DE PISIS EN VOYAGE. Alla Fondazione Magnani Rocca le opere di un pittore errante

DE PISIS EN VOYAGE. Alla Fondazione Magnani Rocca le opere di un pittore errante

Filippo de Pisis, Cantiere a Milano, 1940, olio su tela, GAM TorinoSi può visitare fino all’8 dicembre la mostra “De Pisis en voyage” realizzata in collaborazione con importanti realtà museali italiane e allestita negli spazi della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma). L’occasione offre una doppia opportunità, quella di conoscere il percorso pittorico di uno dei maestri più trascurati e quella di vedere una tra le più ricche case-museo d’Italia, conosciuta come la “Villa dei Capolavori”.  L’esposizione, a cura di Paolo Campiglio, presenta un’ottantina di dipinti e disegni collocati nel luogo che suggellò l’amicizia tra il padrone di casa e Filippo de Pisis il quale il 29 novembre 1941,  dallo studio di Via Rugabella a Milano, scriveva a Luigi Magnani per  sincerarsi dell’arrivo di tre sue opere; i dipinti “W Mozart”, “Interno nello studio” e  “Tacchino” sono tuttora conservati in villa ed esposti nella personale in corso con altre opere che si sono aggiunte negli anni seguenti: i grandi “Albatri” del 1945 e “Tromba sulla spiaggia”  dell’anno successivo, omaggio  alla passione musicale di Magnani.

La mostra dipana l’evoluzione creativa del pittore attraverso i suoi viaggi e ne dichiara le influenze assorbite a Roma, Parigi, Londra, Milano, Venezia, città che lo videro protagonista di un nomadismo intellettuale avido di sperimentazioni e scoperte.

Nato a Ferrara nel 1896, cresciuto in una cultura provinciale, criticato per i suoi eccentrici travestimenti, de Pisis fu personaggio difficile e dovette lottare per affermarsi come scrittore, poeta, pittore. E pittore lo divenne a Parigi e lo fu per sempre. Negli anni francesi dal 1925 al 1939 la sua pittura si fece inquieta, il tratto nervoso, la luce fredda, l’influenza metafisica si affievolì per far spazio a un fare impressionista en plein air. Fu attratto dai rimorchiatori, dai battelli, dai Lungosenna, dalle inquadrature prospettiche della Tour Eiffel, vedute realizzate con un pennello stenografico, veloce e sintetico.

Filippo de Pisis, Gli albatri, 1945, olio su tela cm 79 x 100.Il soggiorno parigino fu interrotto dai viaggi londinesi del 1933, 1935, 1938 nei quali i suoi dipinti si trasformarono in tele assorbenti i grigi della metropoli, i rossi della “Casa di Newton”, le tinte smorzate delle “squares”.  Il ritorno a Milano nel ‘39 lo vide accasato in Via Rugabella 11 con il pappagallo Cocò, le opere lì realizzate portano la sigla V R, Via Rugabella appunto, uno studio invaso dalle più strane cianfrusaglie: vasi con rane sotto spirito, pelli di gattopardo, pipe tirolesi, scampoli di stoffe, piume di struzzo, conchiglie, maschere, reti da pesca per paralumi,  volti di poveracci come la “Testa di negro”. Studio che diventò il soggetto dell “Interno nello studio” il secondo dipinto destinato a Magnani nel 1941, stanze dove ritrasse il “Nudo maschile coricato” e il “Nudo femminile” e dalle quali uscì per andare a dipingere “I vecchi navigli”, i cantieri, “Il Foro Bonaparte”, “La casa degli Omenoni”, “La sala d’armi al Museo Poldi Pezzoli”.

Filippo de Pisis, La Torre Eiffel, 1939, olio su telaDopo che il bombardamento su Milano dell’agosto del 1943 gli danneggiò la casa, de Pisis traslocò a San Barnaba a Venezia; fu il ritorno in una città conosciuta e amata, della quale sarà l’ultimo poetico vedutista. Il percorso espositivo si apre con le nature morte del periodo romano degli anni ’20 e si chiude con l’ultima “Natura morta con calamaio” del 1952 realizzata durante il ricovero a Villa Fiorita a Brugherio, pochi oggetti sospesi nell’ultimo spazio stralunato e malato dell’artista. Info. www.magnanirocca.it

di Cinzia Albertoni

25 novembre 2013

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