La piccola conformista di Ingrid Seyman

La piccola conformista di Ingrid Seyman
La piccola conformista di Ingrid Seyman

La famiglia non te la scegli, di questo ne siamo sicuri più o meno tutti. Da questo semplice concetto parte il romanzo di Ingrid Seyman “La piccola conformista”, edito per Sellerio, che dipinge una famiglia francese particolare, dove ogni carattere spicca per la propria personalità.

La piccola conformista

L’autrice di questo romanzo fa parlare una singola protagonista per tutte le pagine del suo libro: Esther Dahan, figlia maggiore di Patrick ed Elisabeth, racconta fin dalle prime righe

“di essere nata da una pecorina, con mia carponi su un tappeto”.

Da queste poche parole è facile immaginarsi il contesto in cui la giovane cresce.

Due genitori ex sessantottini, una madre atea e un padre ebreo. Al di là della religione che più o meno le fa da coperta leggera durante tutta la sua vita e la sua crescita personale, Esther è fortemente imbarazzata dalle abitudini peculiari dei genitori.

Come ad esempio quella bizzarra pratica di sedersi a tavola completamente nudi (che sia per consumare il pranzo o la cena, poco importa), che sia quella di Patrick di fare le liste delle cose da fare e di recitarle con enfasi e maniacalità in casa, come se queste dovessero inculcarsi nelle mente di tutti i componenti.

Che sia quella di Elisabeth di mettere al mondo un altro figlio, Jérémy, in quale viene al mondo con delle caratteristiche fisiche proprio opposte alle sue (rosso di capelli, lei bionda, magro in viso e nel fisico, lei più morbida e paffuta) e con un modo di affrontare la vita così complesso da capire e per certi versi anche da seguire all’interno della sua famiglia.

Due genitori complessi

Il conformismo di Esther lo si può meglio comprendere mano mano che si procede nella lettura, nel momento in cui i tratti più particolari dei suoi genitori vengono a galla: un padre completamente folle e una madre che non riesce a staccarsi da un marito che la fa vivere a 3000 km/h.

Lei non si riesce a capacitare dei motivi per i quali Elisabeth non chieda il divorzio da Patrick (ma quando mai una figlia desidera una separazione tra i propri genitori), perché nel suo essere intimamente conservatrice, bambina “di destra” in una famiglia di sinistra negli anni Settanta a Marsiglia, vorrebbe che quella vera rivoluzione che hanno vissuto i suoi genitori, quella avvenisse in casa sua.

La scuola

Tutto questo si esacerba nel momento in cui Esther inizia a relazionarsi con il mondo esterno, in modo particolare quando inizia le elementari in una scuola cattolica e situata nel quartiere più borghese di Marsiglia.

Ed è proprio in quel momento in cui lei si rende conto che la religione cattolica con il suo battesimo è il suo percorso, perché la sente tanto più vicina a sé, rispetto a tutto quel cibo kosher e la cerimonia di circoncisione del fratello più piccolo, che tanto la affascina e le crea invidia, quanto la spaventa nel momento in cui scopre essere stata compiuta da un macellaio o poco più.

Così anche le prime amicizie che stringe con le prime amiche, con le loro famiglie borghesi, le loro convinzioni, le loro merende in giardini così ben curati, non faranno altro che mettere ancora più in luce quanto i comportamenti della sua famiglia siano ai suoi occhi bizzarri e completamente assurdi.

L’umorismo al servizio della verità

Quello che trascina ancora di più il lettore tra le pagine di questo romanzo e nella vita di Esther è soprattutto quel velo di umorismo che schizza dalla mente dell’autrice, con il quale la sua protagonista racconto i lanci dei piatti tra i genitori durante i loro litigi più violenti, un fratello iperattivo che non sta mai fermo e che allo stesso tempo va curato e tenuto sotto controllo costantemente, i nonni paterni che vivono nel ricordo nostalgico degli anni passati e che cucinano cous cous ogni domenica, da mangiare rigorosamente entro e non oltre le 11 della mattinata.

Con un finale spiazzante e ben costruito, Ingrid Seyman utilizza l’umorismo più nero in certi passaggi che a tratti fa sorridere il lettore, ma a tratti fa riflettere sul concetto della famiglia che è davvero sempre più ampio e complesso da affrontare.

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