La cripta della Cattedrale di Anagni, dove la scienza diventa fede

di Valeria Romano

La cripta della Cattedrale di Anagni è uno scrigno intriso di colore e significato.
Nata insieme alla chiesa, edificata tra il 1072 e il 1104, essa era destinata a contenere e proteggere le reliquie di San Magno, al quale è dedicato l’altare maggiore, delle Sante Neomisia, Aurelia e Secondina, la prima martire cristiana di Anagni e di altri martiri.

La ricchezza del pavimento cosmatesco (1226-1231), le ventuno volte, gli archi e le pareti completamente ricoperti di pitture, fanno della cripta, rettangolare e suddivisa in tre navate, il vero tesoro della cattedrale.

Non a caso è stata ribattezzata come la “cappella Sistina del medioevo”: un tripudio di luce dove i dipinti somigliano a tarsie preziose.

Essi, realizzati tra il 1104 e il 1230, vedono la presenza di tre stili diversi, da quello bizantineggiante a quello maggiormente plastico e naturalistico; tre infatti sono gli anonimi Maestri che vi operano dipingendovi i cicli agiografici di san Magno e degli altri martiri, scene tratte dall’Apocalisse e dalla storia dell’Arca dell’Alleanza e scene riguardanti la creazione dell’uomo e del mondo.

Queste ultime sono immagini davvero uniche nel loro genere. Al posto delle tradizionali rappresentazioni ispirate dai racconti della Genesi, su due volte e su una delle pareti immediatamente sottostanti, troviamo dipinti “scientifico – astronomici”, che sembrano direttamente tratti da uno dei manoscritti astrologici miniati medievali.

Al centro della prima volta, in cattivo stato di conservazione, troviamo la nascita dell’universo ed è chiaramente riconoscibile la ruota dei segni dello zodiaco; sull’arco, immagini a rappresentazione di un fantastico mondo sottomarino.
La seconda volta, perfettamente conservata – vi domina un azzurro lucente –, presenta la nascita dell’uomo in una maniera piuttosto insolita per una cripta: si tratta della rappresentazione di un microcosmo in forma sferica, come da tradizione.
Nel tondo centrale c’è l’uomo, nudo e a figura intera, attorno al quale si collocano quattro sezioni, di diverso colore, contenenti quattro sfere con dei volti; essi rappresentano le quattro stagioni della vita umana, ognuna delle quali accompagnata dal rispettivo elemento, umore e stagione astronomica.
Sulla parete, oltre alla rappresentazione dei due barbuti medici Ippocrate e Galeno, ai quali gli antichi attribuivano la primitiva formulazione della “teoria dei quattro elementi”, abbiamo l’illustrazione dell’equilibrio degli elementi del cosmo secondo un preciso schema numerico.

Nella cripta di Anagni è possibile visionare l’unica rappresentazione scientifica dell’origine dell’uomo e dell’ordinamento del cosmo in un edificio religioso. Essa viene tratta dalla teoria dei quattro elementi o temperamenti, appunto, il cui quadro si delinea a partire dal II o III secolo. La bile nera, il flegma, la bile gialla ed il sangue, erano i quattro elementi del corpo; a questi umori corrispondevano gli elementi del cosmo (acqua, aria, terra, fuoco), le quattro età dell’uomo (infanzia, adolescenza, maturità e vecchiaia), e le stagioni; tutto cio’ non aveva che la funzione di spiegare e razionalizzare il microcosmo ed il macrocosmo, perfettamente armonici.

Nella cripta di Anagni la scienza si trasforma in fede. Nel periodo della sua decorazione infatti, tutto viene conformato ad un certo ordine spirituale ed è funzionale all’espressione di tematiche religiose (in questo caso si rappresenta il mondo ante lege, sub lege e sub gratia).
I contenuti della cosmologia e dell’astronomia vengono assimilate e rivestite di un significato puramente cristiano.
Il risultato di tale commistione è davvero affascinante.

19 settembre 2011

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