La città dei vivi di Nicola Lagioia

La città dei vivi di Nicola Lagioia
La città dei vivi di Nicola Lagioia

Provare a raccontare la ferocia di un omicidio incomprensibile. Questo e molto altro è ciò che riesce a fare egregiamente Nicola Lagioia, nel suo ultimo romanzo “La città dei vivi” edito da Einaudi, in cui racconta e prova a spiegare il caso Varani, risalente al 2016.

La città dei vivi

Roma, la capitale italiana. La culla della cultura, della nostra storia, delle nostre fondamenta: quella “città eterna”, che ovunque ti giri vedi e calpesti un pezzo di antichità e spesso non te ne rendi nemmeno conto. I turisti la prendono d’assalto durante l’anno nei periodi più disparati e gli abitanti la amano e la detestano allo stesso tempo.

Perché Roma è vita, continua e pulsante: questo vuol dire allo stesso tempo dinamismo, ma anche confusione, scarsa attenzione verso il singolo soggetto o il singolo particolare perché la città è mossa da quel tipo di vita che scorre veloce e che non ha davvero il tempo per curarsi dei rifiuti per strada, dei quartieri più degradati e delle persone che ci vivono.

Un mix di ambienti dove si possono incontrare le persone più diverse, che però per qualche caso fortuito si ritrovano nella stessa piazza, nella stessa festa, nello stesso ristorante: questo è quello che è successo nel 2016 nel caso Varani.

L’omicidio di Luca Varani impernia le pagine del romanzo di Nicola Lagioia, romano trapiantato a Torino e ad oggi autore e direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino.

Il fatto

Nella notte tra il 4 e il 5 marzo del 2016 Luca Varani, giovane 23enne della periferia nord di Roma, viene torturato e ucciso con più di cento martellate e coltellate in un appartamento di via Igino Giordani, in zona Collatina (Roma Sud est), nel corso di un festino a base di sesso, alcol e droga.

A compiere un atto così violento il proprietario di casa, Manuel Foffo, il quale racconterà tutto al padre che chiama il 112. In quell’abitazione i carabinieri troveranno il corpo senza vita di Varani e riusciranno a rintracciare anche Marco Prato, accusato insieme a Foffo del delitto, che intanto si era rifugiato in un hotel tentando il suicidio.

La violenza fine a sé stessa

Marco Prato è un uomo di 30 anni: viene da un’ambiente benestante, ha studiato, lavora come organizzatore di eventi della movida LGBTQ+ capitolina tra serate il venerdì e aperitivi la domenica.

Manuel Foffo e un ragazzo di 28 anni, studente di giurisprudenza, con una forte dipendenza da alcool e cocaina. Quest’ultima probabilmente il nesso, il legame, il ponte che collega i tre personaggi di questo incubo,

Durante il racconto di questo fatto così nero, all’interno del romanzo di Nicola Lagioia si ha la costante sensazione di essere quasi al punto di non ritorno: vengono narrati dei fatti antecedenti, viene illustrato come lo stesso autore si sia imbattuto in questa storia (all’epoca dei fatti, ancora residente a Roma) e di come si sia sentito immediatamente coinvolto in una vicenda che aveva solo dell’inspiegabile.

La sensazione che però colpisce ancora di più il lettore è che questa storia rimanga addosso, appiccicosa, vischiosa, un po’ come quando ci si sporca le dita con il grasso della catena della bicicletta: ci vanno numerosi lavaggi di mani prima che quella sensazione e quell’odore vadano via.

Quello che arriva al lettore è proprio un senso di appartenenza e di collosità con questa storia, proprio per la sua inspiegabile casualità: Luca Varani è stato scelto a caso da Manuel e Marco, perché da quell’appartamento sono passati altri soggetti e per pura fortuna si sono salvati.

Il delirio innescato dall’abuso di cocaina continuativo per più giorni, ha portato Manuel e Marco a tirare fuori una ferocia, una violenza e allo stesso tempo una lucidità che li ha travolti nel momento in cui hanno compiuto l’omicidio stesso, che non hanno eguali.

Luca aveva una fidanzata, Maria, con cui stava da quando era un ragazzino: intervistata dai giornalisti, lei per prima ha risposto che tutto quello che poteva venir detto o affermato su Luca era falso, che avrebbe distrutto la memoria di una persona che indubbiamente aveva i suoi difetti, ma che era fondamentalmente un buono.

La tenerezza del rapporto tra Luca e Maria trasuda dalle pagine del romanzo stesso ed è anche questo sentimento che pugnala ii cuore del lettore che spesso è tentato di chiudere il libro e lasciarlo da parte per un po’.

Allo stesso tempo non riesce a farlo non solo per la straordinaria e limpida dote narrativa dell’autore, ma anche perché questo caso riguarda tutti noi ed è per questo che nessuno riuscirà mai a scollarselo completamente di dosso.

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