottobre 2011

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