Gianni Berengo Gardin: storie di un fotografo

Gianni Berengo Gardin: storie di un fotografo

Mostra-fotografia-2Milano – Palazzo Reale presenta la più grande retrospettiva dedicata al fotogiornalista Gianni Berengo Gardin, dopo il grande successo della mostra alla Casa dei Tre Oci di Venezia.
L’attività di Gianni Berengo Gardin iniziò negli anni cinquanta, ma il suo nome divenne noto nel decennio successivo grazie alla collaborazione con importanti riviste tra cui “Il Mondo” di Mario Pannunzio, “Epoca”, “Domus”, “L’Espresso”, “Le Figaro” e “Time”. I suoi progetti, slegati dalla tempistica che la cronaca impone, sono diventati patrimonio visivo comune.
mostra-fotografiaL’esposizione si compone di oltre 180 immagini divise in nove sezioni. Rispetto a Venezia, il percorso si arricchisce di una sezione dedicata alla Gente di Milano con oltre 40 scatti dii volti, cortili, ambienti e avvenimenti che raccontano la storia della città negli ultimi 50 anni. La mostra è un grande reportage composto dalle “buone” fotografie del maestro tratte dal suo immenso archivio (1.500.000 di immagini): dai ragazzi che giocano a calcio sul molo di Barletta nel 1966 ai lavori di denuncia come Morire di classe del 1969 sulla condizione degli ospedali psichiatrici italiani o La disperata allegria, reportage sui campi Rom in cui Berengo Gardin ha vissuto per poter entrare in contatto con gli zingari e restituire la generosità, la poesia e la musica di questa comunità.
La serie commissionata dal professor Franco Basaglia, che indagava sulla drammatica situazione dei manicomi, in questa occasione si approfondisce con nuove fotografie. Completano il percorso una sala dedicata a Venezia, una sezione che getta sguardi dentro le case e sui baci rubati per strada o in stazione, una che racconta il lavoro, da Parigi a Monfalcone e da Vercelli a Osaka e una sezione intitolata Religiosità o Luzzara, commissionata da Cesare Zavattini. Tutto visto con uno sguardo asciutto e diretto, ma basato sul rispetto, la discrezione, la comprensione e l’amore per l’Umanità e catturato grazie alle lenti delle tante macchine Leica del maestro, molte delle quali esposte in mostra.
Mostra-fotografia-3Considerato da molti il più rappresentativo tra i fotografi italiani, ha sempre lavorato con la pellicola e rigorosamente in bianco e nero. La sua grandezza sta nella capacità di raccontare le storie senza pregiudizi attraverso una narrazione lineare e coerente che permette di rendere leggibile la complessità del mondo. La fotografia, con Gianni Berengo Gardin, da semplice bisogno di documentare, diventa testimonianza e racconto per immagini di come eravamo, della nostra storia e dei nostri ricordi poiché il maestro presenta non solo la vita politica, i cambiamenti sociali e gli eventi che hanno marcato la storia del nostro Paese, ma anche la vita per le strade, la gente e gli abbracci spontanei. E continua a farlo ancora oggi come nel suo lavoro su L’Aquila, prima e dopo la devastazione del terremoto.
“Non ci tengo a passare per un artista. L’impegno del fotografo è sociale e civile.”

Eleonora Franzoni
17 giugno 2013

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