Arte e reti neurali. Nuovi modi di esplorare i “confini” tra umano e non umano

Arte e reti neurali. Nuovi modi di esplorare i “confini” tra umano e non umano
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Il Premio RE.HUMANISM2, vettore del progetto di Alan Advantage, si propone di indagare le implicazioni politiche, sociali ed estetiche degli algoritmi di Intelligenza Artificiale, andando oltre la visione apocalittica del sopravvento dell’IA sull’Uomo, verso la costruzione di un possibile rapporto con questa tecnologia. Non è un atteggiamento così distante da quanti, in questo stesso momento storico, filosofi, teologi, sociologi, studiosi o persone comuni non si arrendono a lasciare il governo degli algoritmi nelle mani di pochi, ma quelle stesse mani desiderano sporcarsele con la “materia oscura”, per comprenderla e conviverci consapevolmente.

Per tutti, l’obiettivo è immaginare la vita prossima ventura in un ecosistema iper-contemporaneo minacciato e in pericolo. Gli ecosistemi sono sempre e da sempre in movimento, la natura stessa si adatta e così le specie viventi che la abitano. Ma la novità è la nuova specie di abitanti che sono i dati e le intelligenze artificiali, le reti neurali, che li gestiscono. E questa è la novità che cambia le carte in tavola.

Il progetto Alan Advantage è alla sua seconda edizione e la sua mostra conclusiva al Corner Maxxi di Roma, curata da Daniela Cotimba, dal titolo Re: define the boundaries, parlando di “confini”, dimostra di fare un passo avanti nella sua ricerca, emendata dallo stupore della prima edizione, quando faceva i conti con la presa di consapevolezza della pervasività della tecnologia. Ora gli artisti coinvolti e premiati arrivano a studiare le IA, in un momento in cui gli algoritmi ridisegnano strade di senso a partire dai dati e si parla di Personal Digital Twin che già abitano la rete, parlando con noi e per noi, interagendo per noi, forse arrivando a scegliere per noi.

L’IA è andata avanti e adesso sembra urgente anche all’Arte andare oltre la consapevolezza, per cercare viceversa il contatto, ma un contatto che in qualche modo ci preservi. Perché le interfacce tecnologiche, nel frattempo, sono diventate più forti, soprattutto con la pandemia, quando i corpi hanno perduto necessariamente sia la loro quasi sacra inviolabilità sia la prerogativa del contatto fisico, delegando ad esse le relazioni. Il distanziamento inquina i rapporti, li congela o li traspone su piani altri, lasciando spazio maggiore all’immaginazione piuttosto che all’esperienza.

La risposta degli Artisti alla domanda di comprensione della nostra area

Nei lavori degli “artisti-ricercatori” che navigano nelle forme d’Arte contemporanea che si intersecano alla tecnologia, la bellezza va, forse, in secondo piano rispetto alla tensione del trovare una strada, quale che sia, per rendere un servizio all’umanità. Comprendere, aiutare a comprendere, ma anche curare, come nel caso recente dell’opera data-poietica di Iaconesi e Persico, U-DATInos.

Sempre più gli artisti devono esprimersi su corpo e identità, ecologia e futuro del pianeta, vita, intelligenza e adattamento all’ambiente, machine learning, robotica e computer vision. Riflettere, più in generale, sul concetto di interfaccia, immaginare un mondo possibile di nuove ed ineludibili interdipendenze. Molti dei lavori più recenti sono l’esito di addestramento da parte degli artisti di “reti neurali” (ANN), un algoritmo utilizzato per risolvere problemi di natura complessa non facilmente codificabili, colonna portante del machine learning come viene inteso oggi.

Si chiamano “reti neurali” perché il comportamento dei nodi che le compongono ricorda vagamente quello dei neuroni biologici. Un neurone riceve in ingresso segnali da vari altri neuroni tramite connessioni sinaptiche e li integra. Se l’attivazione che ne risulta supera una certa soglia genera un Potenziale d’Azione che si propaga attraverso il suo assone a uno o più neuroni. Una rete neurale è stata paragonata ad una scatola nera, con degli input, degli strati intermedi in cui succedono cose e degli output che costituiscono il risultato finale.

 Opere e Artisti, in questa direzione

Gli Entangled Others and Sofia Crespo si sono serviti dell’Intelligenza Artificiale per lo studio dei meccanismi della convivenza all’interno delle barriere coralline e l’utilizzo di una rete neurale da replicare per la convivenza sul nostro pianeta: ne restituiscono gli esiti con Beneath the Neural Waves 2.0 (2021), bianchi agglomerati sospesi nel vuoto.

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Irene Fenara sceglie un supporto di sapore antico, l’arazzo, realizzato da artigiani indiani, per riflettere sull’estinzione delle specie animali, le tigri nello specifico, come invito a preservare una memoria digitale di quanto va perduto. Three Thousand Tigers 2020, il titolo dell’opera, rivela però il numero di esemplari ad oggi ancora in vita, numero troppo piccolo per la composizione di un dataset per l’addestramento di machine learning: se non potremo conservare memoria dell’animale sarà stato, ancora una volta per colpa dell’uomo.

Il letto minimalista e sfatto di Yuguang Zhang pone domande sulla relazione tra noi e gli oggetti di uso quotidiano, come il letto appunto, le cui lenzuola stropicciamo, spostiamo, usiamo in differenti modi a seconda delle diverse posizioni che assumiamo nel sonno. (Non-) Human: The Moving Bedsheet 2021 sposta il movimento da noi al letto stesso, dall’animato all’inanimato, attraverso un dataset di immagini di queste pose con cui addestra una rete neurale a trasmettere i movimenti direttamente dalla superficie del letto.

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Il lavoro di Johanna Bruckner, Molecular Sex 2020, esplora in un video le sfumature impercettibili che distinguono un sesso da un altro, un genere da un altro, finanche una specie da un’altra, alludendo alla da sempre immaginata possibilità di relazioni sessuali ed affettive tra specie umana e robot, e più sottilmente a forme ibride e nuove di desiderio amplificate nella potenzialità di apprendimento e nella capacità di simulazione offerte dall’IA.

Il corpo al centro anche del lavoro del Collettivo Umanesimo Artificiale, dove è il suono a rendere al visitatore le mutazioni del DNA: opera parzialmente autobiografica, il DNA restituito nell’opera ABCD1 2021 è quello alterato di uno degli artisti, una patologia neurologica che gli algoritmi di IA traducono e rendono visibile attraverso due sculture realizzate in stampa 3D, in cui il DNA sano e quello malato si articolano nello spazio emettendo suoni diversi.

Il binomio artistico Elizabeth Christoforetti & Romy El Sayah approccia, invece, un altro ambito di indagine esplorato da architetti, urbanisti, studiosi, ossia l’ambiente delle città, con un visionario progetto urbanistico che vede l’abitare come una fusione placentale tra architetture e umani, catturando mediante una telecamera il volto del visitatore che guarda l’opera, che viene a fondersi attraverso il machine learning con le immagini delle architetture moderne proposte: Body as Building 2021.

 Colti riferimenti alle Metamorfosi di Ovidio ed esplorazione del sottile confine tra umano e artificiale nel lavoro di Carola Bonfili, che nella sua opera, The Flute-Singin 2021, addestra un sistema di generazione testi GPT a produrre una sceneggiatura artificiale dove è un essere artificiale ad interrogarsi sulla propria coscienza, realizzando un qualcosa in bilico tra simulazione di un possibile futuro nella nostra vita e anticipazione su nuove forme di produzione letteraria.

E ancora, sembrano test di Rorschach le mutevoli immagini che cambiano velocemente nei quadri animati di Egor Kraft, Chines Ink, esito del suo addestramento di una GAN, anche se dal titolo si immagina volesse piuttosto ispirarsi alla scrittura nell’antica pittura cinese, a dimostrazione di come sia possibile conservare la tradizione contaminandola con la tecnologia.

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Operazione simile a quella di Mariagrazia Pontorno che nella sua opera Super Hu.Fo* Voynich riprende in mano un manoscritto del XV secolo, il codice Voynich, che a lungo gli studiosi hanno cercato di interpretare. Sempre attraverso l’uso di reti neurali, l’artista crede di cogliere connessioni tra le illustrazioni e la ricorrenza numerica di alcuni caratteri in senso esoterico. Nell’interpretazione fornita dall’Intelligenza Artificiale, però, l’artista interviene anche con sue, libere interpretazioni in una collaborazione-commistione tra linguaggio naturale ed artificiale. Del resto, e tutto porta là, il futuro è ibrido.

Quale futuro per l’Artista nel mondo pervaso dall’IA?

La domanda se la pone Numero Cromatico, con la sua opera dall’aggancio letterario, che prende le mosse dallo studio del linguaggio poetico degli epitaffi per addestrare una rete neurale a crearne di automatici: da forme spontanee di ricordo del defunto gestite da una collettività a metafore – nella loro artificialità e in qualche caso incomprensibilità – della morte dello stesso artista e, forse, della creatività umana, come recita il titolo stesso dell’opera, Epitaphs For The Human Artist 2021.

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