MARC QUINN

MARC QUINN

Marc QuinUna delle personali più importanti dedicate a Marc Quinn. Più di 50 opere esposte, 15 delle quali presentate al grande pubblico per la prima volta. Una grandissima mostra di arte contemporanea su un’isola splendida e quasi incantata: l’Isola di San Giorgio. Una esposizione che dimostra l’apertura della Fondazione Cini al contemporaneo, e non solo il suo interesse per la divulgazione dell’arte antica e di quella veneta. La mostra dedicata al famosissimo artista inglese e curata da Germano Celant, racchiude tutta la magia sprigionata dall’arte, una disciplina che si adatta ai luoghi con i quali entra in connessione trasformandoli in regni altri, non sempre apprezzati da tutti e facilmente interpretabili, ma sempre e costantemente nuovi, diversi, fatati.

Il visitatore, quasi un odierno Odisseo, approda nella silenziosa isola di San Giorgio, nella quale la voce di Quinn, invade ogni spazio, facendo divenire quello stesso luogo una sua creazione, nella quale lo spettatore è in costante bilico tra la perdizione e la pace: un’isola misteriosa dove il turista diviene esploratore.

Troneggia vicino alla candida facciata della basilica di San Giorgio Maggiore, Breath,  l’enorme statua violacea gonfiabile reinterpretazione dell’opera del 2005 Allison Lapper Pregnant: se da un lato la carnalità della donna incinta si scontra con l’eterea sacralità della chiesa, dall’altro la leggerezza della scultura si confronta con la pesantezza del marmo della chiesa; una dualità che ritorna nei colori, il bianco simbolo di candore, contro il viola simbolo di peccato, una dualità che pur rappresentando lo scontro ancora oggi presente tra il sacro e il profano, tra la laicità e la religiosità, sembra trovare un momentaneo momento di equilibrio nelle rotonde forme di Allison Lapper, nella sua forza e nel suo desiderio di divenire madre nonostante tutto e tutti: carne che crea carne, spirito che crea spirito.

E comincia qui il viaggio del visitatore, un percorso che lo conduce attraverso le gigantesche sculture in bronzo raffiguranti conchiglie marine, una sorta di trasfigurazione materica  in rapporto con la dimensione marina della città, delle bricioline della fiaba di Hansel e Gretel o di Pollicino: seguiamo le conchiglie come tracce lasciate da qualcuno/qualcosa, come mezzo per giungere all’altrove o per ritornare finalmente a casa.

Lo spazio espositivo della Fondazione Cini si trasforma nella dimora della creatività dell’artista, luogo dove si esplorano l’arte e la vita, la scienza e la natura, la conservazione e il corpo umano, la morte e la bellezza: un mondo nel quale convivono e si bilanciano e sbilanciano materia e spirito, reale ed irreale, virtuale e non, sacro e profano, magia e scienza. L’universo proposto dalle opere in mostra è quello dell’uomo e dei suoi demoni e al contempo delle sue speranze e sogni, il continuo errare per comprendere ciò che spesso possiamo solo ambire a capire completamente.

Marc Qen1La personale avvolge i locali spaziosi che accolgono i lavori con un continuo mutare di luce e ombra, caldo e freddo: il corpo è chiamato a reagire con tutti i sensi, il corpo è chiamato  a vivere e non a morire. Si riamane affascinati e sorpresi dalla poesia insita in tali opere, che variano come varia la vita: passando dai  Flesh Paintings ad olio, talmente verosimili  da sembrare fotografie, arrivando alle sculture dorate di zombie (ad esempio Buck and Allanah-lifesize) o bianche di uomini e donne menomati o malformati nel corpo ma non nell’animo (Selma Mustajbasic), agli occhi che catturano le immagini del mondo (Il ciclo The Eye of History), fino a Catman e al più celebre Self (2011), realizzato con il sangue congelato dello stesso artista.

Il cerchio iniziato con Breath si chiude con le sculture poste su una piccola spiaggia di sassi neri, sulla riva della laguna; lì nella natura contaminata dall’intervento umano, ma al tempo stesso incontaminata per il silenzio che la avvolge, è posta Evolution, un insieme di 10 sculture di marmo, dieci feti di ibridi-alieni che si affacciano su Venezia: il marmo che cerca di generare vita, l’immobile che riproduce il mobile.

La dinamica dell’opposto domina la creatività di Quinn in specifico e la dimensione umana in generale e la sensazione ovattata ed onirica racchiude tutto il fascino magico della mostra e dell’universo, una magia che pervade tutta l’isola che sembra senza tempo e spazio, in una dimensione altra dove non esiste contraddizione, dove esiste la sacralità della carne e la carnalità del sacro, dove la natura è una e molteplice, dove la magia è scienza e la creatività tecnica. Il visitatore non può e non deve rapportarsi alla mostra con lucido raziocinio, ma abbandonarsi ad essa come ci si abbandona ai racconti sull’isola che non c’è, cogliendone la fugacità e i sentimenti sublimi con inquietante curiosità, avidi di scoprire altro, di esplorare confini scritti e non.

Didascalie immagini.

Marc Quinn, Breath, 2012, Double layer polyester and high capacity air pumps, 1100 cms, Photo courtesy of Marc Quinn studio

Marc Quinn, Spiral of the Galaxy, 2013, Bronze, 333 x 499 x 256 cms, Photo courtesy of Marc Quinn studio.

Scheda tecnica.

Marc Quinn, fino al 29 settembre 2013, Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia.

Orari: 10.00 – 19.00

Ingresso libero

di Giulia Jurinich

11 aosto 2013

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