“Giù le mani dalla mia puttana”: è polemica in Francia per il manifesto intellettuale dei clienti di prostitute

“Giù le mani dalla mia puttana”: è polemica in Francia per il manifesto intellettuale dei clienti di prostitute

A una prima occhiata, potrebbe strappare un sorriso. “Manifesto dei 343 maiali”. O “carogne”, “bastardi”, “farabutti” a seconda di come si traduce il termine francese salauds; si autodefiniscono così infatti i firmatari di questo documento, nato come protesta verso una proposta di legge socialista presentata all’Assemblea Nazionale. Tale legge sanzionerebbe i clienti delle prostitute con una multa di 1.500 euro, pronta a raddoppiare in caso di recidività.

L’ideatore del manifesto è Frederic Beigbeder, intellettuale noto per le sue provocazioni, nonché ex-pubblicitario e attuale direttore della versione francese di Playboy, chiamata “Lui”.

L’idea di Beigdeber si rifà a ben altro manifesto: quello scritto da Simone de Beauvoir nel 1971 e firmato da 343 donne che ammettevano di aver avuto un aborto, all’epoca illegale; questo documento, conosciuto anche come “manifesto delle 343 puttane” (dal francese salopes) , suscitò clamore e contribuì a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento, fino al 1975 in cui venne adottata la legge Veil che permetteva alle donne l’interruzione volontaria della gravidanza entro le prime 10 settimane. Tra salopes e salauds  c’è allora continuità di intenti? Difficile a dirsi.

Le 343 donne firmando il documento, oltre a scontrarsi duramente con la morale comune dell’epoca, ammettevano di aver commesso un reato; al contrario i mascalzoni non corrono alcun rischio penale, anzi, l’aver sdoganato pubblicamente un comportamento considerato frequente e caratterizzante del “maschio” li fa apparire spiritosi, provocatori, magari bohèmien.

<<Contro il sessualmente corretto, vogliamo vivere da adulti>>  rivendicano i salauds e accusano i parlamentari di mascherare da lotta femminista quella che è una repressione per i cittadini. Dura la replica della ministra delle Pari Opportunità, Najat Vallaut-Belkacem: << all’epoca le 343 salopetes reclamavano il diritto di disporre liberamente del proprio corpo. Oggi i 343 salauds reclamano il diritto di disporre del corpo degli altri>>.  Questo dibattito però non si può ridurre a un maschi contro femmine, infatti neppure il fronte femminile si è schierato in modo compatto: tra queste, Élisabeth Badinter, intellettuale femminista ma spesso critica verso le donne, ha parlato di progetto di legge “proibizionista” ben radicato in un clima che fa eterne vittime le donne e colpevoli gli uomini. La filosofa ha poi aggiunto come il sesso non sia sempre legato all’amore, e come sia impossibile  equiparare il racket della prostituzione con la compravendita di una prestazione sessuale fatta senza costrizione.

L’impressione è che da una parte il dramma sociale della prostituzione sia stato declassato dai salauds a  fenomeno di costume, dall’altra la legge che se ne occupa viene descritta dai suoi stessi sostenitori come un << primo passo per abolire la prostituzione>>  , fatto che, oltre a tingere di utopia ciò che invece dovrebbe essere pragmatico per eccellenza, si allontana dall’esigenza di una regolamentazione del fenomeno (negarlo non vuol dire eliminarlo, disciplinarlo aiuterebbe a contenerlo).

di Eliana Rizzi

29 novembre 2013

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