25 Marzo,Dantedì: una parola al giorno per celebrare il Sommo Poeta

25 Marzo,Dantedì: una parola al giorno per celebrare il Sommo Poeta
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Il 25 marzo è il Dantedì, la Giornata Nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita nel 2020 su proposta del Ministro della Cultura, Dario Franceschini. Il 2021 è un anno ancor più importante, perché ricorre il settecentesimo anniversario dalla morte di Dante, Sommo Poeta, e per celebrarne le opere e la composita personalità sono state previste moltissime iniziative sia in Italia che all’estero.

Dunque il 2021 si presenta non solo come l’anno della speranza e della rinascita, ma anche della riaffermazione della nostra identità nazionale.

A Dante l’Accademia della Crusca ha dedicato “La parola fresca di giornata” ovvero ogni giorno per 365 giorni verrà pubblicato un approfondimento su un termine del vocabolario dantesco con brevi note di accompagnamento sullo stile e sul lessico del poeta.

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La parola di Dante fresca di giornata

Il titolo dell’appuntamento con il Sommo Poeta rivela l’importanza del linguaggio dantesco per la cultura e l’eredità italiana.

L’80% delle voci presenti nel nostro vocabolario, infatti, derivano da Dante, compresi i detti, i modi di dire, i latinismi, le voci onomatopeiche ed alcune parole da lui coniate che spesso usiamo senza sapere chi ne sia l’autore.

Trasumanar (Paradiso, I,70).

Trasumanar significar per verba
non si poria; però l’ essemplo basti
a cui esperienza grazia serba

Il primo lemma selezionato dall’Accademia della Crusca proviene dal Paradiso, il regno dei beati, non si tratta di una scelta casuale, ma vuole essere un messaggio benaugurante per tutti noi. Il neologismo dantesco indica infatti un’esperienza che va oltre l’umano, come l’avvicinamento a Dio, ma può essere esteso ad ogni condizione che vada al di là dell’esprimibile, dove le parole non bastano più.

Sul sito web dell’Accademia è possibile trovare le schede di approfondimento di altri vocaboli come color che son sospesi; bella persona; dolenti note; tin tin; mirra; cricchi.

Mirra (Inferno, XXIV, 111), ad esempio, è la parola attenzionata il 6 gennaio, giorno della festa dell’Epifania. Si tratta di una resina dal potere curativo, come si credeva anticamente, ed usata anche nell’imbalsamazione. Dante la nomina una sola volta e la pone tra le sostanze connesse alla mitica Fenice: incenso, amomo, nardo e mirra.

Nella rubrica dell’Accademia non mancano nemmeno i suoni onomatopeici come Cricchi (Inferno, XXXII, 30) forse la più antica voce onomatopeica attestata nell’italiano scritto, con cui Dante rende il rumore dello scricchiolio del ghiaccio che sta per rompersi, riferendosi al Cocito, il fiume ghiacciato infernale, che neppure i monti Tambernicchi e Pietrapana, cadendovi sopra, sarebbero riusciti a scalfire.

La parola di oggi:25 Marzo

La parola di oggi non poteva essere più simbolica e rappresentativa. Si tratta, infatti, della parola cammino, un termine che evoca versi iconici, che tutti conosciamo e che rimandano all’inizio della Commedia, ai primi versi dell’Inferno.

Cammino (Inferno I, 1):

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Il Dantedì si celebra oggi proprio perchè si presume che il viaggio narrato nella Divina Commedia sia iniziato nel giorno 25 marzo 1300. Questa la spiegazione della parola riportata dall’Accademia della Crusca.

Questo sostantivo, che nel primo verso della Commedia figura apocopato in cammin, è molto frequente nel poema e anche nelle altre opere dantesche. Il suo significato varia a seconda del contesto e può essere, di volta in volta, ‘atto del camminare’, ‘viaggio’, ‘strada’, ‘via’, ‘percorso’, ‘procedimento’, ‘comportamento’. Qui, come in altri passi, equivale a ‘corso (della vita)’, la cui metà corrispondeva a trentacinque anni. Siamo all’inizio del viaggio salvifico di Dante, che, secondo l’ipotesi più accreditata, prende l’avvio il 25 marzo del 1300. 

Ogni giorno l’appuntamento con Dante ci ricorda quanto bella e ricca sia la nostra lingua, ci sprona ad essere curiosi e a voler conoscere la nostra storia passata, che solo così potrà diventare eterna.

L’Accademia della Crusca in breve

L’Accademia della Crusca è la più antica accademia linguistica del mondo, fondata a Firenze tra il 1582 e il 1583 per iniziativa di un gruppo di letterati fiorentini tra i quali emerge Leonardo Salviati, ideatore di un programma culturale e di codificazione della lingua.

Dalle riunioni chiamate giocosamente “cruscate” derivò il nome di “Accademia della Crusca”, Salviati stabilì l’uso della simbologia relativa alla farina e attribuì all’Accademia lo scopo di separare il fior di farina (la buona lingua) dalla crusca, secondo il modello di lingua già promulgato dal Bembo e ripreso poi dallo stesso Salviati che prevedeva il primato del volgare fiorentino, modellato sugli autori del Trecento.

L’istituzione adottò una ricca simbologia tutta riferita al grano e al pane; nel 1590 venne scelto come simbolo dell’Accademia il frullone, arnese o macchina che si adoperava per separare la farina dalla crusca. Si decise inoltre che tutti gli oggetti dell’Accademia dovessero avere nomi attinenti al grano, alla crusca e al pane, compresi gli stemmi personali dei membri, pale di legno in cui era dipinta un’immagine simbolica accompagnata dal nome accademico.

In Italia e nel mondo l’Accademia della Crusca è oggi uno dei principali punti di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana. La sua attività si può sintetizzare sommariamente in tre punti:

  • impegno nella diffusione della conoscenza storica della nostra lingua e della coscienza critica della sua evoluzione attuale;
  • sostegno all’ambito scientifico per la formazione di nuovi ricercatori che operino nel campo della linguistica e della filologia italiana;
  • collaborazione con le istituzioni governative italiane ed europee per lo sviluppo del plurilinguismo nel nostro continente, oltre che con le principali istituzioni affini dei Paesi esteri.
Fonte immagine: accademiadellacrusca.it

 

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