Testi Manifesti: quando una frase diventa un manifesto…d’arte

Testi Manifesti: quando una frase diventa un manifesto…d’arte
Fonte: testimanifesti.it

Citazioni musicali, cinematografiche, di attualità e politica o semplici idee del momento: questo è Testi Manifesti, il progetto di Marco Petrucci. Grafico pugliese, classe 1986, approdato a Roma 15 anni fa per studiare e poi rimasto nella capitale. Basta aprire la sua pagina Instagram, Facebook o il sito ufficiale per perdersi in un flusso creativo potentissimo e ricco di spunti di riflessione sulla nostra società. Lo abbiamo intervistato.

Come nasce Testi Manifesti?

Il progetto è nato nel 2013, con il sito e la pagina Facebook, facevo queste cose già da un paio d’anni ma senza “salvarle”. Per me è tutt’ora un hobby che appaga…al contrario magari dei progetti che devo fare per lavoro, il grafico è un lavoro pieno di compromessi.

Le prime volte mi dicevo: “ora prendo delle frasi e ci faccio un manifesto, le impagino e poi le butto perché tanto il mio gusto è passato”. Un giorno un mio collega mi ha proposto di salvarli e da lì ho aperto il sito su Tumblr, come se fosse un archivio per tenerli tutti insieme al posto di eliminarli. Poi non so quale santo mi ha fatto venire in mente il nome Testi Manifesti.

Tra l’altro bellissimo…

Ma probabilmente se non fosse nato il nome non sarebbe nato il progetto, sarebbe solo una cartella sul mio pc piena di roba. Dopo il sito ho aperto la pagina Facebook, almeno mia madre vedeva i nuovi lavori.

E non è stata solo tua madre poi a vederli…

Piano piano no, ho continuato imperterrito a pubblicare le mie cose e a un certo punto è scoppiata la bomba: in tv ho sentito della nave Diciotti e dei migranti bloccati che sono poi stati portati a Roma in una struttura. Qui ad accoglierli c’era un gruppo di neofascisti, ma insieme a loro anche alcune persone della zona, tra cui il mitico signor Ivano che, intervistato da La7, disse «’sti poracci, che oltre a essersi fatti la navigata, la sosta…mo’ se stanno a fa pure dieci ore de pullman, e quando arriveno qua se devono godè pure ‘sta rottura de cojoni dei fascisti». Quando ho sentito questa cosa mi si è accesa una lampadina, come succede sempre quando sento una frase “testomanifestabile”, allora ho fatto il manifesto e l’ho messo online, solo che è esploso e ho guadagnato 7mila followers in due giorni. Poco dopo mi hanno contattato le ragazze di Cheap di Bologna, che sfruttano le pensiline comunali pubblicitarie inutilizzate per metterci manifesti artistici e mi hanno detto “che ne dici se riempiamo Bologna con il tuo manifesto?” la mia risposta è stata “ditemi dove mandare il pdf”. Il mio modo di operare non è cambiato, quando sento una frase da un film o da una canzone, a volte anche per telefono con gli amici, faccio il manifesto e non è importante che tutti lo capiscano, alcuni non hanno neanche senso, è un pacchetto completo: frase e grafica. Poi sta al livello di lettura della persona che guarda interpretarlo secondo la sua libera associazione. Alcuni sono addirittura in dialetto pugliese, per pochissime persone.

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Fonte: testimanifesti.it

Una domanda che potrà sembrarti simile a “viene prima l’uovo o la gallina”: viene prima la grafica o la frase?

Di solito viene prima la frase e subito dopo la grafica, sono legatissime. Io non so cos’hanno alcune frasi ma funzionano per quello a cui mi servono, sono pieno di espressioni che vorrei utilizzare perché mi piacciono ma di cui non ho ancora trovato la grafica.

Ultimamente hai realizzato una serie di manifesti per i 70 anni di Verdone.

È un progetto che ho iniziato nel 2016, li avevo già fatti tutti tranne “Borotalco”, che ho pubblicato oggi, non mi veniva in alcun modo. Ogni film di Verdone racconta una fragilità umana, quindi prima ancora di fare il manifesto del film volevo che questo raccontasse quella debolezza, ad esempio “Un sacco bello” racconta la solitudine, quindi c’è questa città deserta con il sole solitario al centro che è in realtà un pompelmo, citando il film: ci sono una quantità infinita di livelli di lettura.

Una delle tue caratteristiche è quella di essere sempre sul pezzo con ciò che accade quotidianamente. Durante la quarantena e in tutto questo periodo hai creato diversi manifesti sul tema – fra tutti “Questo governo non lavora col favore delle tenebre” – in modo immediato rispetto ai fatti di quei giorni.

Quello l’ho pubblicato mentre il discorso di Conte non era neanche finito, alcuni li chiamo “InstanTestiManifesti”. Alla fine, diciamocelo seriamente, Testi Manifesti è una pagina di meme belli…soprattutto per questo immediati.

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Fonte: testimanifesti.it

È capitato che ci fosse un tema del momento sul quale non venisse il tuo manifesto?

Sì, è successo due volte, una delle due mi ha fatto rosicare e per l’altra sono stato molto male: l’anniversario della morte di Carlo Giuliani. Faccio parte della generazione di quelli che ci sono passati, ricordo che ero in campeggio ma non ero al mare, guardavo la tv e seguivo quello che succedeva, se avessi avuto qualche anno di più probabilmente sarei stato tra di loro, mi riconoscevo in quelle persone. È il mio 11 settembre. Ogni anno, quando si avvicinava l’anniversario della morte di Giuliani provavo a scrivere qualcosa, ma avevo solo il foglio bianco davanti. Alla fine, un paio di anni fa ci sono riuscito e ho fatto un manifesto con scritto “Questo è il giorno in cui cerco di fare un manifesto su Carlo Giuliani. E niente”. Ho capito che il fatto che non mi venisse era il punto centrale, non c’era nient’altro da aggiungere.

Il tuo ultimo progetto è un calendario 2021 che raccoglie 12 dei tuoi manifesti, ce ne parli?

Era da tempo che avevo delle richieste per uno shop – che sicuramente aprirò fatto per bene – ma è una cosa complessa. Ho trovato un accordo con SkillPress, una tipografia che lavora con ordini online, che gestisce il calendario. Scegliere i 12 manifesti non è stato facile, ho cominciato da quelli semplici tipo uno di Natale a dicembre, uno di Ferragosto ad agosto, uno per il mese di maggio contro l’omotransfobia e il mio preferito a marzo che è il mio compleanno, ovvero “Americani di Bari”, un manifesto senza senso. È una frase di un video di YouTube che si chiama “Pingu sottotitolato”, dove un tizio ha inserito le parole che gli sembrava Pingu dicesse tra cui “Americani di Bari”. C’è anche qui una doppia lettura perché come grafica di sfondo si vede una mappa della Florida che, se ci pensi, è la Puglia dell’America. A gennaio invece ho inserito un manifesto molto vecchio ispirato a una frase di Aldo, Giovanni e Giacomo, della telefonata dove Aldo manda a fanculo il suocero, come saluto al 2020.

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Fonte: testimanifesti.it

Il mio preferito è il manifesto che hai fatto durante la quarantena, con lo sfondo dell’autocertificazione e la citazione di Mattarella: “Eh Giovanni non vado dal barbiere neanche io. Quindi…”

Quello è stato un bell’incrocio perché volevo fare un manifesto con quella frase ma non mi veniva la grafica, poi ho visto il progetto di alcuni ragazzi che hanno aperto una pagina Instagram, “Autocertificazioni illustrate”, dove invitavano gli illustratori a fare un disegno sull’autocertificazione e a mandarlo. Da lì è venuto il manifesto su Mattarella. Secondo me è una frase che fa molto ridere, ma ha avuto più valore quella che tutto il discorso, è fortissima e ha lo stesso potere di Pertini che si commuove davanti alla strage di Bologna.

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Fonte: testimanifesti.it

Ci puoi spoilerare qualcosa sui progetti artistici futuri? Perché scusa, ma per me questi non sono meme ma si chiamano arte…

Va bene, puoi dirlo ma sono libero di non darti ragione. Comunque, vorrei realizzare due progetti che sono slittati causa Covid: in primavera uscirò con un libro fatto in featuring con mia mamma e poi ho un progetto per Natale prossimo, non scendo nei particolari, dico solo che è un mazzo di carte. Per i 10 anni di Testi Manifesti, nel 2023, farò sicuramente poi un libro con la raccolta di tutti i miei manifesti negli anni, più di 350!

 

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