A VERY LIGHT ART

A VERY LIGHT ART

Light ArtL’oggetto di uso comune e l’opera d’arte. Da queste possibili riflessioni  parte lo studio sul ruolo dell’artista e delle sue interconnessioni con l’ambiente circostante in generale e in specifico con gli splendidi spazi espositivi di Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento Veneziano considerato, in questa occasione, luogo prediletto per il confronto delle contaminazioni tra la città lagunare e l’arte contemporanea.

Sette artisti di fama internazionale, rappresentanti del moderno sentire artistico,  invadono silenziosamente le sale del museo, mischiandosi con gli oggetti e le opere d’arte in esse contenute, una dimostrazione di come l’arte non abbia distinzioni di sorta ma sia in realtà in grado di rapportarsi a diversi ambienti, ai differenti tempi, ai differenti modi e mondi. Il visitatore non si sentirà, infatti, minimamente minacciato da queste sublimi invasioni/contaminazioni che si mascherano all’interno delle sale, rammentandoci la duplice frammentarietà della città nella quale si trovano, Venezia, abituata da sempre a celare se stessa dietro differenti aspetti, volti, forme, luci.

Non risulta, quindi, un caso che la luce divenga protagonista di questa esposizione, una luce interpretata da differenti personalità artistiche in molteplici modi in modo da lasciare al visitatore altrettante infinte interpretazioni, sottolineando così l’enorme potenziale racchiuso nel bagliore luminoso: una luce che nasconde, una luce che colora, una luce che svela.

Il percorso inizia con Airò che propone una scultura luminosa all’interno di una piccola cappella privata, scultura luminosa che viene a colloquiare con lo Scrittoio progettato da Adele-C e con il Vaso Di Fiori di Luigi Baratto, lavori che non fingono di essere altro da ciò che sono ma che, paradossalmente, proprio per il loro rifiuto a dissimulare, vengono potenziati nelle propria funzione. Ontani, da sempre dedito alle incursioni nella mitologia, propone al visitatore Mayadusa, un magnifico lampadario di fattura muranese realizzata nel 1988 con il maestro Signoretto e Nel Regno Del Ragno Egoista, uno specchio con una cornice rappresentante un ragno intento a tessere la tela, in  cui la luce viene vista come protagonista diretta e indiretta attraverso i molteplici bagliori che si creano sulla superficie riflettente. Arienti propone, invece,  nella sala del Tiepolo, una Foresta di rami di platano con candele votive e fiori di cartapesta che, spruzzati d’oro e arricchiti con insoliti ninnoli, creano un contrasto netto con lo sfarzo professato dalla sala e colloquiano con i Mobiles di Orozco: congegni leggerissimi di bambù e piume che infondono alla sala Lazzarini una nota di soffice quasi impalpabile leggerezza.

Interessantissimi anche i lavori legati alla tradizione veneziana del lampadario come portatore di luce e quindi vita: Favelli con Violet Murano propone una grande lanterna per la porta dell’acqua sul Canal Grande, introducendo un legame con lo spazio interno ed esterno dell’edificio; Zoberning realizza per la mostra alcune Sfere rosso rubino che vengono sospese nel Portego del piano del palazzo con l’intento di proporre una distesa immensa di bolle di sapone incantante. Ultimo, ma non per importanza, è il lavoro di Cerith Wyn Evans che interviene sull’illuminazione della Ciocca, opera vetraria muranese del XVIII secolo, creando una intermittenza che segue la melodia di Le Gaspard de la Nuit di Ravel e rapportandola al crisantemo in vetro soffiato dal maestro vetraio  Seguso. Quest’ultima opera risulta essere la più suggestiva gli occhi del visitatore che si troverà a riflettere sulla metafore della vita e della morte legata al contrasto da sempre presente tra luce e buio, colore e oscurità, la notte che melodiosamente avanza portando in mano un crisantemo, fiore simbolo nella cultura occidentale della morte: una versione contemporanea del tema tanto amato e apprezzato della vanitas, una rilettura moderna che riesce a mantenerne intatto il fascino e ad evidenziarne alcune mistiche/esoteriche sfumature.

Didascalia immagini.

Heimo Zoberning, Senza titolo, 2012, installazione di 13 elementi sospesi, vetro soffiato a mano volante e sistema illuminante, 68x48x48 cm, Edizione a 20 esemplari soffiate in Formia, Murano, Courtesy Caterina Tognon, Venezia, Galleria Gentili, Prato, Simon Lee, Londra.

Cerith Wyn Evans, Time here becomes Space, 2013, opera in cinque parti, vetro soffiato a mano volante dal Maestro Gianni Seguso, Murano, dimensioni ambientali, Courtesy White Cube, Caterina Tognon, Venezia, Grazie a Lorcan O’ Neill, Roma.

Scheda tecnica.

A very light art, fino al 24 novembre 2013, Ca’ Rezzonico- Museo del Settecento Veneziano, Dorsoduro 3136, 30123 Venezia.

Orario: fino al 31 ottobre 10.00-18.00; dal 1 novembre 10.00-17.00; la biglietteria chiude un’ora prima. Chiuso il martedì.

Biglietti: intero 8 euro; ridotto 5,50 euro.

di Giulia Jurinich

2 ottobre 2013

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