Avventure nel cerchio delle biblioteche comunali di Roma

Avventure nel cerchio delle biblioteche comunali di Roma
Biblioteca Fonte: https://www.pinterest.it/pin/442408363377448220/?autologin=true

Le biblioteche comunali di Roma sono aperte! Da quando si è deciso di allentare un po’ la presa, sono tornate in servizio, ma come ogni luogo pubblico dedito nel fornire qualcosa di utile e di gratuito, sembra che si siano tutti impegnati nel rendere il più difficile possibile il loro utilizzo. Bisogna allora trovare buon metodo per prepararsi a quest’avventura e accettare, con la pazienza che mancherebbe anche a un Santo, gli eventuali imprevisti.

Preselezione e preparazione

Per riuscire a raggiungere una delle biblioteche, tocca munirsi di un calendario solare e di uno lunare (perché alcune biblioteche diventano visibili solo con la luna piena), un corso specializzato di Microsoft Excel, una carta di Mercatore, due squadre e una matita con cui individuare le coordinate geografiche. Facciamo un esempio:

Biblioteca CarloAntonio:

Latitudine: 41°54’39″24 N
Longitudine: 12°28’54″48 E

Orario d’apertura:

Lunedì: Chiuso
Martedì: 15-18
Mercoledì: Chiuso
Giovedì: 9-15
Venerdì: 10- 13
Sabato: Chiuso
Domenica: Chiuso

Bisogna continuare così per ogni biblioteca, riportare i risultati ottenuti su Excel e con una valutazione incrociata capire dove si può andare a sbattere le corna. Dopo il Covid le biblioteche comunali hanno fatto una sorta di riunione segreta dove si sono messi d’accordo per combinare gli orari un po’ come gli pare, così da demoralizzare ogni avventuriero. Se poi gli vai a chiedere, “Ma perché?” loro ti rispondo rammaricati, “Per questioni Covid”. Beh, certo!
In ogni caso, dopo essere riusciti ad individuare la posizione di una biblioteca comunale, si può fare il passaggio successivo e procedere al suo interno.

Imprevisti

Facciamo finta che oggi ci sia andata bene, che abbiamo azzeccato ora, giorno, mese, anno e le coordinate geografiche e siamo effettivamente riusciti a entrare nella biblioteca comunale che abbiamo scelto. I vecchi si sono già fregati tutti i giornali, le riviste e le sedie più comode; non si sa come, sono riusciti ad arrivare prima di noi. Però dei vecchi ce ne possiamo fregare, perché siamo lì per un altro motivo. Nell’aula studio non c’è nessuno e l’aria è fresca, ma subito ci ritroviamo con il carica batterie del computer in mano, senza sapere dove attaccarlo. Andiamo al Desk (scritto in inglese anche nella realtà per dare un senso di apertura culturale della Repubblica alle lingue straniere) e chiediamo se c’è una presa. Il tipo al Desk, scelto per le sue qualità di indifferenza, con il naso che spicca da sopra la mascherina, finge di non averci sentito, assorto com’é davanti al computer; poi ci guarda un po’ sfiancato e ci dice che le spine sono tutte occupate e che lui non può aiutarci. Il computer lo dovevamo caricare a casa.

Facciamo finta che per quel giorno il computer non dobbiamo usarlo e che invece ci mettiamo alla ricerca di libri. Da lontano la biblioteca sembra carica di libri ma piano piano che ci avviciniamo si capisce che c’é la fregatura. Prima di arrivare, passiamo per l’immancabile Sala Multimediale (nome un po’ ridondante) che a me ricorda il liceo, dove era una sorta di cassaforte della Gringott che per accedere dovevi farti firmare un permesso dalla bidella, dal professore e dalla preside in persona, e quando finalmente entravi c’era un solo computer, di dieci anni prima, che manco riusciva a caricare i porno. Nella nostra biblioteca comunale i computer servono solo per consultare il catalogo bibliotecario e l’unico aggeggio multimediale è la stampante, perché c’ha anche i colori.

Proseguiamo oltre. Non si sa come, entriamo nella sala per Ragazzi, un loculo senza finestre e con una luce bianca da cella, che ci fa capire quanto per la Repubblica sia importante l’educazione dei giovini. Ma finalmente arriviamo alla sala dove tengono i libri. Spiccano delle belle librerie in metallo, lunghe e piene di etichette, dipinte di rosso sangue e grigio cemento armato. Finalmente ci siamo, pensi. Solo che le biblioteche comunali, molto democraticamente, devono ospitare ogni ambito del sapere umano. Ci facciamo un giro:

• Quattro scaffali di Economia (dove spicca il faccione incazzato di Marx nell’edizione della Newton Compton)
• Quattro di Psicologia.
• Uno scaffale di Fenomeni Paranormali (interessantissimo)
• Uno scaffale di Metafisica (che avrebbero potuto tranquillamente inserire in quello precedente)
• Metà scaffale di Filosofia Moderna e metà di Filosofia inglese (perché sono scrausi)
• Due scaffali di Filosofia tedesca (loro sono in gamba)
• Uno scaffale di Diritto (dove spicca il manuale Guida pratica all’amministrazione del condominio)

Ad ogni modo, noi non troviamo quello che ci serve. Torniamo di nuovo al Desk. Il tipo di prima, dopo averci chiesto tre volte di ripetere il titolo, ci dice che il volume ce l’hanno, ma nella Biblioteca TalDeiTali e che proprio con la biblioteca TalDeiTali (pensa che sfiga!) non possono effettuare il prestito interbibliotecario per questioni Covid – che comunque c’avrebbero messo una settimana, perché preoccupati come sono di perdersi le 50 Lire spese nel 1992 per comprare il libro, chiamano direttamente l’A-team per effettuare il trasporto. Ad ogni modo, la Biblioteca TalDeiTali si trova dall’altra parte di Roma, per arrivarci significa farsi un’ora e mezza di macchina e, per il caldo estivo, rischio di morte per disidratazione. Lo vorremmo insultare ma lui ci guarda con una faccetta triste e ci vorrebbe chiedere scusa, anche se non lo fa. Finalmente pensiamo: “ma che ci siamo venuti a fa?”.

Resistenza

Ormai a studiare ci abbiamo rinunciato. Però non ce ne vogliamo andare. Dopo che c’hanno provato a cacciare tutto il giorno, questa soddisfazione non gliela possiamo concedere. Per trovare una scusa, cerchiamo un romanzo da leggere. La narrativa non manca, ne hanno per tutti, da quella cinese a quella americana; solo che spesso degli autori hanno le opere minori. Non so se è una politica culturale della Repubblica, quella di far riscoprire le opere minori, solo che ci stupiamo un po’ quando di Tolkien hanno Reverandom e non Il Signore degli Anelli. Dopo un’ora che abbiamo trovato pace, la capa bibliotecaria (non ho idea di come si chiami) ci caccia via prima della chiusura, perché nel pomeriggio viene una troupe a fare delle riprese e dobbiamo sloggià. Proprio quando stavamo scoprendo che Reverandom è un romanzo bellissimo.

Per concludere, queste, bene o male, restano le biblioteche più accessibili di Roma. Da quando hanno riaperto sono poco frequentate, a parte i vecchi ovviamente, e si è liberi di entrare con una prenotazione all’ultimo minuto. Dentro c’é sempre un bel venticello, grazie a quegli enormi ventilatori che hanno delle eliche che neanche gli elicotteri della guerra in Vietnam avevano. Quindi se non stiamo cercando un libro, se non ci serve il computer, se siamo riusciti ad azzeccare l’orario e la posizione, e salvo imprevisti di natura superiore, andare alla biblioteca comunale può diventare un piacere.

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