“Parlami Comò”, intervista alla scrittrice Valentina Desideri

“Parlami Comò”, intervista alla scrittrice Valentina Desideri

Concetta Molinari, detta Comò è una giovane donna dal carattere emotivo che intraprende un percorso di psicoterapia. Da questo avvio si snodano le vicende della protagonista, della terapeuta e del Dott. Valproato, personaggio cinico e narcisista. Il singolare triangolo porterà alla luce l’intimità e le frustrazioni di ognuno.

Parlami Comò è un romanzo psicologico che invita alla riflessione sui processi interiori e come questi si intreccino con i rapporti interpersonali.

E’ l’opera prima di Valentina Desideri, giovane scrittrice e collaboratrice parlamentare, che abbiamo intervistato per 2duerighe.com

Valentina, perché hai deciso di cominciare a scrivere e a quale pubblico hai pensato di rivolgerti?

Parlami Comò è il frutto di un esercizio di scrittura, nato quasi come un gioco estivo tra me e una persona molto cara. Ho scritto ininterrottamente per tre mesi uno o più paragrafi al giorno, anche quando non ne avevo voglia o ero triste o troppo allegra per farlo.

Una prova di costanza. Una forma di reazione alle mancate azioni quotidiane di questi tempi, una novella figlia dell’evasione ma con uno sguardo attento all’introspezione. Parallelamente ho iniziato a scrivere altri racconti di tutti i generi. Insomma, i fogli bianchi si sono riempiti di lettere e mi sono sentita più libera.

Sei una collaboratrice parlamentare, avresti potuto raccontare i retroscena del tuo mondo, certo avrebbero destato interesse, curiosità, invece hai scelto un romanzo psicologico, dove emergono le contraddizioni dell’essere umano. Qual è il messaggio che vuoi lanciare con il tuo primo lavoro?

Certamente, avrei potuto farlo. Di sicuro sarebbe stata un’operazione editoriale interessante, probabilmente mi sarei divertita anche di più. Parlami Comò l’ho dedicato alle persone che salgono sul ring, ovvero affrontano un percorso psicoterapeutico e combattono i propri demoni senza esclusione di colpi. Poi c’è un messaggio più profondo che parla alle donne…scopritelo.

In ogni romanzo c’è qualcosa della biografia dell’autore; possono essere vicende oppure luoghi, oggetti, sensazioni. Quanto c’è di autobiografico nel tuo romanzo?

Noi siamo quello che mangiamo ma anche quello che scriviamo. Questo libro parla sicuramente di me attraverso i tre personaggi, soprattutto nell’infanzia di Concetta Molinari ma non posso non ritrovare me stessa anche nelle metafore. Non posso non camminare sotto la pioggia a Roma di notte o non riconoscermi seduta lì a tirare fuori i mostri dagli armadi della psiche. In molti si sono riconosciuti nei personaggi. Se ha una dote questo libro è l’universalità dei sentimenti.

Le protagoniste hanno un rapporto conflittuale sia con gli uomini che con sè stesse, mettendo a nudo una condizione esistenziale di sofferenza e solitudine. Come mai hai deciso di analizzare così a fondo questo particolare aspetto della vita?

Per me l’esperienza è sensibile. Il mio mondo è dominato dalle relazioni e dalla capacità di percepire distintamente le emozioni sulla pelle seppure non evidenti, spesso anche prima degli altri con degli oneri a volte altissimi. Questa peculiarità, unita a una buona dose di rigidità di carattere, mi ha portato a soffrire molto e a trovarmi a contatto con la solitudine, mia grande alleata. Perché non analizzare i meccanismi attraverso la stesura di un testo? Mettersi a nudo nero su bianco. Una bellissima avventura da condividere, un invito a conoscersi meglio.

Nel racconto sono presenti diverse figure maschili, alcune appena evocate, altre tratteggiate, rispetto alle quali emergono le difficoltà nei rapporti interpersonali. In particolare, il personaggio del Dott. Vaproato viene sviscerato in tutti i suoi meccanismi, ciò rivela una profonda conoscenza dei comportamenti maschili. Come hai fatto a renderli in modo così puntuale ?

Una delle costanti della mia vita è stata quella di trovarmi seduta a tavoli in cui ero solo io una donna. Ho osservato gli uomini come Dian Fossey studiava i gorilla in Ruanda! Li amo molto: ecco la verità.

Il romanzo ha una struttura secca, lineare ma con un vocabolario ricercato. Quanto e come hai lavorato sullo stile e sul linguaggio nella costruzione del testo?

Ho scritto perlopiù di notte perché certe cose trovano la luce giusta nel silenzio. Anche l’editing finale ha avuto la stessa sorte. Le parole sono affiorate da quello che è il mio bagaglio linguistico e molti paragrafi sono frutto di ciò che stavo pensando, leggendo o ascoltando in quel periodo. L’esperienza onirica mi ha coadiuvata molto.

Le storie si sono intrecciate in maniera spontanea, senza forzature in un romanzo circolare dove la cifra stilistica è l’ironia. Un flusso di coscienza ordinato, sono pur sempre del segno zodiacale della Vergine!

 Hai dei progetti futuri?

Ho da poco concluso un testo noir che verrà inserito in un’antologia.

Tornerò di nuovo a mettere in ordine le mie carte.

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