“Piovono bombe”, l’avvincente romanzo di Stefano Iannaccone

“Piovono bombe”, l’avvincente romanzo di Stefano Iannaccone

Una talentuosa cantante a inizio carriera Marta De Rossi e un giovane cooperante rapito in Siria, Diego De Rossi, sono due fratelli, un tempo inseparabili, allontanati da un evento traumatico. Per un  gioco del destino adesso i due fratelli si ritrovano insieme, ma sulle pagine dei giornali…

Marta e Diego sono i protagonisti del nuovo romanzo di Stefano Iannaccone, “Piovono bombe”, pubblicato da Les Flaneurs Edizioni.

Iannaccone, giornalista classe ’81, avellinese di nascita, romano di adozione, scrive per numerosi giornali da Panorama, a Left, a a Fanpage, per citarne solo alcuni, si occupa di politica e inchieste. Ha già pubblicato il saggio “Sotto Tiro” e 3 romanzi, “Andrà tutto bene”, “Fuori tempo massimo”, “Storia di un amore all’anatra”.

Lo abbiamo intervistato in esclusiva per 2duerighe, a pochi giorni dalla prima presentazione ufficiale dal vivo del suo ultimo romanzo.

D. Il libro svela molte delle tue passioni, partiamo con ordine, “il giornalismo”. Quella che emerge dal romanzo è anche una critica a margine sul giornalismo contemporaneo, sul freddo linguaggio di alcuni articoli, sulla mancanza di approfondimento, di voglia di indagare, di cercare la verità ad ogni costo. Cosa vuoi dirci al riguardo?

R. Nel romanzo propongo i due estremi che creano un cortocircuito. Il confronto tra il modo di raccontare una notizia, come un “prodotto mediatico qualsiasi”, e l’impatto che quei fatti possono produrre su un individuo. Il risultato  può risultare devastante. C’è un contrasto tra freddezza professionale e dolore personale. Da un lato è giusto che un cronista debba tenersi alla giusta distanza dalla notizia, ma questo aspetto tratteggia un carattere quasi disumano della professione. Forse è anche una “disumanità necessaria”. Credo sia una corazza da indossare per non essere travolti dalla sofferenza altrui. Uno schermo necessario, in un certo senso, che forse a volte necessiterebbe di una maggiore empatia.

D. Seconda passione, “La musica”, non a caso la protagonista del romanzo, Marta, è una cantante che cerca fortuna in un talent show. Ma la musica ci accompagna anche nell’intreccio delle vicende, dove delinei una precisa colonna sonora. Quanto è importante la musica nelle tue giornate? I brani che citi hanno avuto un’importanza particolare anche nella tua vita?

R. Ho pensato il libro già con una colonna sonora incorporata. Peraltro l’editore, Les Flâneurs, ha anche avviato la strategia di accostare al romanzo una playlist di Spotify. Perfetto per me in questo caso. Da un punto di vista personale la musica accompagna le mie giornate in molte attività quotidiane e, talvolta, anche come forma di isolamento quando lavoro. Tuttavia, i brani  sono stati inseriti più in funzione al romanzo che ai miei gusti. Tanto che, qualcuno lo avrà anche notato, ho compiuto degli “errori voluto”, attribuendo Amandoti a Gianna Nannini, mentre la versione originale è degli Cccp. Poi sicuramente, tra quelli menzionati, ci sono dei capolavori come Back to black di Amy Winehouse.

D. In “Piovono bombe” tocchi un tema molto doloroso, quella della “guerra in Siria” e della cooperazione internazionale, che fanno da sfondo alle storie principali. Purtroppo sono tanti gli scenari bellici ancora aperti nel mondo e che spesso lasciano i più indifferenti. Cosa ti rammarica maggiormente di questa situazione e di come viene raccontata e percepita?

R. La guerra in Siria è quasi una mia ossessione. Parliamo di un conflitto che va avanti da oltre dieci anni e ha ucciso almeno 350mila persone, decine di migliaia di bambini sono morti o sono rimasti gravemente feriti. E chi è sopravvissuto fa i conti con una vita senza prospettive. E attenzione: non conosciamo i numeri ufficiali di questa tragedia, che temo siano molto più alti. È una di quei drammi che, quando poi leggi su un libro di storia, ti chiedi “ma come è potuto accadere, dov’era il mondo democratico e occidentale”. Ed è accaduto e sta accadendo, ancora oggi, in un mondo con l’informazione che è onnipresente. Migliaia di persone muoiono e se ne parla, a malapena, nell’anniversario dello scoppio di quel conflitto. Il romanzo non è sulla guerra in Siria, ma cerca di squarciare un doloroso silenzio, vuole mostrare le angolature dell’orrore senza la pretesa di un saggio. Ed evito accuratamente di mettere i “buoni” da un lato e i “cattivi” dall’altro.

D. L’importanza della famiglia e il rapporto conflittuale, ma allo stesso tempo indissolubile, dei due fratelli Marta e Diego, quanto ha di autobiografico?

R. Piovono bombe è il mio quarto romanzo e devo dire che non contiene  molti riferimenti personali, al di là degli aspetti sottolineati, come quelli sul giornalismo e sulla guerra in Siria. Poi, per carità, credo che in un romanzo ci sia sempre un pezzo di se stessi. Ma ho voluto provare un modo nuovo di raccontare una storia, eliminando al massimo i riferimenti biografici. Avevo in mente una storia di un fratello e una sorella che corresse tra incomprensioni e aspirazioni contrapposte. Il tutto racchiuso in una forma purissima di amore, tra le più pure possibili, mi si passi l’espressione.

D. Il tuo romanzo tiene incollato il lettore con un ritmo sostenuto, con un susseguirsi di scene che potrebbero essere adattate alla sceneggiatura di un film. Ti piacerebbe che l’opera di ventasse un film o una serie tv?

R. Mi piacerebbe tanto vedere una trasposizione visiva del romanzo. Si potrebbe adattare alla forma della serie tv, anche se ritengo sia più cinematografico. In entrambi i casi vivrei un’esperienza nuova, che sarebbe affascinante ed esaltante. Al momento, comunque, non ci sono trattative in corso, ahimè. Qualcosa di più plausibile, invece, riguarda la possibilità che il libro sia tradotto e venduto in altri Paesi. Attendo, speranzoso, notizie in tal senso nelle prossime settimane.

D. Hai realizzato questo romanzo durante i primi mesi della pandemia e del lockdown, in un momento molto difficile psicologicamente per tutti noi, che sicuramente ha influenzato la scrittura. Qual è, però, il messaggio che vuoi far arrivare al lettore?

R. Prima di tutto è una grande gioia tornare alle presentazioni dal vivo. Il 9 luglio sarò ad Avellino, nella mia terra di origine, e il 16 è in programma un altro appuntamento a Fiuggi, all’interno della rassegna Trovautore. Spero ci saranno altre presentazioni. Il lockdown ha influito nella parte finale della lavorazione, quella più complicata dei ritocchi. Rispetto alle sensazioni, per attitudine lascio ampio spazio all’interpretazione di ogni lettore. Credo  però che sia un romanzo sulla crescita, sul riscatto anche quando le difficoltà e il dolore possono apparire insostenibili. Così si può trarre qualcosa di buono anche dai “naufragi”.

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