La memoria del Bello. Percorsi museali per i malati di Alzheimer alla GNAM

di Valeria Romano

Oggi, venerdi 14 ottobre 2011, presso il salone dell’Ercole della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, si è tenuto il convegno sul progetto “La memoria del bello. Percorsi museali per i malati di Alzheimer”.
Si tratta di un progetto sperimentale realizzato dalla Soprintendenza alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di Scienze Geriatriche, Gerontologiche e Fisiatriche, Centro di Medicina dell’Invecchiamento del Policlinico A. Gemelli di Roma.
Dopo le relazioni di M.Caterina Silveri (Centro di Medicina dell’Invecchiamento), della responsabile del progetto M.De Luca (Soprintedenza alla Gnam) e l’illustrazione della sperimentazione clinica da parte delle geriatre Liperotti e Mammarella, è stato lasciato spazio alla presentazione di altri casi di studio, come quelli realizzati a Firenze (presso Palazo Strozzi), Catania (presso la Fondazione Puglisi Cosentino) e Milano (Presso il Museo Archeologico di San Lorenzo – Sistema museale della città di Cremona -).

Traendo spunto da quanto è già stato fatto presso il MoMA di New York a partire dal 2006, la GNAM ha organizzato, tra il marzo e il maggio di quest’anno, tre percorsi di visita museale (“Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell’Italia nell’Inghilterra vittoriana”, “Vita contadina e vita cittadina”, “Percorsi fra personaggi e vicende storiche”) riservati a gruppi di persone malate di Alzheimer in fase lieve-moderata, di varia estrazione sociale, accompagnate dai loro caregivers o assistenti.
Lo scopo del progetto è stato quello di valutare l’efficacia di un intervento terapeutico non farmacologico sui sintomi cognitivi e comportamentali dei partecipanti.
Si è potuto osservare come la visione e la contemplazione di opere pittoriche, vada a stimolare emozioni (positive o negative, ma pur sempre emozioni), anche in persone colpite dall’Alzheimer. Si è notato come si siano verificate reazioni positive di fronte ad opere di carattere religioso o con scene di vita contadina, mentre opere più complesse, ad esempio quelle di carattere storico e drammatico, come “La morte di Cesare” (1804-05) di V. Camuccini, hanno provocato reazioni di paura ed inquietudine.

I risultati finali della sperimentazione si sono rivelati sorprendenti, facendo auspicare un successivo sviluppo della ricerca e delle sperimentazioni in tale ambito.
Le valutazioni psicometriche ed i test condotti prima e dopo la visita museale hanno rilevato infatti, un effetto positivo sui sintomi   psico-comportamentali dei pazienti; vale a dire che si è registrata una diminuzione del 20% di sintomi quali ansia, depressione, delirio, disturbi del comportamento alimentare, irritabilità, apatia e tale diminuzione è persistita fino ad un mese dopo la partecipazione alle visite guidate. Inoltre, effetti benefici e positivi sono stati riscontrati anche sui livelli di stress dei caregivers.

E’ evidente allora, come l’esperienza museale e più in generale l’esperienza estetica, affatto modificata dai danni cerebrali, non possa che apportare beneficio alle persone con morbo d’Alzheimer.
Del resto, come qualcuno ha ricordato in sede di convengo, il Museo è pur sempre un’“istituzione al servizio della società e del suo sviluppo” ed il bello è universale; in quanto tale, puo’ e deve essere reso accessibile all’umanità intera.

 

14 ottobre 2011

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