Eco arte o le nuove frontiere dell’arte

di Valeria Romano

Una delle ultimissime iniziative nel campo dell’Eco arte è “Creative eArth”, festival aristico-musicale realizzato a Cerveteri dal circolo del cinema ‘Luce a Cavallo’ in collaborazione con Gard – Galleria Arte Roma Design (chi volesse visitare le due mostre allestite presso Palazzo Ruspoli Orsini, ‘La materia rinata’ e ‘Trash Global Metropolis’, ha tempo fino a domani, 21 agosto).

Ma cos’è l’Eco arte? Diciamo, semplificando, che è una branca dell’arte in cui si fa una ricerca posta in relazione con l’ambiente e le problematiche ad esso connesse.

Da tempo infatti, l’ecologia non è più dominio assoluto degli ambientalisti e, come già arguito da Guattari, padre del termine “ecosofia”, la crisi ecologica non puó più essere analizzata semplicisticamente come crisi ambientale.

 

Si sono verificati molti cambiamenti dagli anni ’70, quando più o meno tutti inizano a fare conoscenza del termine ecologia, oggi quasi inflazionato, intendendo con esso “l’idea di un nuovo rapporto armonico tra uomo e natura”. Purtroppo non si è trattato di cambiamenti positivi, se perfino artisti e art designers hanno ritenuto doveroso prender la parola per dare il loro contributo alla risoluzione della crisi ecologica o meglio, per svolgere un’opera di coscientizzazione e di stimolo alla risoluzione della stessa.

C’è chi per farlo usa materie naturali, chi torna a rivestire la fotografia ed il video di ruoli documentaristici a descrizione di problematiche o disastri ambientali, chi offre soluzioni ingegnose per il riciclo dei rifiuti o la produzione di energia pulita. Si tratta di una sorta di mobilitazione pacifica e silenziosa che vede l’uso di opere eco-artistiche quali strumento contro le decisioni inefficaci (o inesistenti) dei governi ed i comportamenti umani errati.

Fra gli esempi di opere e invenzioni create negli ultimi anni citiamo il progetto Supergas del gruppo danese Superflex, un impianto per la produzione di biogas e fertilizzante da escrementi animali; testato all’interno di una piccola azienda agricola in Tanzania nel 1997 in collaborazione con l’organizzazione africana SURUDE (Sustainable Rural Development), l’impianto portatile può garantire l’autosufficienza energetica di una famiglia di 8-10 membri; produce infatti 4 m³ di gas al giorno da 2-3 capi di bestiame permettendo l’utilizzo della cucina e di una lampada per la sera. Questo progetto, definito come “utopia per gruppi specifici di fruitori”, si pone a metà strada fra attivismo artistico e sviluppo di nuove tecnologie (ecologiche) e può essere analizzato in chiave del tutto positiva.

Fra gli Eco-artisti ricordiamo anche Lucy e Jorge Orta e la loro Orta Water-Mobile Intervention Unit del 2007, a metà strada tra una bicicletta ed un carretto per rifornirsi di acqua potabile, trasportarla e distribuirla; o ancora Nicola Toffolini e l’opera Volumi mutevoli a regime di crescita disturbato (2009), due celle di coltura energeticamente autosufficienti realizzate con materie di scarto. Il collettivo Futurefarmers invece, nelle sue opere si occupa degli effetti della globalizzazione sull’ambiente e con Victory Gardens, realizzato nel 2009 in collaborazione con l’amministrazione della città di San Francisco e l’associazione Garden for the Environment, realizza un vero e proprio progetto agricolo: i cittadini sono stati riforniti di un kit per la coltivazione degli ortaggi e dell’assistenza necessaria per muovere i primi passi nell’agricoltura; in cambio, essi avrebbero dovuto impegnarsi per la costituzione di una banca cittadina dei semi a tutela della biodiversità (per la descrizione dettagliata di queste ed altre opere, presentate in occasione della mostra Green Platform.

Gli artisti appena citati, mettono l’arte al servizio dell’ecologia e la avvicinano al mondo reale, alla vita oltre che al mondo del design, a quello della produzione tecnologica e della scienza; ci troviamo di fronte ad un’arte che sposta nuovamente i suoi tradizionali confini. Che sia lecito o meno, non sembra preoccupare molto i diretti interessati.

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