Riapertura di Palazzo Mocenigo: Le suggestioni tattili ed olfattive raccontano una città e la sua storia

Riapertura di Palazzo Mocenigo: Le suggestioni tattili ed olfattive raccontano una città e la sua storia

Il profumo: essenza intangibile che definisce l’io; essenza percettibile che crea un pieno nell’apparente vuoto; essenza volatile che al contempo è e non è.

Il radicale restyling e l’ampliamento dei percorsi espositivi che hanno interessato Palazzo Mocenigo, storico Centro studi di Storia del tessuto e del Costume veneziano, ha coinvolto ben venti sale al piano nobile, proponendo al visitatore non solo il malinconico fasto della abitazione nobiliare veneziana, grazie al recupero conservativo che ha interessato gli elementi architettonici e strutturali dell’edificio, il mobilio in esso contenuto, gli affreschi, gli stucchi e, non meno importanti, i tessuti, ma soprattutto riportando in vita le suggestioni di un epoca, il Settecento, caratterizzato da una splendida e fiammeggiante decadenza.

Dal portego, elemento centrale dei palazzi veneziani, luogo destinato alle feste e alla vita pubblica e di rappresentanza, dipartono le sale ricche di arredi rococò e di chiaro gusto neoclassico, adornati con le cineserie provenienti dal teatro della Scuola Grande di San Rocco e con vetri di Murano, accompagnati dalla solida presenza dei manichini in abiti settecenteschi, muti abitanti di questa dimora, testimoni silenziosi di sguardi fugaci, di amorevoli incontri, di storie. Ecco che, partendo dai tessuti che cercano di dare un’unità che non è solo stilistica ma anche atmosferica e spaziale, il visitatore si lascia incantare dalle emissioni odorose che lo accompagnano alla scoperta di un palazzo che non è più solo mero contenitore ma è, cosa ben più importante, produttore attivo di sensazioni, di incantevoli, fastose e nostalgiche atmosfere. Palazzo Mocenigo diviene esempio dell’importanza poetica dell’intangibile, dell’evocazione più della reale presenza permettendoci di odorare i ricordi, e tramite il profumo immaginare: una scelta arditissima in tempi nei quali l’impalpabilità dei sentimenti, del noi è stato radicalmente sostituito dall’accumulo sterile del vano e dell’inutile.

L’inedito e altresì straordinario percorso dedicato al profumo, apre non solo un interessantissimo capitolo dedicato alla storia della cosmesi ma anche una novità assoluta nella museografia contemporanea, un atto avvenuto grazie al mecenatismo della famiglia Vidal, e che dimostra, nonostante le spesso vane promesse che riguardano il mondo dell’arte in Italia, come essa non sia ancora pronta a farsi distruggere, come l’intervento privato possa permetterle non di sopravvivere, ma di vivere e migliorare se stessa.

Cinque le sale dedicate a questo nuovo itinerario nelle quali manufatti, boccette di vetro, spezie ed erbe, documenti antichi come l’Erbario Mattioli o il pregiatissimo Notandissimi Secreti de l’Arte Profumatoria di Rosetti (1555), primo formulario cosmetico, convivono con esperienze multimediali ed in special modo sensoriali: chi visita il palazzo è chiamato a godere e provare le essenze che riempivano le strade della città lagunare già dall’undicesimo secolo, epoca nella quale Teodora Dukas, sposa del doge Selvo, arrivò dall’Oriente. Un trend, quello del profumo, che accompagnerà, nonostante le proibizioni, la vanesia attenzione femminile per la bellezza e la cura di un corpo che è soprattutto forma di seduzione e di silenziosa sfida verso le autorità. In queste sale il profumo diviene il simbolo dell’affermazione di sé, l’espressione di una carnalità espressa e non che mostra da un lato anche il brivido per l’illecito o il non totalmente lecito, una sfida che se da un alto riporta la donna al centro della sua innata relazione con il peccato, dall’altro la identifica come sagace interprete di novità.

erbario mattioliL’odorosa avventura al quale il visitatore è chiamato a partecipare è una frizzante, leggera storia su un cambiamento radicale stilistico, artistico economico e sociale, un esempio di come il nuovo, anche se non subito accettato e condiviso, possa essere promotore di miglioramento, un ulteriore esempio di come arte e scienza non siano che aspetti complementari della stessa medaglia. Ecco, allora, che le botteghe dei profumieri sembrano simili a quelle degli alchimisti, ed ecco che le bottigliette di profumo, i saponi ed i belletti, divengono anche visivamente invitanti in modo da stimolare la fantasia dei futuri proprietari, come dimostra pienamente la collezione di rari flaconi e porta-profumo databili in età differenti provenienti sia dal Museo del Vetro di Murano sia dalla Collezione Storp della nota casa essenziera tedesca Drom.

Non sorprende, quindi, la presenza di un nome come Leonardo da Vinci alla corte di Ludovico il Moro in veste di maestro profumiere, o la passione di Isabella d’Este per la creazione di nuove essenze fino ai profumati incontri amorosi raccontati da Goldoni. L’arte profumiera invade Venezia e da lì si irradia in tutta Europa, fino a giungere in Francia, in zone rinomate come Marsiglia e Grasse, dove venivano prodotte le essenze fruttate e floreali per la bella Maria Antonietta.

La storia del profumo presentata a San Stae è una storia che inneggia il genio e la creatività italiana, la sua frenetica propensione al sapere vedere al di là delle cose come realmente ci appaiono (ghiandole animali che rivelano odori unici e quasi paradisiaci), il saper cambiare il mondo e le pubbliche opinioni attraverso un leggero ma inebriante spruzzo di profumo.

Didascalie immagini.

Flacone pendente. Oro, smaltato a colori, con rubini, smeraldi e due gusci di madreperla, montato a catenine d’oro, Italia, intorno al 1800. Altezza 800 mm. Collezione STORP, Germania. Venezia, Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto e del CostumeSezione del Profumo. Fondazione Musei Civici di Venezia.

Sala 14, particolareErbario Mattioli, Venezia, Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto e del CostumeSezione del Profumo. Fondazione Musei Civici di Venezia. Foto di Stefano Soffiato.

Scheda tecnica.

Riapertura Palazzo Mocenigo con i nuovi percorsi museali dedicati al profumo, Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, Santa Croce 1992, Venezia.

Orario: fino al 31marzo: 10.00 – 16.00 (la biglietteria chiude alle 15.30); dal 1 aprile al 31 ottobre 10.00 – 17.00 (la biglietteria chiude alle 16.30). Chiuso lunedì, 25 dicembre, 1 gennaio e 1 maggio.

Biglietti: intero 8 euro; ridotto 5,50 euro per studenti fino ai 25 anni, over 65; personale del Ministero per i Beni e le Attività culturali; gratuito residenti nel Comune di Venezia.

di Giulia Jurinich
17 novembre 2013

 

 

 

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